martedì 30 novembre 2010

Il Commento


Quattordicesima giornata di Serie A. Dove si racconta di tante occasioni perse, di una squadra scintillante, di un ritorno atteso e di un nuovo bomber.

Cominciamo la nostra consueta rassegna dalla partita della capolista Milan, che ha impattato a Genova contro la Sampdoria. I ragazzi di Allegri vanno avanti grazie ad uno splendido Robinho, ma vengono raggiunti da Pazzini, ormai abituato a segnare contro le prime della classe. Allegri saluta positivamente il pareggio, ma in realtà l'opportunità era ghiotta: staccare in maniera importante tutte le inseguitrici. La formula, però, funziona: i tre centrocampisti interditori (stavolta erano Gattuso, Ambrosini e Flamini) sorreggono al meglio le punte Ibra e Robinho, con buona pace di chi vuole il gioco scintillante e Ronaldinho sempre in campo. Inevitabilmente il ritorno di Pato creerà qualche problema, ma per ora i risultati arrivano. La Samp gioca con grande ardore e coraggio e non ci sta a perdere; pareggiare contro questo Milan lanciato, e senza poter contare su Cassano, è senza dubbio un'impresa degna di nota.
Come abbiamo detto, è la giornata delle occasioni sprecate. La Lazio potrebbe riportarsi a meno 1 dal Milan, e l'impegno col Catania è di quelli agevoli sulla carta. Però all'Olimpico va in scena una partita strana, in cui i biancocelesti cercano nel primo tempo la via del goal, ma vengono puniti da Silvestre sugli sviluppi di un corner; ci pensa Hernanes, subito dopo, a regalare il pareggio a Reja. La ripresa è un assalto inutile, forse sterile, condito da una prodezza di Zarate che però trova prontissimo Andujar. Due annotazioni: Reja si dice soddisfatto di questo pareggio, ma denota così una mentalità che non può adattarsi ad una squadra seconda in classifica, che queste partite dovrebbe vincerle per poi rammaricarsi se non riesce a farlo; l'oscar dell'antisportività 2010 va al Catania, non per l'onesto catenaccio, quanto per le innumerevoli perdite di tempo dei giocatori, che si buttavano a terra ad ogni contatto e ci rimanevano per interminabili minuti.
Si ferma anche il Napoli, che perde malamente in casa di una splendida Udinese. Tripletta di Di Natale e goal di Hamsik, che poco prima aveva propiziato la terza rete del folletto partenopeo e poco dopo avrebbe sbagliato un calcio di rigore. Mazzarri continua a lamentarsi dell'arbitro, ma noi gli vogliamo far notare che è giunto alla seconda pesante sconfitta consecutiva fuori casa. Converebbe iniziare a guardare ai propri errori. L'Udinese ha un bel ruolino fra le mura amiche, e punta all'Europa: può arrivarci, soprattutto dopo aver scoperto di avere un pararigori di livello assoluto in Handanovic.
Pari anche per la Juve, altra occasione persa. I bianconeri vanno sotto con la Fiorentina per colpa di una sfortunata autorete, e solo all'ultimo tutto acciuffano il pari (davvero bella la punizione di Pepe). La squadra di Delneri crea molto, ma non concretizza; senza togliere meriti a Boruc, denotiamo la mancanza di una punta vera nelle fila della Juventus. Insomma, serve uno che la butti dentro con continuità, e gli attaccanti in organico non sembrano avere questa caratteristica. Dovrebbe pensarci Amauri, ma ormai il brasiliano è il fantasma di sè stesso.
Bel risveglio per l'Inter, che vince in casa contro il Parma di uno scatenato Crespo (due goal per lui). Finalmente Stankovic, con la sua tripletta, può dare un significato a quel tre che abbonda sulle sua mani: un significato che non sia permeato di nazionalismo serbo, insomma. Soffre l'Inter, ma stavolta Benitez ha l'attenuante: è stata lo schieramento più in emergenza della sua carriera, la conta degli indisponibili stavolta era davvero sconfortante. Sempre in attesa di tempi migliori.
Abbiamo accennato ad una squadra scintillante: il Palermo di Delio Rossi, che asfalta la Roma alla Favorita e si proietta in zona Champions. I rosanero sono davvero belli da vedere, specialmente se viene concesso loro spazio per ripartire. Ilicic, Pastore e Miccoli, tutti veloci, sia di testa che di piede; Nocerino e Bacinovic, con Migliaccio, a fare da diga a centrocampo. Insomma, la chimica inizia ad esserci, se solo avessero un difensore di alto livello sarebbero da scudetto. La Roma ha ancora qualche problema: insistiamo sulla convivenza Totti-Borriello, che ci sembra impossibile, e sulla forma di alcuni giocatori che sembrano i fantasmi di loro stessi (Riise su tutti, ma anche De Rossi e Pizarro, appena rientrato dall'infortunio). Ed a Trigoria serpeggiano voci inquietanti: c'è già chi vuole Ancelotti sulla panchina della Roma, ma non solo; si parla di un'acredine sempre crescente dei senatori nei confronti di Borriello, che non sarebbe entrato in punta di piedi nello spogliatoio, ignorando che chi comanda non è certo lui. Sono voci, e vanno prese con beneficio d'inventario, ma la sensazione è che ormai alcuni nomi storici hanno fatto il loro tempo (Totti), e dovrebbero lentamente farsi da parte, altrimenti la Roma non crescerà mai.

Il grande attaccante del nostro titolo è Alessandro Matri, che segna due goal bellissimi per il suo Cagliari contro il Lecce e regala la vittoria alla squadra sarda. Due dimostrazioni del suo bel repertorio, e della sua acquisita maturità. Cellino dice di non volerlo vendere, ma a breve arriveranno offerte importanti, vedremo come si regolerà. In sostanza: venderlo a Gennaio sarebbe una follia, a Giugno invece un affare.
Se Bologna-Chievo viene rinviata per neve, Brescia-Genoa si gioca su una pista di pattinaggio su ghiaccio, e ne viene fuori una partita oscena, incommentabile. Più uniformità di giudizio avrebbe sicuramente giovato a tutti.
Pareggio inutile per Bari e Cesena, che denotano tutti i loro limiti di squadre che fino all'ultimo lotteranno per salvarsi.

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