lunedì 10 maggio 2010

Il commento


Penultimo turno in serie A, con qualche verdetto nuovo ed altri che ancora si fanno attendere. Come al solito, analizziamo le varie fasce del campionato, cominciando dalla lotta per lo scudetto.

La festa è rinviata, e questo a San Siro non è piaciuto. L'Inter soffre solo 10 secondi contro il Chievo, salvo ribaltare poi la situazione e regalare perle di rara bellezza ai suoi tifosi, che ben avrebbe fatto da contorno alla festa scudetto. Maicon si traveste da assist-man e manda in porta Cambiasso per il 2-1, mentre Milito disegna l'ennesima opera d'arte con un tocco sotto a scavalcare Sorrentino per il 3-1. Quarto goal firmato Balotelli, con un morbido pallonetto su lancio dell'ispiratissimo Maicon. Poi si registra il ritorno del Chievo con Granoche e Pellissier, ma il risultato non è mai stato in discussione. L'Inter credeva di chiuderla già ieri, vista la fatica immensa della Roma contro il rinunciatario Cagliari visto ieri all'Olimpico. I giallorossi già nel primo tempo approfittano della mancanza di motivazione dei sardi, e colpiscono un paio di pali, facendo però vedere qualche importante segnale di stanchezza. Nella ripresa succede di tutto: Cagliari in vantaggio per sbaglio con una punizione di Lazzari, dopo che Jeda aveva appoggiato la palla fuori da solo contro Julio Sergio; Matri sbaglia il facile raddoppio che avrebbe chiuso tutto; Totti approfitta delle marcature larghe dei difensori cagliaritani e segna il pari, raddoppiando poi su rigore giusto. La doppietta di Totti non lo riabilita rispetto ai fattacci di mercoledì sera ma contribuisce a tenere ancora aperto il campionato. Tatticamente la gara dell'Olimpico ci ha datto l'ultima conferma del fatto che la Roma non può schierare Toni e Totti insieme, dato che si pestano terribilmente i piedi e si annullano a vicenda. Fisicamente la Roma dimostra ancora di essere stanca, dato che ci sono voluti tanti minuti per segnare ad un Cagliari in gita turistica. Normale partita di fine stagione insomma, proprio come Lazio - Inter, che, però, chissà perchè, ha destato tanto scandalo. Vorremmo non tornare più sull'argomento, ma vi lasciamo con un interrogativo: ieri il Cagliari nell'intervallo ha tolto Marchetti per mettere Lupatelli (campione d'Italia con la Roma nel 2001); se la Lazio contro l'Inter avesse tolto Muslera per Berni alla fine del primo tempo, cosa sarebbe potuto succedere? La risposta è semplice.

Il Milan perde a Genova in una squallida partita a porte chiuse, ma conquista matematicamente il terzo posto. Ora si può pensare al futuro, con Leonardo che annuncerà già questa settimana, forse, il suo addio. La dirigenza sembra aver scelto Van Basten, mentre lo spogliatoio spingerebbe per la soluzione Galli-Tassotti. Ad ogni modo, il cambio ci sarà sicuramente. E domenica si gioca un Milan-Juve completamente inutile, chi l'avrebbe mai detto?
E' il quarto posto a scottare, con la Samp che strappa il pari a Palermo e sembra avere in mano mezzo biglietto per i preliminari di Champions. Servono due rigori per decidere il risultato al Barbera, con goal di Pazzini e Miccoli (forse brutto infortunio per il secondo). La partita è godibile, tesa ma bella, vista la posta in palio. Va detto che Hernandez ha avuto l'opportunità di segnare il goal della vittoria per i padroni di casa, ma una sbandierata sbagliata da parte del guardalinee glielo ha impedito. Ora sarà l'ultimo turno a decidere: la Samp ospiterà il Napoli, ed avrà l'aiuto del suo pubblico; il Palermo farà visita ad un'Atalanta ferita. Due impegni che non dovrebbero presentare difficoltà estreme.

Capitolo Europa League. Il Napoli batte l'Atalanta e vola al quarto preliminare, che si giocherà ad Agosto. La Juve perde malamente in casa con il Parma e si arrende ai preliminari di Luglio, uno spettro che era da evitare, visti anche i Mondiali che incombono. A Torino, l'abbiamo già scritto, si aspettano un giusto rinnovamento. Inoltre la tifoseria ha raggiunto un brutto livello di esasperazione, e l'ha dimostrato con gli incidenti di ieri pomeriggio. Stagione da impacchettare, nemmeno con garbo, e scaricare nel water.

Si definisce la zona retrocessione. L'Atalanta perde a Napoli e conferma le impressioni date dopo l'autogoal di Peluso di domenica scorsa, andando a fare compagnia a Livorno e Siena. Il Bologna si salva pareggiando con il Catania in casa e la Lazio va a vincere a Livorno, nel derby delle tifoserie, dimostrando di aver costruito la salvezza lontano dall'Olimpico. Ci ripromettiamo di affrontare nei prossimi giorni il discorso Lazio in maniera approfondita con un focus sulle prospettive biancocelesti. L'Atalanta cade meravigliando un pò tutti, dato che non era una concorrente accreditata alla retrocessione. Troppi gli errori commessi e le varie incertezze dimostrate: squadra prima affidata a Gregucci, poi a Conte ed infine a Mutti che, con tutto il rispetto, non è un allenatore proprio di grido. E poi si è deciso di puntare ancora su Doni, che non ha molte risorse nelle gambe. Non fosse per Tiribocchi, forse, l'Atalanta non avrebbe dovuto aspettare fino a questo momento per la retrocessione.

sabato 8 maggio 2010

Le omissioni di Totti


La notte, si sa, porta consiglio. Ed è servita una notte intera per ponderare e pesare nel modo giusto le parole di Francesco Totti comparse su ben due pagine dell'edizione del venerdì del Corriere dello Sport. Ripercorriamo insieme i passaggi più significativi, provando a dimostrare che il calciatore della Roma, nel suo sfogo, non ha detto tutto, ma ha anzi lasciato aperti diversi quesiti. Si comincia allora.

"Durante la gara 'lui' ha avuto nei riguardi dei miei compagni un atteggiamento provocatorio e questo è avvenuto anche in passato contro di noi. Ricordate la linguaccia a Panucci, o quello che è successo con Mexes, o la sua esultanza sotto la nostra curva? Tutto questo, sempre dallo stesso calciatore, è stato fatto in quasi tutti gli stadi italiani e anche in Europa ed è probabilmente questo uno dei motivi per i quali nel proprio gruppo non è mai stato ben accetto ed è sempre visto da altri club o dalla Nazionale stessa come un elemento di disturbo. Certo, ho sbagliato nel commettere quel fallo, ma io sono sempre stato il primo a riconoscere i miei errori e a giustificare chi contro di me ha compiuto falli di gioco che mi hanno procurato anche infortuni gravi, ma privi di malafede, vedi Vanigli, che ho subito scagionato".

Questo primo inciso è al limite del comico. Vediamo perchè. Totti fa riferimento a quanto accaduto nella partita dello scorso anno giocatasi a Milano e finita 3-3, con un Balotelli (che Totti si guarda bene dal nominare) in grande spolvero. Mario segnò un rigore e fece la linguaccia ai tifosi che lo avevano fino a quel momento ricoperto di insulti perchè scuro di pelle. Ebbene, Balotelli non può esultare sotto la curva dei tifosi della Roma? Ricordiamo allo smemorato Pupone che quando toccò a lui segnare sotto la Nord durante un derby non ci pensò due volte a mostrare la famosa maglietta del "vi ho purgato ancora". E allora, dov'è lo scandalo? Per tutto questo Balotelli merita una punizione esemplare? Comico pure il resto: anche gente come lui e Cassano sono presi di mira da tutti gli stadi dove mettono piede, semplicemente perchè giocatori temuti dalle tifoserie per le loro capacità. Oddio, per Totti era così qualche tempo fa, visto che ormai non fa più molta paura. E questo sarebbe un altro motivo per calciare Mario? Francesco Totti ha vendicato i tifosi di tutta Europa che odiano Balotelli? Sembra tutto un pò esagerato. Inoltre meravigliosa contraddizione è quella sull'ecumenico perdono che lui avrebbe impartito ai giocatori, come Vanigli, che lo hanno maltrattato con pesanti falli DI GIOCO! Esatto, Francesco caro, quelli sono falli di gioco, il tuo è un pestaggio avulso dal gioco. O no? Ma andiamo avanti, il meglio deve ancora arrivare.

"Chi mi conosce sa perfettamente che una mia reazione viene sempre generata da una provocazione. Sentire che un calciatore alle prime armi, ma con grandi doti, offenda ripetutamente i miei tifosi, la mia città, il mio senso di appartenenza a Roma, oltre a me personalmente, dicendomi che sono finito, è insopportabile. Non vuole essere una giustificazione, ma è semplicemente la verità di quello che è accaduto. Non si può tollerare che 'lui' abbia sempre la possibilità di provocare tutti, compresi i suoi tifosi e quelli avversari e che nessuno prenda in considerazione preventivamente i suoi atteggiamenti. Come ripeto ho sbagliato, sarò sanzionato, ma ho avuto una strana sensazione. Al momento della mia espulsione non c'è stato nessun mio avversario che abbia preso le difese...di 'lui. Questo qualcosa mi fa pensare".

Un capolavoro. Chiunque abbia scritto queste righe a Totti merita un pubblico riconoscimento. Chi lo conosce? Chiedete a Poulsen, Galante, Colonnese, tanto per fare degli esempi. Stando alla sua ricostruzione, Francesco Totti si è vestito da cavaliere della città eterna e l'ha difesa contro l'invasore barbaro. Grazie, per carità, ma non ce n'era bisogno. Chi scrive è romano, e non si sente offeso affatto da Balotelli, anzi. Inoltre bisogna anche sottolineare l'aspetto più importante di tutti. Mondiali 2006, la Finale. Zidane viene provocato da Materazzi e lo colpisce con una testata. La stampa, il giorno dopo, crocifigge giustamente Zidane. Finale di Coppa Italia, maggio 2010. Totti stende Balotelli con un calcio dopo essere stato provocato. La stampa gli offre due pagine per il suo personale delirio di onnipotenza. D'altronde, Balotelli ormai dovrà scendere in campo con un bavaglio, perchè bisognerà prendere preventivamente in considerazione i suoi atteggiamenti! L'uso della parola "preventivamente" è inquietante: Totti sarebbe sceso in campo con l'intenzione di dare una lezione a quel giocatore? Vorremmo una risposta in tal senso. Da ultimo il doppio capolavoro: una dicitura super sgrammaticata solo per non nominare il suo avversario (ricorda tanto il Veltroni perdente della campagna elettorale del 2008, il riferimento non è casuale e tra poco capirete perchè) e la bugia più grande. Non è vero che i giocatori dell'Inter non hanno difeso Balotelli. Guardate le riprese: appena Totti lo stende, Milito si gira verso l'arbitro per richiamare l'attenzione; mentre Totti esce dal campo arriva Maicon che si fa di corsa tutto il campo per sincerarsi della salute del compagno. Non l'hanno difeso, caro Pupone, perchè l'arbitro aveva fatto il suo dovere espellendoti, e ai veri campioni va bene così. Ma il discorso su Balo deve esaurirsi con una domanda che non troverà mai risposta: se il colpevole da castigare era solo il numero 45, perchè Totti ha prima calciato Milito e poi Thiago Motta? Loro nemmeno c'erano l'anno scorso quando Mario fece la linguaccia! Mistero della fede.

"Vorrei precisare anche altre cose. L'argomento politici e vip. Tanti si sono scatenati in commenti e giudizi pesanti. Questi personaggi sono quelli che dal calcio traggono solo vantaggi e visibilità (...). Ma non ho mai visto nessuno di loro chiedere un autografo o una maglia ad un delinquente. Da alcuni di loro, in questo caso - e non è la prima volta - come tale sono stato trattato".

Buongiorno Francesco, benvenuto sulla Terra, anzi, in Italia. Totti, dopo giorni di assurde interpellanze parlamentari su Lazio-Inter, si sveglia e si accorge che i politici cercano solo applausi, vantaggi e visibilità. Povero ingenuo pupetto. Eppure lui è stato il primo a vendersi ai politici, con il suo messaggio per Rutelli, o l'amicizia con Veltroni (citato prima non a caso, sembra avergli insegnato il mestiere), o la recente foto scattata a Trigoria con la Polverini. Sono i politici che hanno contribuito a creare il personaggio - Totti. Sono i vip come Costanzo che gli hanno permesso di apparire in televisione e di pubblicare i libri delle barzellette. Sono tutti loro che lo hanno fatto diventare ambasciatore dell'Unicef. Già. L'Unicef, che si occupa di bambini...Francesco, dato che ricopri questo ruolo, pensa al male che hai fatto a tutti i bambini che mercoledì sera ti hanno guardato e si sono sentiti traditi da te, oppure hanno avuto voglia di emularti. Un ambasciatore Unicef regala sogni, non calci. Che vergogna.

"Alla finale di Coppa Italia si è arrivati dopo quindici giorni di polemiche. A cominciare dal derby, dove tutto è stato strumentalizzato per la mia esultanza, di cui mi sono subito scusato. La vittoria a Parma, con la speranza che si era riaccesa e il giorno successivo con Lazio - Inter. Su quella partita noi romani e romanisti ci siamo già espressi. Infine si è arrivati alla partita con l'Inter, che tutti aspettavano e che tutti - sottolineo tutti - ci hanno chiesto di giocare con temperamento e aggressività agonistica".

Ma che stupidi, ancora perdiamo tempo a parlarne! La soluzione del caso è semplice, la colpa è di Lazio - Inter! D'altronde, anche la crisi economica potrebbe essersi verificata per Lazio - Inter, che fra l'altro ha causato anche la catastrofe della macchia di petrolio sulle coste dell'America. Già, Totti riesce a dare la colpa alle polemiche, dimostrando di non avere pudore. La sua esultanza post derby, quindi, è stata strumentalizzata. Ok. Però è poi lui il primo a strumentalizzare la partita fra Lazio ed Inter per pararsi il deretano, senza peraltro riuscirci. Da questo passaggio poi prova ad esprimere un concetto di simbiosi fra "romani" e "romanisti". No Francesco, romani sono tutti gli abitanti di Roma, i romanisti sono i tifosi della Roma. E' diverso, perchè la città non la pensa tutta come te. Roma non è di Francesco Totti, questo deve essere chiaro. Ultima cosa: temperamento ed aggressività non vogliono dire rincorrere gli avversari che sono più forti di te per riempirli di calci. Hai 34 anni, tante stagioni alle spalle, ed ancora non l'hai imparato? Peggio per te, noi queste cose le sappiamo. Ed è inutile che i tuoi giornali di fiducia ti facciano scrivere fiumi di parole inutili. Tanto, alla fine della fiera, la tua figuraccia l'hai fatta e, come vedi, continui a farla.

giovedì 6 maggio 2010

L'Inter conquista il primo "titulo"



La Finale di Coppa Italia è stata dura, spigolosa, ruvida, ma alla fine ha visto trionfare la squadra che è oggettivamente più forte. Prima di lasciarci andare ad un commento stigmatizzante dei fattacci di ieri sera, analizziamo il match da un punto di vista tattico. Pronti, via e subito Burdisso atterra Sneijder, che dovrà chiedere immediatamente il cambio. Niente paura però: entra infatti Mario Balotelli, pronto a giocare una delle sue migliori partite stagionali. La tensione in campo c'è, si vede e si sente. Viene annullato un goal a Milito per un fuorigioco che se c'è è questione di centimetri. In quel momento Mou si avvicina ad un funzionario di campo per sbirciare il replay nel monitor, dando vita ad una scena divertente. Si prosegue sui binari della tensione, con Julio Cesar che salva capra e cavoli su un cross pericoloso di Taddei e Perrotta che di testa manda a lato di poco. Dall'altra parte Milito e Thiago Motta si scambiano il pallone nello stretto, solo che quest'ultimo avrebbe tre compagni da servire ma crossa malissimo. Al quarantesimo minuto l'Inter va in vantaggio con un goal favoloso di Milito che prende palle, si libera dei marcatori ed esplode la botta. E' davvero il suo anno: l'argentino è senza dubbio fra i cinque attaccanti più forti del Mondo, ed ha ancora tre partite per scalare questa classifica. Si va al riposo sulla scia delle scaramucce fra Mexes e Materazzi: il difensore dell'Inter parla di "due cazzotti", noi invece alla tv ne vediamo sicuramente uno, che però viene sanzionato solo con giallo.
Il secondo tempo vede Ranieri sostituire Pizarro e Burdisso con Totti e Motta, salvo poi far entrare Menez per Toni. La Roma a questo punto si getta in avanti e crea solo due occasioni: incredibile il tap-in mancato di Juan, più difficile il diagonali di Vucinic. Da lì in poi sarà solo Inter, con Balotelli in grado di prendere palla sul lato sinistro dell'attacco e saltare quanti giocatori vuole senza il minimo sofrzo. Ma eccoci al finale turbolento. Comincia Taddei, che per ben due volte entra in maniera molto scomposta su Thiago Motta, e ne esce fuori solo un giallo. Conclude Totti, che all'ennesima serpentina di Balotelli, lo rincorre per 20 metri e gli assesta un calcione alla gamba destra, rischiando di infortunare seriamente l'avversario. Arriva il rosso diretto, e ci mancherebbe altro. Si spera in sanzioni pesanti, ma ne parleremo a breve. Ad ogni modo a questo punto la partita è ormai già storia, non servono a nulla i tre minuti di recupero, ed al fischio finale un invasore di campo solitario va a puntare Cambiasso, senza per fortuna raggiungerlo. La cronaca si ferma qui, i commenti da fare sono tanti.

Partiamo dal punto di vista tattico. Mourinho con lode, Ranieri insufficiente. L'Inter è scesa in campo praticamente senza Sneijder e senza Pandev, ma è riuscita comunque a disegnare un bel gioco fluido, soprattutto sulla fascia destra, dove l'asse Zanetti - Maicon fa davvero paura. Da quella parte Riise ha sofferto davvero tanto, ed infatti i pericoli maggiori sono arrivati dalla sua parte, dove Milito ha affondato per il goal. Poi per carità si aggiunga anche che la difesa era rattoppata come non mai (Materazzi e Cordoba titolari) ma ha retto ad un urto, per la verità, molto sterile.
La Roma è scesa in campo male, malissimo, per colpa di alcune scelte quanto meno opinabili di Ranieri. Perchè Toni dall'inizio? Siamo convinti che il mister giallorosso se lo stia ancora chiedendo. Luca Toni è un ripudiato da una squadra che si trova in Finale di Champions League, ha praticamente vinto la Bundes e si sta prendendo la Coppa Nazionale. E' un giocatore in difficoltà, il suo fisico non regge come ai bei tempi, somiglia ad un caterpillar fermo piantato sulle motrici. Anche Totti è in fase nettamente calante, non c'è dubbio, ma oggi è un pochino più in forma, a Parma aveva fatto bene, e quindi ci si aspettava la sua presenza dal primo minuto. Poi togliere Pizarro all'inizio del secondo tempo, in una partita in cui già il gioco latitava di suo è un suicidio, è un consegnarsi agli avversari tipo vittima sacrificale in un rito di vestali. Sono due le sconfitte recenti della Roma, e su tutt'e due c'è l'ombra delle scelte sbagliate da Ranieri. Sarà un caso? E perchè mister Claudio non ha strigliato i suoi che, mettendola sul fisico, non hanno fatto altro che favorire l'Inter? La verità è che ieri sera si è vista la Roma dello scorso anno, quella che finiva praticamente tutte le partite in dieci grazie al nervosismo esagerato di gente come Mexes, Totti e De Rossi.

E' finalmente giunto il momento dell'analisi ambientale. L'abbiamo detto in cronaca, si è partiti subito con la violenza gratuita e così si è continuato. Però permetteteci di stigmatizzare la non professionalità di colui il quale, chiunque sia, ha fatto partire l'inno della Roma all'ingresso delle squadre in campo. Signori, l'Olimpico ieri sera era sede della Finale come campo neutro. Un pò di serietà, e che diamine! Ma ovviamente tutto questo sarà dovuto agli strascichi di Lazio-Inter, come sottolineano ad ogni collegamento i giornalisti Rai, ieri sera davvero indegni ed offensivi nei confronti della loro professione. E poi c'è il gesto di Totti, un intervento di una violenza inaudita e totalmente gratuito. Lo stesso Francesco Totti che in tv appare come l'ottimo padre di famiglia che fa la collezione di cellulari. Lo stesso Francesco Totti che è ambasciatore dell'Unicef, non ce lo scordiamo. Lo stesso Francesco Totti che ci è stato imposto dai media come esempio per i giovani calciatori, per i padri, per i figli, per i nonni, per gli zii, per tutti. Come la carta stampata italiana ha rovesciato litri di inchiostro offensivo su Zidane dopo la capocciata a Materazzi (giustamente), lo stesso si dovrebbe fare con Totti, ma questo non accadrà, perchè lui è "Il Capitano", e poverino, era frustrato perchè non giocava dall'inizio, ed un gesto di nervosismo in una partita del genere ci può stare (così De Rossi a precisa domanda), e quindi non prendiamocela con lui. Beh certo, prendiamocela con Lazio - Inter, che è la madre di tutti i mali che si sono succeduti a cascata. Complimenti, davvero, a tutti i moralisti di questi giorni. Speriamo che quanto accaduto ieri vi possa tappare la bocca, se non per sempre, almeno per qualche giorno.

mercoledì 5 maggio 2010

La Juve porta un anno di ritardo


Analizziamo oggi il passato recente ed il futuro prossimo della grande delusione di quest'anno, la Juventus. Stagione a dir poco travagliata quella dei bianconeri, che in Estate si apprestavano a consegnare le chiavi del progetto tecnico a Ciro Ferrare ed andavano pesantemente sul mercato investendo 50 milioni di euro per acquistare Felipe Melo e, soprattutto, Diego. Non si può negare che le prime uscite sembravano aver dato ragione alle decisioni prese dalla società bianconera: è ancora negli occhi di tutti quel roboante 3-1 inflitto alla Roma all'Olimpico, nell'ultima apparizione spallettiana. Quella sera i commenti erano unanimi, anche giustamente: la Juve era diventata ufficialmente l'anti-Inter e Diego si consacrava come stella assoluta del nostro calcio, anzi come l'uomo che avrebbe potuto dare maggiori attenzioni ad un campionato italiano colpevole, secondo la stampa straniera, di essere diventato un cimitero di elefanti. Gli juventini camminavamo ad un metro da terra, le speranze erano tante. Poi, in poco, pochissimo tempo, iniziavano ad avvertirsi i segnali del crollo. La Juventus arrancava, nonostante le cinquine rifilate ad Atalanta e Sampdoria, e molti giocatori deludevano. Su tutti, Fabio Cannavaro e Fabio Grosso, entrambi di ritorno in Italia dopo esperienze all'estero, facevano crescere seri dubbi sulla loro utilità, anche in chiave Sudafrica 2010. Si arriva però a dicembre ed alla partita, sentitissima, contro l'Inter. E' l'ultima botta d'orgoglio della Juve, che batte la corazzata di Mourinho con il risultato di 2-1. Il secondo goal, quello di Marchisio, è forse la cosa più bella di quest'anno, l'unico ricordo che rimarrà nelle menti dei depressi tifosi juventini.

L'inizio della fine coincide con la sconfitta contro il Catania, in casa, nell'ultima giornata del 2009. Arriverà anche l'eliminazione, umiliante, dalla Champions per mano di un Bayern che è poi sì arrivato in Finale, ma che in quel periodo non brillava certo come adesso. Quella sera la Juventus cadde con un sonoro 4-1 a Torino. Infine l'eliminazione dalla Coppa Italia via Inter, le dimissioni di Ferrara, l'arrivo di Zaccheroni ed anche la perdita del treno Champions, nonchè l'eliminazione dall'Europa League patita a vantaggio del Fulham. Proviamo a capire insieme il perchè di tutto questo.

La Juventus ha dimostrato in questi anni di ritorno in serie A di non aver mai avuto le idee chiare sul progetto tecnico. La squadra ormai è piena zeppa di veterani, e le forze fresche faticano terribilmente a sbocciare. Una difesa che schiera Zebina, Grosso, Cannavero, Legrottaglie, Grygera ed il solo Chiellini come giocatore di livello, non può dare certezze. Buffon è un grandissimo portiere e quando è stato in campo l'ha dimostrato, ma appunto gli infortuni l'anno frenato anche quest'anno. A centrocampo, poi, si sono verificati i due flop mostruosi: Felipe Melo è l'antitesi totale del giocatore visto a Firenze, dato che non mette più nemmeno la grinta nei contrasti e sbaglia tutto ciò che si può sbagliare (cederlo potrebbe essere un'idea); per Diego il discorso è diverso e lo affrontiamo più dettagliatamnte. Innanzitutto, al brasiliano ancora non è stato trovata una posizione in campo: a parere di chi scrive, questo giocatore agirebbe bene da seconda punta, o da trequartista, ma ha bisogno di attaccanti mobili accanto a sè, tant'è che con Iaquinta sembra essersi trovato bene, ma con Amauri e Trezeguet no. Molto pericoloso è il dualismo con Del Piero. Ma ad ogni modo il problema va risolto, perchè un altro anno di Diego così così non è tollerabile, per ciò che questo giocatore è costato e per le aspettative che genera. Insomma, la domanda è: si deve cedere Diego? Si potrebber rispondere così: solo per un giocatore top class, tipo Ribery. Altrimenti si tiene e ci si lavora, con un tecnico che possibilmente possa apprezzare le sue qualità.

Già, perchè l'anno prossimo comincerà il nuovo ciclo Juve, che doveva cominciare già da questa stagione, ed ecco spiegato il titolo, che parla di "un anno di ritardo". Quest'estate succederà quello che sarebbe dovuto succedere 365 giorni prima. Andranno via i senatori, con Buffon che sembra già su un aereo direzione Mancherster (più City che United) e Camnoranesi che prenota un posto a Marsiglia. Anche Sissoko potrebbe andare in Francia (Bordeaux), mentre bisognerà decidere il destino di Cannavaro.
La guida tecnica verrà affidata ad un allenatore degno di questo nome, non importa se Benitez o Mancini, mentre la società ha già avuto il cambio di presidente, accogliendo a braccia aperte il ritorno di un Agnelli alla carica di presidente. Inoltre, ed è questa forse la cosa più importante, arriverà Marotta ad occuparsi del mercato, dopo essersi distinto per il lavoro svolto alla Samp, al posto di un Alessio Secco che ha deluso oltre il lecito.
Queste mosse, nonostante il colpevole ritardo, daranno alla Juve la possibilità di tornare in alto e, forse, ricuciranno lo strappo che è divenuto imbarazzante con i tifosi. L'estate ci consegnerà di nuovo una Juve come anti-Inter?

martedì 4 maggio 2010

Colazione Romana


Roma, 4 maggio 2010. Sono passate più di 24 ore dalla partita che, a detta dei principali organi di informazione, ha fomentato l'odio nella Capitale ed è stata la "vergogna del calcio italiano". Sono le 8.30 del mattino, in un bar nel centro di Roma un cliente abituale (il sottoscritto, nda) entra per fare colazione.
Andrea:"Ciao Dani, buongiorno".
Daniele:"Oh lazialò, buongiorno a te".
A:"Come va? Hai smaltito la delusione?".
D:"Ma che delusione, e chi se lo aspettava un regalo da voi, anzi chi lo voleva!".
A:"Dai che un pò c'hai creduto".
D:"No no, io nemmeno l'ho vista la partita domenica sera".
A:"Hai fatto bene, tanto alla fine si sapeva, con il pareggio dell'Atalanta non ci sarebbe stato neanche un motivo per battere l'Inter".
D:"C'hai ragione, è normale, ci sta, e poi se perderemo lo scudetto sarà solo per colpa della sconfitta con la Samp".
A quel punto, un altro barista si gira verso di me e mi dice:
"Però mi devi spiegare come si fa a tifare contro la propria squadra".
A:"Ma guarda che non è un tifo contro la propria squadra, è un tifo contro i rivali, e se per tifare contro devi sopportare una sconfitta, peraltro abbastanza ininfluente, il sacrificio non è poi immenso".
Allora il barista:"Sì ma quei fischi a Muslera...".
A:"Ma non erano fischi, era un'esortazione, del tipo 'Nando, che ti impegni a fare, lascia perde'!".
A quel punto ci mettiamo tutti a ridere, consci del fatto che questa partita di pallone è tutto tranne che la tragedia che giornali, radio e televisioni stanno partorendo in questi giorni. Ancora io attacco il discorso.
A:"Oh ragazzi comunque domani c'è la finale di Coppa Italia eh".
D:"Ah sì, l'Inter deve sta attenta perchè noi semo avvelenati".
A:"Occhio eh, che io sto organizzando una bella gufata".
Io e Daniele ci guardiamo e di nuovo ci mettiamo a ridere e ci battiamo il "cinque".
Poi mi avvicino alla cassa.
A:"Caffè e cornetto, al solito".
D:"Sì grande, grazie, che facciamo ci vediamo dopo?"
A:"Beh un caffè a metà mattinata me lo vengo a prendere, così ci facciamo altre due chiacchiere".
Stretta di mano, saluti a tutti e si comincia una giornata.

Roma non è un inferno. Roma è una città che vive di sfottò, prese in giro, pianti e risate, odio e amore. Ma alla fine siamo tutti sempre le stesse persone. Giochiamo, scherziamo e ci vogliamo bene. Chi fomenta la violenza e l'odio non sono coloro che si prendono in giro, sono solo quelli che ne parlano a tutte le ore, condannando tutto ciò che accade in questo microcosmo e gridando all'illecito appena ne hanno la minima possibilità. Con questo breve racconto si vuole lanciare un messaggio, che tutto resti com'è, perchè nessuno può toglierci la bellezza della presa in giro, dela felicità e della "rosicata", come si dice da queste parti. Perchè questa è Roma, questi sono i tifosi della Roma e della Lazio. E nessuno può permettersi di giudicare.

lunedì 3 maggio 2010

Il commento


Come già anticipato nel corso della settimana passata, prosegue la rubrica che analizza l'ultimo turno di campionato. Di carne al fuoco, oggi, ce n'è davvero moltissima, quindi tuffiamoci subito nell'attualità, con la premessa che lasceremo per ultima l'analisi del posticipo serale fra Lazio ed Inter.

A due turni dalla fine, la Roma riesce a vincere a Parma ed a continuare l'inseguimento, che altrimenti sarebbe divenuto disperato. Partenza lanciata degli uomini di Ranieri che segnano con Totti e poi raddoppiano nel finale con Taddei, facendo risultare inutile il goal di Lanzafame. Per una squadra di calcio, questo è il copione migliore possibile: si segna all'inizio e poi si chiude la partita nel momento migliore degli avversari. Da rivedere il goal di Totti, viziato da un probabile fallo di mano. Ciò non toglie che la Roma abbia meritato di vincere la partita, ma non toglie nemmeno il fatto che il Parma abbia fatto soffrire gli ospiti per almeno mezz'ora, e che questo certifica il debito d'ossigeno giallorosso. Ed in questa settimana c'è anche la finale di Coppa Italia, che toglierà altre energie, fisiche e psichiche.

Passiamo alla zona Champions, che troviamo esattamente come avevamo lasciato. O meglio, anche la matematica ci assicura che la rincorsa al quarto posto è una cosa fra Sampdoria e Palermo. Napoli e Juve sono fuori dalla lotta. E domenica prossima ci sarà lo scontro diretto alla Favorita. La bilancia sembra pendere leggermente verso i rosanero di Delio Rossi, che potranno approfittare del fatto di giocare in casa, dove hanno realizzato delle imprese straordinarie, mentre all'ultima giornata faranno visita ad un'Atalanta che probabilmente sarà retrocessa. Insomma, l'operazione sorprasso è possibile. La Samp, però, conferma di avere un Cassano in grande forma e si sbarazza agevolmente del Livorno.
La Juve pareggia anche a Catania e adesso deve assolutamente evitare di arrivare settima, perchè se così fosse dovrebbe fare gli orrendi preliminari di Europa League in programma a fine luglio. Lo stesso discorso vale per il Napoli, ora sesto, ma va visto in maniera diversa. Per la squadra di Mazzari è il vero ritorno in Europa dopo la parentesi di due anni fa, mentre per la Juve è lo specchio di un anno da buttare.

Giochi quasi chiusi in zona retrocessione. Il Siena fa compagnia al Livorno e, nell'annus horribilis del calcio toscano, se ne va in serie B con due giornate d'anticipo. L'Atalanta, in una partita incredibile,perde le residue speranze, ma per la matematica è ancora in serie A. Assurdo quello che è successo ieri a Bergamo. In rapida successione, Valdes ha sbagliato un rigore; Guarente ha segnato un goal che pesa molto sulla coscienza di Viviano, portiere del Bologna; Tagliavento, da molti definito il miglior arbitro italiano (non da chi scrive, nda), prima assegna un rigore ai felsinei e per le proteste conseguenti espelle Pellegrino, poi revoca il rigore, ma l'espulsione resta (pura follia); da ultimo, Peluso infila la palla nella propria porta e permette al Bologna di pareggiare e salvarsi. Già, perchè l'Atalanta ora per restare in serie A deve vincere entrambe le partite (a Napoli ed in casa con in Palermo) e sperare che Lazio e Bologna non facciano due punti nelle restanti due gare.

Ma veniamo finalmente a Lazio - Inter, la partita che pare aver scandalizzato tutti i finti benpensanti che purtroppo hanno colonizzato televisioni, radio e giornali sportivi. Ebbene, da un punto di vista tecnico non ci poteva proprio essere partita. L'Inter ha dimostrato di essere immensa quando ha voluto accelerare, e solo un grandissimo Muslera ha evitato la goleada. Poi è regola aurea del calcio che il goal alla fine del primo tempo taglia le gambe a chi insegue, ed a questo è valso lo stacco preciso di Samuel. Ma non facciamo gli ipocriti, come molti, troppi, stanno facendo in queste ore, ed analizziamo la questione dal punto di vista della tanto declamata sportività. E' evidente che il pareggio dell'Atalanta nel pomeriggio ha fatto perdere alla Lazio qualsiasi motivazione a dare il fritto per strappare almeno un punto alla corazzata di Mourihno, ed è altrettanto evidente che i punti salvezza non si devono fare contro l'Inter, ma contro Livorno ed Udinese, ammesso che alla fine ce ne sia bisogno. Ed allora perchè la squadra biancoazzurra doveva per forza fare un regalo alla Roma? Questo è un primo punto che solo chi è al centro di simili dinamiche può capire. Ma proviamo a spiegarla anche da un altro punto di vista, più oggettivo.
Se non ricordiamo male, nessuno si è lamentato per la condotta del Bari nella recente partita contro la Roma, nella quale gli uomini di Ventura non sono scesi in campo proprio con il coltello tra i denti. Ma non è una cosa strana. Si veda Chievo -Napoli di ieri, con i partenopei che dovevano vincere e l'hanno fatto ed i mussi volanti che non hanno più nulla da chiedere al campionato. Come farà il Cagliari domenica all'Olimpico contro la Roma. Sono dinamiche del calcio, chi non ha motivazioni forti lascia spazio a chi, invece, le ha. E questi benpensanti se ne accorgono solo ora?
Ultime due annotazioni. La prima: è incredibile sentire i rappresentanti della Roma condannare il comportamento, a detta loro, antisportivo della Lazio dopo che Totti per ben due volte con il pollice verso ha augurato la retrocessione ai biancocelesti (è un gesto sportivo questo?), dopo che De Rossi ha dichiarato di aver versato lacrime di gioia per la sconfitta della Lazio con il Catania ed a fronte del forte indebitamento della società della dr.ssa Sensi. Insomma, chi è senza peccato scagli la prima pietra. Seconda considerazione: davvero bello vedere allo stadio bambini dell'Inter accanto a tifosi della Lazio e viceversa, senza il minimo segno di tensione o la minima paura che potesse succedere qualcosa. Possibile che solo fra tifoserie gemellate debba regnare questo clima, che invece dovrebbe essere la normalità?

sabato 1 maggio 2010

L'Inter torna sul palcoscenico più ambito


Dopo ben 38 anni, grazie ad una squadra eroica guidata da un autentico condottiero, l'Inter è in Finale di Champions League, e se la vedrà contro il Bayern Monaco, al quale abbiamo dedicato l'ultimo post. Per par condicio, e per iniziare insieme il lungo countdown che ci porterà a Madrid sabato 22 maggio, analizziamo anche l'Inter, con una chiosa sul valore nazionale che il cammino di questa squadra indubbiamente ha.

Tatticamente, l'Inter ha dimostrato di saper interpretare ogni tipo di partita. Protagonista di un girone pessimo, superato solo grazie ad una zampata di Sneijder in piena zona cesarini in quel di Kiev, la compagine nerazzurra ha pescato il Chelsea negli ottavi di finale. E si è adattata al ruolo di sfavorita, cioè di squadra che a tutti i costi doveva usufruire nel migliore dei modi della gara di andata fra le mura amiche. Così è stato, come poi è accaduto anche contro Cska Mosca e Barcelona, ma il vero capolavoro tattico di Mourinho lo si è visto nella gara di ritorno proprio contro gli inglesi di mister Ancelotti. Quella sera l'Inter si presento a Stamford Bridge con 3 mezzepunte (Eto'o, Sneijder e Pandev) ed una punta vera (Milito), con l'intenzione di attaccare, e non di difendere il risultato. Morale della favola: Chelsea spiazzato, vittoria Inter e tanti saluti alla regina. Quindi, la capacità della squadra di Mourinho di saper interpretare il gioco offensivo era divenuta chiara a tutti.
Facciamo un salto ed arriviamo alla stretta attualità. L'Inter batte il Barça 3-1 nella semifinale di andata e vola in Catalogna. Dopo pochi minuti, Thiago Motta viene espulso con la collaborazione di un Busquets degno della prima alla Scala, o di un Oscar come miglior attore protagonista. Ecco che si realizza il capolavoro all'incontrario: l'Inter delle tre mezzepunte più una punta diventa una squadra di 10 difensori, arroccati, un fortino a difesa di Julio Cesar. Fortino che, come sapete, alla fine reggerà.
Lo spirito di sacrificio che pervade la squadra si vede da questi segnali: giocatori come Eto'o e Milito che se ne infischiano della fase offensiva e si schiacciano in difesa, senza poter fare ciò per cui vivono (attaccare). I terzini che rinunciano a spingere, i centrocampisti che non si inseriscono. Perchè l'obiettivo, di tutta la squadra, è Madrid, e poco importano i sofismi o le prestazioni dei singoli.

Analizzando tutti i reparti, non possiamo che stropicciarci gli occhi. La difesa è una linea Maginot insuperabile: Julio Cesar, ottimo portiere, ultimamente un pò alterno nel rendimento; Lucio & Samuel, l'invalicabile muro sudamericano; Maicon e Zanetti, la fase difensiva e la spinta in attacco, tutto in due soli giocatori. Il centrocampo regala due mediani di spicco come Cambiasso e Stankovic (Motta sarà squalificato), che nel nuovo modulo sono un pò più sacrificati in copertura rispetto al passato. Bello il trio delle seconde punte, con Eto'o che la Champions l'ha già vinta, Sneijder che torna a Madrid da rimpianto assoluto dei blancos e Pandev che è passato dalla gabbia di Formello al Bernabeu. E lì davanti troviamo il Principe, attaccante moderno, dotato di velocità, potenza ed altruismo, nonchè di un senso della posizione più unico che raro.
Insomma, una grandissima squadra, che può davvero coronare un sogno.

Un'ultima annotazione sull'importanza di questa finale. Mai come stavolta l'Inter rappresenterà l'Italia intera, perchè nello scontro diretto contro una tedesca, il Bayern, ci si gioca il quarto posto per andare ai preliminari di Champions. Il ranking è impietoso, in questo momento la Germania è davanti all'Italia. Ed allora forza Inter, a prescindere dal tifo del cuore. Anche perchè questa squadra è una delle poche che sanno emozionare davvero tutti gli appassionati di calcio!