lunedì 31 maggio 2010

L'Italia di Prandelli


C'è un Mondiale, che comincerà fra meno di 15 giorni. E c'è un futuro, già scritto. Lo hanno vergato ieri, in mattinata, il Presidente della Federazione Abete ed il nuovo commissario tecnico italiano, Cesare Prandelli. Senza dubbio questa è la notizia del giorno, anche per colpa di un mercato che langue, fra mancanza di danari e colpi buoni solo per i gestori di bar e discoteche. Senza dimenticare il curioso immobilismo dell'Inter, che riposa sugli allori di una stagione irripetibile ma che è ancora senza allenatore. In fondo, però, siamo ancora al 31 maggio, ed allora spazio a considerazioni sparse sul futuro della nostra Nazionale.

Dopo il Campionato del Mondo sarà rivoluzione. La scelta del nuovo ct arriva senza dubbio con la giusta tempistica, perchè nessuno voleva affrontare l'avventura sudafricana senza conoscere "che ne sarà di noi". Ed allora, come ampiamente anticipato dai rumors che si sono susseguiti nelle ultime settimane, ecco la nomina del nuovo commissario tecnico, che risponde al nome di Cesare Prandelli. L'ex allenatore della Fiorentina viene da un'annata travagliata con i viola, che hanno ben figurato in Champions ma hanno balbettato in campionato, senza riuscire a ritagliarsi un posto nell'Europa dell'anno prossimo. Era quindi il momento giusto per dire addio al sodalizio viola, con il quale Prandelli ha passato 5 anni intensi e ricchi di soddisfazioni, tra le quali una stabile presenza nella massima competizione continentale.

Bene, questo il curriculum del nuovo ct, senza dimenticare lo svezzamento a Parma. Veniamo a quello che sarà il futuro della Nazionale. Dopo il prossimo 11 luglio (data della Finale), molti giocatori che attualmente fanno parte del gruppo dovranno lasciarlo, per evidenti limiti di età. Qui scatta il primo, fondamentale, punto del lavoro di Prandelli, vale a dire individuare dei giovani che possano prendere il posto dei senatori, Campioni del Mondo appena 4 anni fa. Non sarà facile, ma Cesare per questo è l'uomo giusto. Con lui, ad esempio, Gilardino ha vissuto le sue migliori stagioni, a Parma e Firenze, e non è un caso che al Milan abbia fallito. Inoltre, Prandelli è colui che ha lavorato molto bene con Adriano, poi persosi per bar e discoteche (si veda il precedente riferimento). Insomma, l'uomo giusto per ringiovanire la Nazionale. In un simile progetto, quindi, dovrà necessariamente presenziare Mario Balotelli, intorno al quale si potrebbe costruire l'Italia del futuro, e molto funzionale al modulo prandelliano. Già perchè l'ex tecnico della Fiorentina gradisce molto il 4-2-3-1, che Mario ha già sperimentato con Mourinho giocando da mezzapunta larga, a destra o a sinistra non fa differenza.
Un altro obiettivo sarà quello di pescare da un Under 21 che, in tutta onestà, non presenta speranze di rilievo. Ma siamo sicuri che Prandelli saprà valorizzare i talenti meritevoli.

Gran parte dell'opinione pubblica sportiva si è interrogata sulla capacità di Cesare di riuscire ad allenare una squadre "part-time". Ci spieghiamo meglio. Il lavoro dell'ex viola è sempre riuscito nel migliore dei modi perchè questo tecnico è uno abituato a lavorare giornalmente, ad avere un contatto stretto con i suoi ragazzi. Il ruolo del ct è completamente diverso: dovrà guardare, visionare, capire e solo nei brevi ritiri della Nazionale potrà insegnare il suo calcio, come piace a lui. Ecco, questo rappresenta un interrogativo importante, dato che davvero Prandelli non è abituato ad un lavoro di questo tipo.
Ma dopo aver affidato la Nazionale ad un Donadoni che fino a quel momento aveva allenato solo il Livorno, beh, la scelta di Prandelli ci sembra quanto meno migliore e più ponderata. Raccogliere l'eredità di un mostro sacro come Lippi non sarà facile, ma le capacità ci sono tutte. Prima, però, c'è un Mondiale tutto da gustare!

lunedì 24 maggio 2010

Il cielo è neroblu


Madrid, 22 maggio 2010. La partita perfetta, il trionfo dei singoli e del collettivo allo stesso tempo, sotto la guida di un condottiero inarrestabile. L'Inter batte il Bayern Monaco con un secco e perentorio 2-0 e riporta la Champions ad Appiano dopo 45 anni. Inutile ripercorrere la cronaca della partita, dato che gli highlisghts li abbiamo visti tutti più e più volte. Proviamo ad analizzare il match tecnicamente. Il Bayern non si presenta con molte novità, è da subito evidente che la pietra angolare della squadra tedesca si chiama Arien Robben, che da subito prova ad attaccare un Chivu in difficoltà. Il problema, però, è che Olic gira a vuoto nella morsa di Lucio e Samuel, e Mueller prova a fargli qualche spazio senza però riuscirci fino in fondo. La difesa, poi, lascia davvero tanto a desiderare. De Michelis e Van Buyten soffrono tanto le verticalizzazione dell'Inter, e forse sarebbe stato più utile affiancare ad uno dei due un centrale più veloce. Lahm non si concede molte sortite offensive, preoccupato com'è da Pandev e da Sneijder, che è davvero bravo ad allargarsi sulla sinistra. Badstuber appare ancora inadeguato per questi palcoscenici. Bene invece a centrocampo Schweinsteiger e Van Bommel, che reggono molto bene il confronto, creando anche qualche grattacapo dalle parti di Julio Cesar.

Mourinho dal canto suo mette in campo l'unica Inter possibile, cioè quella che ha battuto nell'ordine Chelsea, CSKA Mosca e Barcelona. Julio Cesar si scorda della papera con il Siena, che a momenti costava lo scudetto, e si rende protagonista di almeno quattro parate decisive. La difesa, la solita difesa, manifesta una grande potenza al centro, con Lucio e Samuel, ma soffre qualcosina sulle fasce. Maicon ha facoltà di sganciarsi, perchè dalle sue parti si aggira Mueller che non cerca la profondità. Chivu e Zanetti devono occuparsi in due del nemico pubblico numero uno, il buon Robben, che attira sistematicamente su di lui il raddoppio dei due interisti. Cambiasso è diga e propositore allo stesso tempo, mentre Eto'o gioca con la solita recente umiltà, lui che è alla seconda Champions consecutiva. Pandev dalla gabbia di Formello si ritrova nel Bernabeu: il salto è da vertigine, ma lui resiste bene, ed anzi impegna Butt chiamandolo al miracolo ad inizio di ripresa. Restano loro due, gli artefici della vittoria del Santiago Bernabeu. Sneijder inventa e Milito realizza. Così va il mondo. Vediamo bene i due goal dell'argentino.

Il primo è un capolavoro di senso della posizione e classe. Da un rinvio del portiere, Milito tocca la palla di testa per Wesley e si infila immediatamente nel pertugio giusto. Il pallone, ovviamente, gli torna: è questo il momento della meraviglia, con il Principe che fa un passetto di finta, una sorta di esitation cestistica, e buca Butt. Il secondo goal è da antologia: saltato secco Van Buyten, che sembra avere le radici piantate nell'erba madrilena, e staffilata in diagonale. Game over.

Ha vinto la squadra più forte, nettamente. L'impresa non è stata tanto quella di battere il Bayern, che è pur sempre la squadra campione di Germania, bensì quella di eliminare Chelsea e Barcelona, due squadre che tutti avrebbero pronosticato come protagoniste della serata del Bernabeu. Il merito, anzi, gran parte del merito, va a Mourinho, allenatore superbo, vincente ed onesto. Non è un caso che Mou ha vinto dappertutto: Scudetti e Champions al Porto, Scudetti e Coppe Nazionali al Chelsea, Scudetti, Coppe Nazionali e Champions all'Inter. E' un giramondo, un uomo che dovunque va insegna ed apprende, accende polemiche e destabilizza gli animi dei tecnici avversari. Mette la faccia per la propria squadra e la difende fino alla fine. E poi è sempre rimpianto. E' quasi ufficiale il suo addio all'Inter, andrà al Real Madrid, con l'obiettivo di vincere la Liga subito e la Champions in due anni, proprio come fatto con l'Inter e come avrebbe voluto fare col Chelsea. Probabilmente, quasi sicuramente, ce la farà. Perchè andrà ad allenare Cristiano Ronaldo e Kakà, Benzema e Higuain. E magari qualche regalo da parte di Florentino. Ma questo è il futuro. Ora restano solo le lacrime a coronare il capolavoro di un grandissimo tecnico, che lascerà un vuoto incolmabile nel nostro calcio.

martedì 18 maggio 2010

Quanta ipocrisia nel nostro calcio


I programmi erano altri. Avremmo voluto parlare del futuro della Roma e del Milan, due squadre con grossi punti interrogativi davanti. Avremmo voluto tributare gli onori alla Sampdoria ed al Palermo, che hanno fatto registrare una stagione di altissimo livello. Lo faremo, senza dubbio, ma non oggi. Oggi bisogna restare sul pezzo, commentare l'attualità, e togliersi qualche sassolino (rectius pietra) dalla scarpa. Proviamo a dare ordine a tutto ciò.

Il casus belli è uno striscione apparso sul pullman scoperto dell'Inter durante i festeggiamenti in Piazza Duomo. Su questo lenzuolo vi era scritto: "Totti anzi che il pollice in bocca mette il medio in c...". Riportiamo testualmente, non per spirito di censura, dato che il significato della parola con i puntini è abbastanza ovvio. Da qui, tutti i soloni del calcio si sono sentiti in dovere di dare una lezione di classe e di stile. Benissimo. Il problema è che c'è chi può farlo e non farlo. Vediamo insieme chi sono queste persone.

Ranieri: sì, lui può farlo. Per il tecnico della Roma parla una vita di signorilità, una carriera che non l'ha mai visto protagonista di comportamenti sopra le righe. E' stato spesso attaccato ma ha sempre risposto con grande classe, e stile. Si vedano anche le ultime dichiarazioni incrociate con Mourinho. Certo, negli ultimi tempi l'aria romana l'ha un pò "imbastardito", dato che si è dovuto trovare a difendere Totti dopo il calcio a Balotelli in una situazione in cui il capitano della Roma era indifendibile. Però il saldo è positivo. Le sue critiche sono giuste e ben accette.

Montali: più no che sì. Intendiamoci, non che il nuovo arrivato nel mondo del calcio sia un uomo sconveniente o maleducato, anzi, anche lui ha stile da vendere. Ma è questo suo essere neofita del pallone che non gli permette di dare troppi giudizi. Ricordiamo, ad esempio, che fu lui a fare una gaffe immensa definendo il derby una partita come le altre. Perciò, dato che la pallavolo è uno sport decisamente diverso e con sensazioni diverse, gli consigliamo una pausa di riflessione per abituarsi a quanto accade da queste parti. Se poi non gradirà, beh, potrà tornare da dove è venuto.

Famiglia Sensi: no, non possono proprio parlare. Sia che si tratti di Rosella che di Maria, vedova di Franco. La famiglia Sensi non ha mai brillato per coerenza nè per sportività. Innanzitutto, molto umilmente, vorremmo sottolineare che chi possiede un'azienda (Italpetroli) vessata da una montagna di debiti, forse, dovrebbe avere cautela nel parlare. In secondo luogo, vorremo far notare alle signore Sensi che il loro più grande abbaglio è stato quello di aver difeso sempre e comunque il loro "uomo simbolo", così perlatro intrappolandosi in un contratto di lunga durata e molto oneroso. Non giungono nemmeno nuove le dichiarazioni di Rosella dopo Lazio-Inter, in cui spingeva l'Inter a vergognarsi per una simile vittoria. Incredibile, che cosa c'entrava l'Inter? La stessa Rosella, stizzita, ha questionato il riferimento fatto alla "culla d'oro" da parte di Mou, senza saper accettare la battuta. Che c'entra Maria, direte voi? C'entra, perchè proprio ieri si è scagliata contro la stampa, rea di aver fatto passare sotto silenzio l'episodio dello striscione incriminato. Cara signora, sappiamo che l'età avanza, per carità, ma appena 9 giorni fa, il suo giornale preferito ha dedicato due pagine alle scuse-giustificazioni-manifesto dell'ipocrisia del signor Totti, ambasciatore dell'Unicef, dopo il calcio rifilato a Balotelli. Ci preme ricordarglielo, cara signora, aggiungendo che la Roma è una delle società/squadre più coccolate dalla stampa nazionale.

Daniele De Rossi: il bue che dice cornuto all'asino. Il ragazzo di Ostia ieri si è scagliato contro lo striscione e contro Materazzi, asserendo che da questi episodi si è notata la differenza nello stile. Cosa? Oh santo cielo. Ebbene sì, cari lettori, abbiamo dovuto sentire anche questo. Adesso, a chi scrive dispiace molto dover sottolineare cose ovvie, ma tant'è, a questo ci costringono. De Rossi ha dimenticato la maglietta del suo capitano con sopra impresso "vi ho purgato ancora" indirizzata ai tifosi laziali. Se volessimo esagerare, questa potrebbe fare il paio con quella di Materazzi ("Nun è successo", nda), però con una differenza, stando al leit motiv giallorosso: la prima è goliardia, la seconda "una ruffianata nei confronti dei propri tifosi". Ma andiamo avanti, e perdoniamo questo vuoto di memoria a De Rossi, in fondo si tratta di un episodio di tanti anni fa. Veniamo all'attualità. A Dicembre la Roma vince il derby e Totti augura la serie B alla Lazio con i pollici versi. Capitan Futuro pensa di non poter essere da meno, ed aspetta la domenica più buia per depredare i laziali dell'ultimo soffio di dignità. Nel posticipo la Roma vince a Firenze, mentre nel pomeriggio la Lazio viene battuta dal Catania e sprofonda al terz'ultimo posto in classifica. De Rossi a Sky: "Questo pomeriggio davanti alla tv ho pianto, è stata una giornata fantastica". Siamo sempre lì, questa è goliardia, va bene, e si può fare, chi se ne frega se si calpestano le macerie di un popolo in crisi. Però guai a toccare Totti e la Roma, quello sì, è vergognoso è uno scandalo. Ma per favore. Prima di parlare di stile, caro Daniele, fatti un esame di coscienza. E ricordati che quattro anni fa hai saltato quasi tutto il Mondiale per squalifica dopo una gomitata terribile ad un giocatore americano. Piccoli Totti crescono...

Francesco Totti: giudizio sospeso, ancora non si è pronunciato. Ma se ciò dovesse accadere, allora non basterebbe l'intero spazio di Internet per contenere tutto ciò che avremmo da dire.

Insomma, il tam tam mediatico è partito. Il fiume di ipocrisia anche. Da spettatori noi diamo un cosiglio alle persone sopra elencate. Fate parlare solo chi può farlo veramente, chi ne ha il diritto morale. Voi che fate finta di essere delle verginelle alle prime armi, mettetevi da parte, grazie.

lunedì 17 maggio 2010

Il commento


Va in archivio lo splendido campionato 2009-2010, che sarà ricordato come quello della consacrazione dell'Inter a miglior squadra della storia recente. Tuffiamoci quindi insieme nelle considerazioni e nei commenti finali per tracciare un bilancio il più completo possibile.

Si deve partire dalla testa, dai Campioni d'Italia, e cioè da questa meravigliosa Inter. Una settimana fa è arrivata la Coppa Italia, ora lo Scudetto e sabato si gioca la Finale di Champions. Una meraviglia, una corsa irrefrenabile contro tutto e tutti. La partita di Siena è sofferta, l'Inter attacca ma i padroni di casa, già retrocessi in serie B da tempo ormai, rinunciano a giocare e si chiudono in 11 a difesa della porta. Due sono i pali colpiti nel primo tempo dai nerazzurri, con Curci che sventa almeno altre tre occasioni. Peraltro, sul finire della prima frazione, arriva il doppio vantaggio della Roma a mettere pressione sulla squadra di Mourinho. Ma l'Inter non cede, l'Inter non può cedere, convinta che a forza di provare il goal sarebbe arrivato. E così è stato, e se c'è un pò di sentimento nel calcio, sta tutto nella rete dell'Inter: la segna Milito, il bomber della stagione, su assist di Zanetti, il capitano, che ha giocato la sua migliore stagione alla tenera età di 36 anni. Il resto è accademia, senza però farsi mancare un brivido con Julio Cesar che si fa scappare una palla innocua. Una postilla per Aleandro Rosi, scuola Roma: il nervosismo con cui prende a calci ed a male parole Pandev e Stankovic tradisce il suo trascorso alla corte di Trigoria e di Totti, che deve avergli insegnato bene il mestiere. Insomma, Inter Campione, Inter fortissima, ma dei nerazzurri parleremo ancora in settimana, visto l'avvicinamento alla Finale di Champions, quindi è il caso di concentrarci sugli altri.

Parliamo della seconda in classifica, che si fregia della vittoria dello scudetto morale (tanti i tifosi romanisti visti in tv che hanno parlato da campioni d'Italia virtuali) ma alla fine della fiera rimangono all'asciutto. Una super stagione quella della Roma, che con mister Ranieri ha trovato gioco, voglia, verve e motivazioni. Non è un dato da poco il fatto che il tecnico testaccino, nelle 36 partite allenate, ha fatto più punti dello Special One. Il merito di Ranieri è stato quello di aver allenato bene i suoi: probabilmente si è visto il miglior Vucinic di sempre; un grande Risse; un ottimo Pizarro; un guerresco Burdisso. E' mancato De Rossi, spremuto da una stagione senza riposo, e Totti ormai non può più essere continuo come un tempo. Inoltre ci si era illusi di aver pescato alla grande prendendo Luca Toni a Gennaio salvo accorgersi poi di aver acquisito, seppur in prestito, un giocatore decisamente finito. Tecnicamente si è vista una buona Roma, molto arrembante e decisa a non mollare mai. La gara contro la Samp è stata lo specchio della stagione del club di Trigoria: un tempo da grandissima squadra, e l'altro senza più energie. Morale? L'ennesimo secondo posto e prospettive tutt'altro che ottimistiche, come analizzeremo nei prossimi giorni.

In Champions, attraverso i preliminari, alla fine ci va la Samp, di cui sopra. La giustiziera di Inter e Roma, avendole battute tutt'e due. La squadra di Delneri, che ora raggiungerà Marotta alla Juve, di Cassano ma soprattutto di Pazzini, protagonista di un'annata strepitosa, da bomber vero e puro. Sono 19 i goal del Pazzo, compreso quello di ieri decisivo contro il Napoli. Il Palermo, dal canto suo, ha il merito di averci provato fino alla fine, e non è una cosa da poco. Diciamo una banalità: forse entrambe meritavano di finire in Champions.
Come sappiamo, il terzo posto è del Milan, ma sui rossoneri dovremo approfondire tutti i discorso.
Parteciperanno all'Europa minore, ma lo sapevamo già, insieme ai siciliani, il Napoli e la Juve, ma con sentimenti contrastanti. Anche questo è un tema già analizzato.

Tante le lodi per Bari e Parma, neopromosse che si sono salvate con largo anticipo e con grande tranquillità. Soprattutto la squadra di Ventura ha giocato un girone intero da grande protagonista, mettendo in scena un calcio fresco, frizzante e veloce, valorizzando giocatori che sono stati di fatto gli scarti delle grandi (si vedano Alvarez, Barreto ed Almiron su tutti). Anche il Parma ha fatto un girone d'andata oltre le proprie reali possibilità, salvo poi calare nettamente nel ritorno. Ora in Emilia si apre un momento di riflessione, perchè sarà difficile ripartire, e molto probabilmente dovrà essere fatto senza Guidolin.
Orrenda invece l'annata della Fiorentina, che chiude in una posizione del tutto anonima (11esima) e dovrà rifondare. Prandelli è appetito dalla Federazione per guidare la Nazionale, sarà un braccio di ferro davvero duro. Un pò le stesse sensazioni che provano i tifosi genoani, per una stagione davvero incolore.

Si salvano anche Lazio, Catania, Bologna, Chievo, Cagliari ed Udinese. Della Lazio abbiamo già parlato, le altre le trattiamo in pillole. Il Catania ringrazia un grande allenatore (Mihajlovic) ed un bomber scoperto per caso (Maxi Lopez); il Bologna conquista una salvezza più tranquilla rispetto allo scorso anno; il Chievo conferma il buon lavoro svolto da Di Carlo, che è arrivato molto probabilmente ai saluti; il Cagliari è in vacanza da mesi ormai; l'Udinese, un pò come la Lazio, si è trovata a lottare per posizioni che non le appartengono, ma ci ha lo stesso regalato il capocannoniere (Di Natale, 29 goal) che sarà la speranza per i Mondiali.

Retrocedono, infine, il Livorno, il Siena e l'Atalanta. Le due toscane meritatamente vanno in serie B, perchè composte da organici davvero da serie cadetta. L'Atalanta paga invece l'avvio stentato e la fretta nell'allontanare mister Gregucci.

Insomma, la Serie A è ai saluti. Ora però non perdiamoci d'animo, si cambia solo prospettiva. Manca meno di un mese all'inizio dei Mondiali sudafricani!

mercoledì 12 maggio 2010

Le scelte di Lippi



Non si può non parlare, oggi, del listone dei 30 "azzurrabili" scelti da Marcello Lippi per il Mondiale ormai alle porte. Ed allora, prima del lungo commento che ci aspetta, partiamo subito con la lista.

PORTIERI: Buffon, Marchetti, De Sanctis, Sirigu;
DIFENSORI: Bocchetti, Bonucci, Cannavaro, Cassani, Chiellini, Criscito, Grosso, Maggio, Zambrotta;
CENTROCAMPISTI: Camoranesi, Candreva, Cossu, De Rossi, Gattuso, Marchisio, Montolivo, Palombo, Pepe, Pirlo;
ATTACCANTI: Borriello, Di Natale, Gilardino, Iaquinta, Pazzini, Quagliarella, Rossi.

Premettiamo subito che da questo elenco andranno scremati 7 giocatori, perchè 23 saranno quelli che andranno in Sudafrica per rappresentare l'Italia a tutti gli effetti. Giocando, possiamo ipotizzare quali saranno gli esclusi, specificando che si tratta solo ed esclusivamente di un giudizio dettato dal gusto personale: Sirigu, Bocchetti, Maggio, Candreva, Cossu, Montolivo, Quagliarella. Ad ogni modo, le considerazioni, per ora, vanno fatte considerando tutto il listone, perchè nessuno può sapere quale sarà la decisione finale di Lippi.
Balza subito agli occhi un dato: le critiche feroci di gran parte della stampa, che annuncia polemiche e grida già allo scandalo. Non si vede un solo motivo per cui minacciare tutto questo. Semplicemente, Lippi ha formato il miglior gruppo possibile, e semmai questo potrebbe essere il motivo di scoramento. Molti si lamentano della mancanza di fantasia, ma i giocatori che avrebbero dovuto assicurarla non erano convocabili. Nessuna sorpresa infatti nella mancata chiamata di alcuni nomi che la stampa aveva cullato nei mesi scorsi ma che in realtà non sono mai entrati nella testa del ct. Su tutti, ovviamente, i giornalai romani rimpiangono l'assenza di Francesco Totti, che è però la cosa più normale del Mondo: come ha detto anche Ranieri, Totti non può giocare partite ravvicinate, figuratevi allora come sarebbe scarso il suo impiego in una competizione che dura un mese. Inoltre capiremmo coloro che non lo vorrebbero, dato che non ha preso parte alle qualificazioni. Stesso discorso per Toni, lui davvero mai entrato nell'orbita azzurra. Cassano e Balotelli sono fuori per non aver fatto il girone eliminatorio e per motivi disciplinari. Non è un mistero che Lippi abbia vinto il Mondiale del 2006 cementificando il gruppo e comportandosi da grande condottiero che non aveva bastoni tra le ruote. Ora Lippi vuole riproporre una situazione simile, e due teste calde come Cassano e Balotelli non fanno certo al caso suo.
Resta fuori anche Del Piero, forse per motivi fisici, e perchè Lippi gli preferisce altri giocatori in attacco. Stupisce, invece, la non chiamata di Legrottaglie, che sembrava ormai nel giro azzurro.

Ad ogni modo, i giochi si faranno con quelli che ci sono, ed allora analizziamo i vari reparti. La difesa può contare su un portiere di grande esperienza, uno giovane e bravo ed un altro che è un vero uomo spogliatoio. Inoltre ci saranno Cannavaro, Zambrotta e Grosso, cioè 3/4 della difesa campione del Mondo, con 4 anni in più. Questo è il dubbio più grande, ma Lippi dimostra di non essere uno sprovveduto: lui spera che l'atmosfera della competizione dia nuovo vigore a simili giocatori che sembrano sul viale del tramonto, ma se ciò non accadrà ecco che ci sono le alternative fresche. Criscito, Bonucci, Bocchetti, Maggio possono davvero fare al caso del ct.
Il centrocampo è di livello, soprattutto se De Rossi e Pirlo torneranno in grande spolvero e Camoranesi assicurerà una presenza costante. Gattuso, a nostro parere, è stato portato solo per il suo peso nello spogliatoio, ed il campo lo vedrà poco. Da verificare la tenuta di Montolivo, mentre Palombo è un ottimo rincalzo, e Pepe può rendersi pericoloso sulla fascia sinistra. Marchisio può essere la sorpresa del torneo, mentre Cossu e Candreva sembrano ancora troppo acerbi.
Anche l'attacco tutto sommato non è male. Iaquinta è in ripresa dopo un infortunio, ed a Lippi piace per la sua duttilità (come dargli torto). Pazzini ha fatto un grande campionato, ed anche Borriello si sta pian piano confermando. Gilardino è una prima punta di grande caratura, mentre Rossi è l'unico in grado di dare quella scintilla di fantasia che tanto manca agli analisti del pallone. Diverso è il discorso per Di Natale, che è sì il capocannoniere del campionato italiano, ma in Nazionale ha sempre deluso, e Quagliarella, che quest'anno ha fatto davvero poco per meritare la chiamata.

Insomma, questa è la migliore Nazionale possibile, e le scelte di Lippi sembrano tutto sommato condivisibili. Dove arriveremo non lo possiamo sapere, la ragione non porta a pensare che il cammino possa essere lungo, ma chi vivrà vedrà. L'importante sarà emozionarsi ancora, e questo gruppo di azzurri, tanto bistrattato dalla stampa saccente italiana, qualche sassolino dalla scarpa saprà toglierselo.

martedì 11 maggio 2010

L'aquila deve spiccare di nuovo il volo


Come promesso nel commento di ieri, ci concentriamo sulle prospettive della Lazio, che viene da una stagione terribile e che ripercorriamo ora brevemente. Basta fare un salto indietro di un anno, maggio 2009. Allo Stadio Olimpico la Lazio batte la Sampdoria ai rigori e si aggiudica la Coppa Italia, la quinta della sua storia, conquistando così l'accesso all'Europa League ed alla Supercoppa Italiana. Il ciclo di Delio Rossi si chiude così, e Lotito, dopo giorni di ricerche e candidature, sceglie Davide Ballardini per dare inizio ad un nuovo progetto tecnico. L'avvio del ravennate sulla panchina della Lazio è incoraggiante, dato che a Pechino, contro l'Inter, i biancocelesti conquistano il primo trofeo della stagione 2009-2010, la Supercoppa Italiana, con le reti di Matuzalem e Rocchi (per l'Inter segnò Eto'o). Anche in Europa League si parte bene, con un 3-0 inflitto all'Elfsobrg all'epoca capolista del campionato svedese. Il campionato presenta un pronti via da urlo, con la vittoria in casa con l'Atalanta e la conquista di Verona (2-1 al Chievo). In quel momento la Lazio ha 6 punti in classifica, la Roma 0, ed i tifosi biancocelesti stentano a credere ai loro occhi. Fanno bene. Da lì in poi, dala sconfitta nella partita casalinga contro la Juventus con il goal di Mauri ingiustamente annullato, la Lazio crolla e si verificano le prime crepe. Pandev e Ledesma, i dissidenti, la cui esclusione fino a quel momento era considerata il capolavoro di Lotito, cominciano a farsi rimpiangere. Ballardini perde il controllo della squadra e si lamenta del doppio impegno settimanale, tanto che l'Europa a breve diventa un peso per la Lazio, che conosce umilianti sconfitte anche contro una squadra non molto quotata come il Salisburgo. L'eliminazione dalla seconda competizione continentale diventa realtà in breve tempo, e le cose in campionato vanno anche peggio. Dalla vittoria contro il Chievo prima citata a quella contro il Genoa in casa passano ben 13 giornate senza gloria, divise fra pareggi e sconfitte. All'Olimpico passano tutti, dal Cagliari al Parma fino al Catania. In quel pomeriggio di Febbraio, con Maxi Lopez che brucia la Lazio, si verifica la svolta. Via Ballardini, senza rimpianti, e dentro Reja, allenatore da battaglia. L'ex mister del Napoli si impone, vuole il reintegro immediato di Ledesma e lo ottiene (quello di Pandev non è possibile perchè nel frattempo il macedone vince il contenzioso con Lotito e si accasa a Milano con l'Inter). Con il sudore e con il lavoro Reja tira fuori la Lazio dal terzultimo posto e le permette di salvarsi con 90 minuti di anticipo. In mezzo c'è un ritiro a Norcia con l'allontanamento del motivatore voluto dalla società, c'è un gruppo di nuovo compatto ed una società che decide, finalmente, di mettersi da parte. Probabilmente da questo si deve ripartire. Vediamo come.

L'estate che vivremo a breve si presenta come una tappa fondamentale per la storia futura della Lazio. Gli errori di un anno fa non vanno commessi, e quindi bisogna lavorare su più fronti. Il primo è quello dei giocatori vicini alla scadenza del contratto: si devono rinnovare i vari Mauri e Ledesma, sarebbe ottimo fare lo stesso con Kolarov, ma la situazione del serbo è complicata. Il terzino, infatti, si metterà in mostra ai Mondiali ed alimenterà il suo già ottimo parco di pretendenti. Si parla di Inter e Real Madrid, ma anche di Macnhester City. La cessione di Kolarov non porterebbe ad una sommossa popolare, visti i rapporti complicati del serbo con i tifosi laziali, e sarebbe fonte di buoni introiti, se venduto ad un valore adeguato (a 15 milioni si potrebbe anche chiudere). L'errore da non commettere è quello di sparare alto (Lotito parla a sproposito di 20-25 milioni), perchè poi ci si ritrova senza soldi e con un giocatore scontento, che se vuole può usare l'art. 17 oppure aspettare un anno e svincolarsi senza rinnovare. Proprio come ha fatto Pandev, per il quale Lotito ha rifuiutato delle offerte perchè giudicate basse, e poi l'ha perso a 0 euro. Insomma, sì alla cessione di Kolarov, ma poi i danari devono essere reinvestiti. Vediamo come.

Il reparto sistemato meglio è la difesa. Ottimo portiere Muslera, bene i difensori soprattutto se si continuerà a giocare con il 3-5-2. La Lazio può stare tranquilla con Dias, Stendardo e Radu (ed il romeno deve assolutamente rimanere), e Biava e Diakitè dalla panchina. Non è strettamente necessario, ma se avanza qualche fondo si può pensare a prendere una terza riserva, visto che Siviglia è in scadenza di contratto.
A centrocampo c'è tanto da lavorare. Dando per scontata, anche se non lo è, la permanenza di Ledesma, si deve continuare a puntare su Brocchi e Mauri al suo fianco, nonchè su Lichtsteiner sulla fascia destra. Dato Kolarov in partenza, un suo sostituto deve essere comprato. Bisogna inoltre aggiungere un vice-Ledesma, perchè Baronio è in scadenza, ed anche uno che possa fare la staffetta con Brocchi, che inizierà a sentire il peso dell'età, anche se possiede un cuore immenso. Poi bisognerà valutare le condizioni di Matuzalem, che si rompe con una facilità davvero disarmante.
L'attacco ha una sola certezza, e cioè il capitano Tommaso Rocchi. Floccari è da riscattare, e conoscendo Lotito ci si deve preparare ad una trattativa serrata. Cruz è tutt'altro che sicuro della conferma dopo un anno spento. Zarate...Beh Zarate ha fallito clamorosamente il secondo anno in Italia, ma solo 12 mesi fa è stato pagato ben 20 milioni di euro, e quindi meriterebbe un'altra chanche, se non altro per dare un senso all'investimento. Ma Reja ha dimostrato di preferire altri giocatori al talento di Haedo, ed allora ecco perchè la sua conferma è tutt'altro che certa. E' un discorso da tenere d'occhio.

Questione società. Anche qui bisogna cambiare. Lotito deve continuare a stare nell'ombra, defilarsi sempre più dai vari ruoli di una società di calcio. Deve fare solo il presidente. Tare, invece, deve trovare la sistemazione più adeguata nel quadro societario. Il suo brutto rapporto con lo spogliatoio dimostra la sua inadeguatezza come direttore sportivo, ma è pur vero che delle qualità le ha, perchè è stato lui a pescare Andre Dias in Brasile. Lo vedremmo bene come osservatore e talent scout. Al suo posto, a curare i rapporti fra squadra e società, si parla tanto di Angelo Peruzzi, che accetterebbe di buon grado il ritorno alla Lazio, nonostante ci siano vecchie ruggini con Lotito. Ci sentiamo, da parte nostra, di caldeggiare la presenza di un uomo così importante in un quadro societario allo sbando. Da ultimo, serve anche un direttore tecnico, un uomo che si occupi delle strategie di mercato ed abbia la competenza per farlo. Su tutti i nomi che girano in questi giorni, noi scegliamo Lo Monaco, ora al Catania, per la sua capacità di trovare talenti a prezzi bassi. In alternativa, andrebbe bene Marino, che lo stesso ha fatto nell'Udinese salvo crollare clamorosamente a Napoli. Il sogno resta Corvino, ma i costi sembrano troppo alti.

Insomma, dopo un annus horribilis, l'intenzione è quella di ripartire. Prima di fare tutte le mosse di mercato che abbiamo indicato, però, si deve porre rimedio alla situazione che analizziamo qui in conclusione. La Lazio ha una rosa attualmente composta da più di 30 giocatori. Altri 12 torneranno in estate dai vari prestiti. Gente come Carrizo, Zauri, Artipoli, che a Roma non hanno più nulla da dire. Perciò il primo obiettivo di Lotito e di chi lo affiancherà nella nuova Lazio dovrà essere quello di sfoltire, tagliare i rami. Poi si penserà a tutto il resto. Per spiccare un altro volo.

lunedì 10 maggio 2010

Il commento


Penultimo turno in serie A, con qualche verdetto nuovo ed altri che ancora si fanno attendere. Come al solito, analizziamo le varie fasce del campionato, cominciando dalla lotta per lo scudetto.

La festa è rinviata, e questo a San Siro non è piaciuto. L'Inter soffre solo 10 secondi contro il Chievo, salvo ribaltare poi la situazione e regalare perle di rara bellezza ai suoi tifosi, che ben avrebbe fatto da contorno alla festa scudetto. Maicon si traveste da assist-man e manda in porta Cambiasso per il 2-1, mentre Milito disegna l'ennesima opera d'arte con un tocco sotto a scavalcare Sorrentino per il 3-1. Quarto goal firmato Balotelli, con un morbido pallonetto su lancio dell'ispiratissimo Maicon. Poi si registra il ritorno del Chievo con Granoche e Pellissier, ma il risultato non è mai stato in discussione. L'Inter credeva di chiuderla già ieri, vista la fatica immensa della Roma contro il rinunciatario Cagliari visto ieri all'Olimpico. I giallorossi già nel primo tempo approfittano della mancanza di motivazione dei sardi, e colpiscono un paio di pali, facendo però vedere qualche importante segnale di stanchezza. Nella ripresa succede di tutto: Cagliari in vantaggio per sbaglio con una punizione di Lazzari, dopo che Jeda aveva appoggiato la palla fuori da solo contro Julio Sergio; Matri sbaglia il facile raddoppio che avrebbe chiuso tutto; Totti approfitta delle marcature larghe dei difensori cagliaritani e segna il pari, raddoppiando poi su rigore giusto. La doppietta di Totti non lo riabilita rispetto ai fattacci di mercoledì sera ma contribuisce a tenere ancora aperto il campionato. Tatticamente la gara dell'Olimpico ci ha datto l'ultima conferma del fatto che la Roma non può schierare Toni e Totti insieme, dato che si pestano terribilmente i piedi e si annullano a vicenda. Fisicamente la Roma dimostra ancora di essere stanca, dato che ci sono voluti tanti minuti per segnare ad un Cagliari in gita turistica. Normale partita di fine stagione insomma, proprio come Lazio - Inter, che, però, chissà perchè, ha destato tanto scandalo. Vorremmo non tornare più sull'argomento, ma vi lasciamo con un interrogativo: ieri il Cagliari nell'intervallo ha tolto Marchetti per mettere Lupatelli (campione d'Italia con la Roma nel 2001); se la Lazio contro l'Inter avesse tolto Muslera per Berni alla fine del primo tempo, cosa sarebbe potuto succedere? La risposta è semplice.

Il Milan perde a Genova in una squallida partita a porte chiuse, ma conquista matematicamente il terzo posto. Ora si può pensare al futuro, con Leonardo che annuncerà già questa settimana, forse, il suo addio. La dirigenza sembra aver scelto Van Basten, mentre lo spogliatoio spingerebbe per la soluzione Galli-Tassotti. Ad ogni modo, il cambio ci sarà sicuramente. E domenica si gioca un Milan-Juve completamente inutile, chi l'avrebbe mai detto?
E' il quarto posto a scottare, con la Samp che strappa il pari a Palermo e sembra avere in mano mezzo biglietto per i preliminari di Champions. Servono due rigori per decidere il risultato al Barbera, con goal di Pazzini e Miccoli (forse brutto infortunio per il secondo). La partita è godibile, tesa ma bella, vista la posta in palio. Va detto che Hernandez ha avuto l'opportunità di segnare il goal della vittoria per i padroni di casa, ma una sbandierata sbagliata da parte del guardalinee glielo ha impedito. Ora sarà l'ultimo turno a decidere: la Samp ospiterà il Napoli, ed avrà l'aiuto del suo pubblico; il Palermo farà visita ad un'Atalanta ferita. Due impegni che non dovrebbero presentare difficoltà estreme.

Capitolo Europa League. Il Napoli batte l'Atalanta e vola al quarto preliminare, che si giocherà ad Agosto. La Juve perde malamente in casa con il Parma e si arrende ai preliminari di Luglio, uno spettro che era da evitare, visti anche i Mondiali che incombono. A Torino, l'abbiamo già scritto, si aspettano un giusto rinnovamento. Inoltre la tifoseria ha raggiunto un brutto livello di esasperazione, e l'ha dimostrato con gli incidenti di ieri pomeriggio. Stagione da impacchettare, nemmeno con garbo, e scaricare nel water.

Si definisce la zona retrocessione. L'Atalanta perde a Napoli e conferma le impressioni date dopo l'autogoal di Peluso di domenica scorsa, andando a fare compagnia a Livorno e Siena. Il Bologna si salva pareggiando con il Catania in casa e la Lazio va a vincere a Livorno, nel derby delle tifoserie, dimostrando di aver costruito la salvezza lontano dall'Olimpico. Ci ripromettiamo di affrontare nei prossimi giorni il discorso Lazio in maniera approfondita con un focus sulle prospettive biancocelesti. L'Atalanta cade meravigliando un pò tutti, dato che non era una concorrente accreditata alla retrocessione. Troppi gli errori commessi e le varie incertezze dimostrate: squadra prima affidata a Gregucci, poi a Conte ed infine a Mutti che, con tutto il rispetto, non è un allenatore proprio di grido. E poi si è deciso di puntare ancora su Doni, che non ha molte risorse nelle gambe. Non fosse per Tiribocchi, forse, l'Atalanta non avrebbe dovuto aspettare fino a questo momento per la retrocessione.

sabato 8 maggio 2010

Le omissioni di Totti


La notte, si sa, porta consiglio. Ed è servita una notte intera per ponderare e pesare nel modo giusto le parole di Francesco Totti comparse su ben due pagine dell'edizione del venerdì del Corriere dello Sport. Ripercorriamo insieme i passaggi più significativi, provando a dimostrare che il calciatore della Roma, nel suo sfogo, non ha detto tutto, ma ha anzi lasciato aperti diversi quesiti. Si comincia allora.

"Durante la gara 'lui' ha avuto nei riguardi dei miei compagni un atteggiamento provocatorio e questo è avvenuto anche in passato contro di noi. Ricordate la linguaccia a Panucci, o quello che è successo con Mexes, o la sua esultanza sotto la nostra curva? Tutto questo, sempre dallo stesso calciatore, è stato fatto in quasi tutti gli stadi italiani e anche in Europa ed è probabilmente questo uno dei motivi per i quali nel proprio gruppo non è mai stato ben accetto ed è sempre visto da altri club o dalla Nazionale stessa come un elemento di disturbo. Certo, ho sbagliato nel commettere quel fallo, ma io sono sempre stato il primo a riconoscere i miei errori e a giustificare chi contro di me ha compiuto falli di gioco che mi hanno procurato anche infortuni gravi, ma privi di malafede, vedi Vanigli, che ho subito scagionato".

Questo primo inciso è al limite del comico. Vediamo perchè. Totti fa riferimento a quanto accaduto nella partita dello scorso anno giocatasi a Milano e finita 3-3, con un Balotelli (che Totti si guarda bene dal nominare) in grande spolvero. Mario segnò un rigore e fece la linguaccia ai tifosi che lo avevano fino a quel momento ricoperto di insulti perchè scuro di pelle. Ebbene, Balotelli non può esultare sotto la curva dei tifosi della Roma? Ricordiamo allo smemorato Pupone che quando toccò a lui segnare sotto la Nord durante un derby non ci pensò due volte a mostrare la famosa maglietta del "vi ho purgato ancora". E allora, dov'è lo scandalo? Per tutto questo Balotelli merita una punizione esemplare? Comico pure il resto: anche gente come lui e Cassano sono presi di mira da tutti gli stadi dove mettono piede, semplicemente perchè giocatori temuti dalle tifoserie per le loro capacità. Oddio, per Totti era così qualche tempo fa, visto che ormai non fa più molta paura. E questo sarebbe un altro motivo per calciare Mario? Francesco Totti ha vendicato i tifosi di tutta Europa che odiano Balotelli? Sembra tutto un pò esagerato. Inoltre meravigliosa contraddizione è quella sull'ecumenico perdono che lui avrebbe impartito ai giocatori, come Vanigli, che lo hanno maltrattato con pesanti falli DI GIOCO! Esatto, Francesco caro, quelli sono falli di gioco, il tuo è un pestaggio avulso dal gioco. O no? Ma andiamo avanti, il meglio deve ancora arrivare.

"Chi mi conosce sa perfettamente che una mia reazione viene sempre generata da una provocazione. Sentire che un calciatore alle prime armi, ma con grandi doti, offenda ripetutamente i miei tifosi, la mia città, il mio senso di appartenenza a Roma, oltre a me personalmente, dicendomi che sono finito, è insopportabile. Non vuole essere una giustificazione, ma è semplicemente la verità di quello che è accaduto. Non si può tollerare che 'lui' abbia sempre la possibilità di provocare tutti, compresi i suoi tifosi e quelli avversari e che nessuno prenda in considerazione preventivamente i suoi atteggiamenti. Come ripeto ho sbagliato, sarò sanzionato, ma ho avuto una strana sensazione. Al momento della mia espulsione non c'è stato nessun mio avversario che abbia preso le difese...di 'lui. Questo qualcosa mi fa pensare".

Un capolavoro. Chiunque abbia scritto queste righe a Totti merita un pubblico riconoscimento. Chi lo conosce? Chiedete a Poulsen, Galante, Colonnese, tanto per fare degli esempi. Stando alla sua ricostruzione, Francesco Totti si è vestito da cavaliere della città eterna e l'ha difesa contro l'invasore barbaro. Grazie, per carità, ma non ce n'era bisogno. Chi scrive è romano, e non si sente offeso affatto da Balotelli, anzi. Inoltre bisogna anche sottolineare l'aspetto più importante di tutti. Mondiali 2006, la Finale. Zidane viene provocato da Materazzi e lo colpisce con una testata. La stampa, il giorno dopo, crocifigge giustamente Zidane. Finale di Coppa Italia, maggio 2010. Totti stende Balotelli con un calcio dopo essere stato provocato. La stampa gli offre due pagine per il suo personale delirio di onnipotenza. D'altronde, Balotelli ormai dovrà scendere in campo con un bavaglio, perchè bisognerà prendere preventivamente in considerazione i suoi atteggiamenti! L'uso della parola "preventivamente" è inquietante: Totti sarebbe sceso in campo con l'intenzione di dare una lezione a quel giocatore? Vorremmo una risposta in tal senso. Da ultimo il doppio capolavoro: una dicitura super sgrammaticata solo per non nominare il suo avversario (ricorda tanto il Veltroni perdente della campagna elettorale del 2008, il riferimento non è casuale e tra poco capirete perchè) e la bugia più grande. Non è vero che i giocatori dell'Inter non hanno difeso Balotelli. Guardate le riprese: appena Totti lo stende, Milito si gira verso l'arbitro per richiamare l'attenzione; mentre Totti esce dal campo arriva Maicon che si fa di corsa tutto il campo per sincerarsi della salute del compagno. Non l'hanno difeso, caro Pupone, perchè l'arbitro aveva fatto il suo dovere espellendoti, e ai veri campioni va bene così. Ma il discorso su Balo deve esaurirsi con una domanda che non troverà mai risposta: se il colpevole da castigare era solo il numero 45, perchè Totti ha prima calciato Milito e poi Thiago Motta? Loro nemmeno c'erano l'anno scorso quando Mario fece la linguaccia! Mistero della fede.

"Vorrei precisare anche altre cose. L'argomento politici e vip. Tanti si sono scatenati in commenti e giudizi pesanti. Questi personaggi sono quelli che dal calcio traggono solo vantaggi e visibilità (...). Ma non ho mai visto nessuno di loro chiedere un autografo o una maglia ad un delinquente. Da alcuni di loro, in questo caso - e non è la prima volta - come tale sono stato trattato".

Buongiorno Francesco, benvenuto sulla Terra, anzi, in Italia. Totti, dopo giorni di assurde interpellanze parlamentari su Lazio-Inter, si sveglia e si accorge che i politici cercano solo applausi, vantaggi e visibilità. Povero ingenuo pupetto. Eppure lui è stato il primo a vendersi ai politici, con il suo messaggio per Rutelli, o l'amicizia con Veltroni (citato prima non a caso, sembra avergli insegnato il mestiere), o la recente foto scattata a Trigoria con la Polverini. Sono i politici che hanno contribuito a creare il personaggio - Totti. Sono i vip come Costanzo che gli hanno permesso di apparire in televisione e di pubblicare i libri delle barzellette. Sono tutti loro che lo hanno fatto diventare ambasciatore dell'Unicef. Già. L'Unicef, che si occupa di bambini...Francesco, dato che ricopri questo ruolo, pensa al male che hai fatto a tutti i bambini che mercoledì sera ti hanno guardato e si sono sentiti traditi da te, oppure hanno avuto voglia di emularti. Un ambasciatore Unicef regala sogni, non calci. Che vergogna.

"Alla finale di Coppa Italia si è arrivati dopo quindici giorni di polemiche. A cominciare dal derby, dove tutto è stato strumentalizzato per la mia esultanza, di cui mi sono subito scusato. La vittoria a Parma, con la speranza che si era riaccesa e il giorno successivo con Lazio - Inter. Su quella partita noi romani e romanisti ci siamo già espressi. Infine si è arrivati alla partita con l'Inter, che tutti aspettavano e che tutti - sottolineo tutti - ci hanno chiesto di giocare con temperamento e aggressività agonistica".

Ma che stupidi, ancora perdiamo tempo a parlarne! La soluzione del caso è semplice, la colpa è di Lazio - Inter! D'altronde, anche la crisi economica potrebbe essersi verificata per Lazio - Inter, che fra l'altro ha causato anche la catastrofe della macchia di petrolio sulle coste dell'America. Già, Totti riesce a dare la colpa alle polemiche, dimostrando di non avere pudore. La sua esultanza post derby, quindi, è stata strumentalizzata. Ok. Però è poi lui il primo a strumentalizzare la partita fra Lazio ed Inter per pararsi il deretano, senza peraltro riuscirci. Da questo passaggio poi prova ad esprimere un concetto di simbiosi fra "romani" e "romanisti". No Francesco, romani sono tutti gli abitanti di Roma, i romanisti sono i tifosi della Roma. E' diverso, perchè la città non la pensa tutta come te. Roma non è di Francesco Totti, questo deve essere chiaro. Ultima cosa: temperamento ed aggressività non vogliono dire rincorrere gli avversari che sono più forti di te per riempirli di calci. Hai 34 anni, tante stagioni alle spalle, ed ancora non l'hai imparato? Peggio per te, noi queste cose le sappiamo. Ed è inutile che i tuoi giornali di fiducia ti facciano scrivere fiumi di parole inutili. Tanto, alla fine della fiera, la tua figuraccia l'hai fatta e, come vedi, continui a farla.

giovedì 6 maggio 2010

L'Inter conquista il primo "titulo"



La Finale di Coppa Italia è stata dura, spigolosa, ruvida, ma alla fine ha visto trionfare la squadra che è oggettivamente più forte. Prima di lasciarci andare ad un commento stigmatizzante dei fattacci di ieri sera, analizziamo il match da un punto di vista tattico. Pronti, via e subito Burdisso atterra Sneijder, che dovrà chiedere immediatamente il cambio. Niente paura però: entra infatti Mario Balotelli, pronto a giocare una delle sue migliori partite stagionali. La tensione in campo c'è, si vede e si sente. Viene annullato un goal a Milito per un fuorigioco che se c'è è questione di centimetri. In quel momento Mou si avvicina ad un funzionario di campo per sbirciare il replay nel monitor, dando vita ad una scena divertente. Si prosegue sui binari della tensione, con Julio Cesar che salva capra e cavoli su un cross pericoloso di Taddei e Perrotta che di testa manda a lato di poco. Dall'altra parte Milito e Thiago Motta si scambiano il pallone nello stretto, solo che quest'ultimo avrebbe tre compagni da servire ma crossa malissimo. Al quarantesimo minuto l'Inter va in vantaggio con un goal favoloso di Milito che prende palle, si libera dei marcatori ed esplode la botta. E' davvero il suo anno: l'argentino è senza dubbio fra i cinque attaccanti più forti del Mondo, ed ha ancora tre partite per scalare questa classifica. Si va al riposo sulla scia delle scaramucce fra Mexes e Materazzi: il difensore dell'Inter parla di "due cazzotti", noi invece alla tv ne vediamo sicuramente uno, che però viene sanzionato solo con giallo.
Il secondo tempo vede Ranieri sostituire Pizarro e Burdisso con Totti e Motta, salvo poi far entrare Menez per Toni. La Roma a questo punto si getta in avanti e crea solo due occasioni: incredibile il tap-in mancato di Juan, più difficile il diagonali di Vucinic. Da lì in poi sarà solo Inter, con Balotelli in grado di prendere palla sul lato sinistro dell'attacco e saltare quanti giocatori vuole senza il minimo sofrzo. Ma eccoci al finale turbolento. Comincia Taddei, che per ben due volte entra in maniera molto scomposta su Thiago Motta, e ne esce fuori solo un giallo. Conclude Totti, che all'ennesima serpentina di Balotelli, lo rincorre per 20 metri e gli assesta un calcione alla gamba destra, rischiando di infortunare seriamente l'avversario. Arriva il rosso diretto, e ci mancherebbe altro. Si spera in sanzioni pesanti, ma ne parleremo a breve. Ad ogni modo a questo punto la partita è ormai già storia, non servono a nulla i tre minuti di recupero, ed al fischio finale un invasore di campo solitario va a puntare Cambiasso, senza per fortuna raggiungerlo. La cronaca si ferma qui, i commenti da fare sono tanti.

Partiamo dal punto di vista tattico. Mourinho con lode, Ranieri insufficiente. L'Inter è scesa in campo praticamente senza Sneijder e senza Pandev, ma è riuscita comunque a disegnare un bel gioco fluido, soprattutto sulla fascia destra, dove l'asse Zanetti - Maicon fa davvero paura. Da quella parte Riise ha sofferto davvero tanto, ed infatti i pericoli maggiori sono arrivati dalla sua parte, dove Milito ha affondato per il goal. Poi per carità si aggiunga anche che la difesa era rattoppata come non mai (Materazzi e Cordoba titolari) ma ha retto ad un urto, per la verità, molto sterile.
La Roma è scesa in campo male, malissimo, per colpa di alcune scelte quanto meno opinabili di Ranieri. Perchè Toni dall'inizio? Siamo convinti che il mister giallorosso se lo stia ancora chiedendo. Luca Toni è un ripudiato da una squadra che si trova in Finale di Champions League, ha praticamente vinto la Bundes e si sta prendendo la Coppa Nazionale. E' un giocatore in difficoltà, il suo fisico non regge come ai bei tempi, somiglia ad un caterpillar fermo piantato sulle motrici. Anche Totti è in fase nettamente calante, non c'è dubbio, ma oggi è un pochino più in forma, a Parma aveva fatto bene, e quindi ci si aspettava la sua presenza dal primo minuto. Poi togliere Pizarro all'inizio del secondo tempo, in una partita in cui già il gioco latitava di suo è un suicidio, è un consegnarsi agli avversari tipo vittima sacrificale in un rito di vestali. Sono due le sconfitte recenti della Roma, e su tutt'e due c'è l'ombra delle scelte sbagliate da Ranieri. Sarà un caso? E perchè mister Claudio non ha strigliato i suoi che, mettendola sul fisico, non hanno fatto altro che favorire l'Inter? La verità è che ieri sera si è vista la Roma dello scorso anno, quella che finiva praticamente tutte le partite in dieci grazie al nervosismo esagerato di gente come Mexes, Totti e De Rossi.

E' finalmente giunto il momento dell'analisi ambientale. L'abbiamo detto in cronaca, si è partiti subito con la violenza gratuita e così si è continuato. Però permetteteci di stigmatizzare la non professionalità di colui il quale, chiunque sia, ha fatto partire l'inno della Roma all'ingresso delle squadre in campo. Signori, l'Olimpico ieri sera era sede della Finale come campo neutro. Un pò di serietà, e che diamine! Ma ovviamente tutto questo sarà dovuto agli strascichi di Lazio-Inter, come sottolineano ad ogni collegamento i giornalisti Rai, ieri sera davvero indegni ed offensivi nei confronti della loro professione. E poi c'è il gesto di Totti, un intervento di una violenza inaudita e totalmente gratuito. Lo stesso Francesco Totti che in tv appare come l'ottimo padre di famiglia che fa la collezione di cellulari. Lo stesso Francesco Totti che è ambasciatore dell'Unicef, non ce lo scordiamo. Lo stesso Francesco Totti che ci è stato imposto dai media come esempio per i giovani calciatori, per i padri, per i figli, per i nonni, per gli zii, per tutti. Come la carta stampata italiana ha rovesciato litri di inchiostro offensivo su Zidane dopo la capocciata a Materazzi (giustamente), lo stesso si dovrebbe fare con Totti, ma questo non accadrà, perchè lui è "Il Capitano", e poverino, era frustrato perchè non giocava dall'inizio, ed un gesto di nervosismo in una partita del genere ci può stare (così De Rossi a precisa domanda), e quindi non prendiamocela con lui. Beh certo, prendiamocela con Lazio - Inter, che è la madre di tutti i mali che si sono succeduti a cascata. Complimenti, davvero, a tutti i moralisti di questi giorni. Speriamo che quanto accaduto ieri vi possa tappare la bocca, se non per sempre, almeno per qualche giorno.

mercoledì 5 maggio 2010

La Juve porta un anno di ritardo


Analizziamo oggi il passato recente ed il futuro prossimo della grande delusione di quest'anno, la Juventus. Stagione a dir poco travagliata quella dei bianconeri, che in Estate si apprestavano a consegnare le chiavi del progetto tecnico a Ciro Ferrare ed andavano pesantemente sul mercato investendo 50 milioni di euro per acquistare Felipe Melo e, soprattutto, Diego. Non si può negare che le prime uscite sembravano aver dato ragione alle decisioni prese dalla società bianconera: è ancora negli occhi di tutti quel roboante 3-1 inflitto alla Roma all'Olimpico, nell'ultima apparizione spallettiana. Quella sera i commenti erano unanimi, anche giustamente: la Juve era diventata ufficialmente l'anti-Inter e Diego si consacrava come stella assoluta del nostro calcio, anzi come l'uomo che avrebbe potuto dare maggiori attenzioni ad un campionato italiano colpevole, secondo la stampa straniera, di essere diventato un cimitero di elefanti. Gli juventini camminavamo ad un metro da terra, le speranze erano tante. Poi, in poco, pochissimo tempo, iniziavano ad avvertirsi i segnali del crollo. La Juventus arrancava, nonostante le cinquine rifilate ad Atalanta e Sampdoria, e molti giocatori deludevano. Su tutti, Fabio Cannavaro e Fabio Grosso, entrambi di ritorno in Italia dopo esperienze all'estero, facevano crescere seri dubbi sulla loro utilità, anche in chiave Sudafrica 2010. Si arriva però a dicembre ed alla partita, sentitissima, contro l'Inter. E' l'ultima botta d'orgoglio della Juve, che batte la corazzata di Mourinho con il risultato di 2-1. Il secondo goal, quello di Marchisio, è forse la cosa più bella di quest'anno, l'unico ricordo che rimarrà nelle menti dei depressi tifosi juventini.

L'inizio della fine coincide con la sconfitta contro il Catania, in casa, nell'ultima giornata del 2009. Arriverà anche l'eliminazione, umiliante, dalla Champions per mano di un Bayern che è poi sì arrivato in Finale, ma che in quel periodo non brillava certo come adesso. Quella sera la Juventus cadde con un sonoro 4-1 a Torino. Infine l'eliminazione dalla Coppa Italia via Inter, le dimissioni di Ferrara, l'arrivo di Zaccheroni ed anche la perdita del treno Champions, nonchè l'eliminazione dall'Europa League patita a vantaggio del Fulham. Proviamo a capire insieme il perchè di tutto questo.

La Juventus ha dimostrato in questi anni di ritorno in serie A di non aver mai avuto le idee chiare sul progetto tecnico. La squadra ormai è piena zeppa di veterani, e le forze fresche faticano terribilmente a sbocciare. Una difesa che schiera Zebina, Grosso, Cannavero, Legrottaglie, Grygera ed il solo Chiellini come giocatore di livello, non può dare certezze. Buffon è un grandissimo portiere e quando è stato in campo l'ha dimostrato, ma appunto gli infortuni l'anno frenato anche quest'anno. A centrocampo, poi, si sono verificati i due flop mostruosi: Felipe Melo è l'antitesi totale del giocatore visto a Firenze, dato che non mette più nemmeno la grinta nei contrasti e sbaglia tutto ciò che si può sbagliare (cederlo potrebbe essere un'idea); per Diego il discorso è diverso e lo affrontiamo più dettagliatamnte. Innanzitutto, al brasiliano ancora non è stato trovata una posizione in campo: a parere di chi scrive, questo giocatore agirebbe bene da seconda punta, o da trequartista, ma ha bisogno di attaccanti mobili accanto a sè, tant'è che con Iaquinta sembra essersi trovato bene, ma con Amauri e Trezeguet no. Molto pericoloso è il dualismo con Del Piero. Ma ad ogni modo il problema va risolto, perchè un altro anno di Diego così così non è tollerabile, per ciò che questo giocatore è costato e per le aspettative che genera. Insomma, la domanda è: si deve cedere Diego? Si potrebber rispondere così: solo per un giocatore top class, tipo Ribery. Altrimenti si tiene e ci si lavora, con un tecnico che possibilmente possa apprezzare le sue qualità.

Già, perchè l'anno prossimo comincerà il nuovo ciclo Juve, che doveva cominciare già da questa stagione, ed ecco spiegato il titolo, che parla di "un anno di ritardo". Quest'estate succederà quello che sarebbe dovuto succedere 365 giorni prima. Andranno via i senatori, con Buffon che sembra già su un aereo direzione Mancherster (più City che United) e Camnoranesi che prenota un posto a Marsiglia. Anche Sissoko potrebbe andare in Francia (Bordeaux), mentre bisognerà decidere il destino di Cannavaro.
La guida tecnica verrà affidata ad un allenatore degno di questo nome, non importa se Benitez o Mancini, mentre la società ha già avuto il cambio di presidente, accogliendo a braccia aperte il ritorno di un Agnelli alla carica di presidente. Inoltre, ed è questa forse la cosa più importante, arriverà Marotta ad occuparsi del mercato, dopo essersi distinto per il lavoro svolto alla Samp, al posto di un Alessio Secco che ha deluso oltre il lecito.
Queste mosse, nonostante il colpevole ritardo, daranno alla Juve la possibilità di tornare in alto e, forse, ricuciranno lo strappo che è divenuto imbarazzante con i tifosi. L'estate ci consegnerà di nuovo una Juve come anti-Inter?

martedì 4 maggio 2010

Colazione Romana


Roma, 4 maggio 2010. Sono passate più di 24 ore dalla partita che, a detta dei principali organi di informazione, ha fomentato l'odio nella Capitale ed è stata la "vergogna del calcio italiano". Sono le 8.30 del mattino, in un bar nel centro di Roma un cliente abituale (il sottoscritto, nda) entra per fare colazione.
Andrea:"Ciao Dani, buongiorno".
Daniele:"Oh lazialò, buongiorno a te".
A:"Come va? Hai smaltito la delusione?".
D:"Ma che delusione, e chi se lo aspettava un regalo da voi, anzi chi lo voleva!".
A:"Dai che un pò c'hai creduto".
D:"No no, io nemmeno l'ho vista la partita domenica sera".
A:"Hai fatto bene, tanto alla fine si sapeva, con il pareggio dell'Atalanta non ci sarebbe stato neanche un motivo per battere l'Inter".
D:"C'hai ragione, è normale, ci sta, e poi se perderemo lo scudetto sarà solo per colpa della sconfitta con la Samp".
A quel punto, un altro barista si gira verso di me e mi dice:
"Però mi devi spiegare come si fa a tifare contro la propria squadra".
A:"Ma guarda che non è un tifo contro la propria squadra, è un tifo contro i rivali, e se per tifare contro devi sopportare una sconfitta, peraltro abbastanza ininfluente, il sacrificio non è poi immenso".
Allora il barista:"Sì ma quei fischi a Muslera...".
A:"Ma non erano fischi, era un'esortazione, del tipo 'Nando, che ti impegni a fare, lascia perde'!".
A quel punto ci mettiamo tutti a ridere, consci del fatto che questa partita di pallone è tutto tranne che la tragedia che giornali, radio e televisioni stanno partorendo in questi giorni. Ancora io attacco il discorso.
A:"Oh ragazzi comunque domani c'è la finale di Coppa Italia eh".
D:"Ah sì, l'Inter deve sta attenta perchè noi semo avvelenati".
A:"Occhio eh, che io sto organizzando una bella gufata".
Io e Daniele ci guardiamo e di nuovo ci mettiamo a ridere e ci battiamo il "cinque".
Poi mi avvicino alla cassa.
A:"Caffè e cornetto, al solito".
D:"Sì grande, grazie, che facciamo ci vediamo dopo?"
A:"Beh un caffè a metà mattinata me lo vengo a prendere, così ci facciamo altre due chiacchiere".
Stretta di mano, saluti a tutti e si comincia una giornata.

Roma non è un inferno. Roma è una città che vive di sfottò, prese in giro, pianti e risate, odio e amore. Ma alla fine siamo tutti sempre le stesse persone. Giochiamo, scherziamo e ci vogliamo bene. Chi fomenta la violenza e l'odio non sono coloro che si prendono in giro, sono solo quelli che ne parlano a tutte le ore, condannando tutto ciò che accade in questo microcosmo e gridando all'illecito appena ne hanno la minima possibilità. Con questo breve racconto si vuole lanciare un messaggio, che tutto resti com'è, perchè nessuno può toglierci la bellezza della presa in giro, dela felicità e della "rosicata", come si dice da queste parti. Perchè questa è Roma, questi sono i tifosi della Roma e della Lazio. E nessuno può permettersi di giudicare.

lunedì 3 maggio 2010

Il commento


Come già anticipato nel corso della settimana passata, prosegue la rubrica che analizza l'ultimo turno di campionato. Di carne al fuoco, oggi, ce n'è davvero moltissima, quindi tuffiamoci subito nell'attualità, con la premessa che lasceremo per ultima l'analisi del posticipo serale fra Lazio ed Inter.

A due turni dalla fine, la Roma riesce a vincere a Parma ed a continuare l'inseguimento, che altrimenti sarebbe divenuto disperato. Partenza lanciata degli uomini di Ranieri che segnano con Totti e poi raddoppiano nel finale con Taddei, facendo risultare inutile il goal di Lanzafame. Per una squadra di calcio, questo è il copione migliore possibile: si segna all'inizio e poi si chiude la partita nel momento migliore degli avversari. Da rivedere il goal di Totti, viziato da un probabile fallo di mano. Ciò non toglie che la Roma abbia meritato di vincere la partita, ma non toglie nemmeno il fatto che il Parma abbia fatto soffrire gli ospiti per almeno mezz'ora, e che questo certifica il debito d'ossigeno giallorosso. Ed in questa settimana c'è anche la finale di Coppa Italia, che toglierà altre energie, fisiche e psichiche.

Passiamo alla zona Champions, che troviamo esattamente come avevamo lasciato. O meglio, anche la matematica ci assicura che la rincorsa al quarto posto è una cosa fra Sampdoria e Palermo. Napoli e Juve sono fuori dalla lotta. E domenica prossima ci sarà lo scontro diretto alla Favorita. La bilancia sembra pendere leggermente verso i rosanero di Delio Rossi, che potranno approfittare del fatto di giocare in casa, dove hanno realizzato delle imprese straordinarie, mentre all'ultima giornata faranno visita ad un'Atalanta che probabilmente sarà retrocessa. Insomma, l'operazione sorprasso è possibile. La Samp, però, conferma di avere un Cassano in grande forma e si sbarazza agevolmente del Livorno.
La Juve pareggia anche a Catania e adesso deve assolutamente evitare di arrivare settima, perchè se così fosse dovrebbe fare gli orrendi preliminari di Europa League in programma a fine luglio. Lo stesso discorso vale per il Napoli, ora sesto, ma va visto in maniera diversa. Per la squadra di Mazzari è il vero ritorno in Europa dopo la parentesi di due anni fa, mentre per la Juve è lo specchio di un anno da buttare.

Giochi quasi chiusi in zona retrocessione. Il Siena fa compagnia al Livorno e, nell'annus horribilis del calcio toscano, se ne va in serie B con due giornate d'anticipo. L'Atalanta, in una partita incredibile,perde le residue speranze, ma per la matematica è ancora in serie A. Assurdo quello che è successo ieri a Bergamo. In rapida successione, Valdes ha sbagliato un rigore; Guarente ha segnato un goal che pesa molto sulla coscienza di Viviano, portiere del Bologna; Tagliavento, da molti definito il miglior arbitro italiano (non da chi scrive, nda), prima assegna un rigore ai felsinei e per le proteste conseguenti espelle Pellegrino, poi revoca il rigore, ma l'espulsione resta (pura follia); da ultimo, Peluso infila la palla nella propria porta e permette al Bologna di pareggiare e salvarsi. Già, perchè l'Atalanta ora per restare in serie A deve vincere entrambe le partite (a Napoli ed in casa con in Palermo) e sperare che Lazio e Bologna non facciano due punti nelle restanti due gare.

Ma veniamo finalmente a Lazio - Inter, la partita che pare aver scandalizzato tutti i finti benpensanti che purtroppo hanno colonizzato televisioni, radio e giornali sportivi. Ebbene, da un punto di vista tecnico non ci poteva proprio essere partita. L'Inter ha dimostrato di essere immensa quando ha voluto accelerare, e solo un grandissimo Muslera ha evitato la goleada. Poi è regola aurea del calcio che il goal alla fine del primo tempo taglia le gambe a chi insegue, ed a questo è valso lo stacco preciso di Samuel. Ma non facciamo gli ipocriti, come molti, troppi, stanno facendo in queste ore, ed analizziamo la questione dal punto di vista della tanto declamata sportività. E' evidente che il pareggio dell'Atalanta nel pomeriggio ha fatto perdere alla Lazio qualsiasi motivazione a dare il fritto per strappare almeno un punto alla corazzata di Mourihno, ed è altrettanto evidente che i punti salvezza non si devono fare contro l'Inter, ma contro Livorno ed Udinese, ammesso che alla fine ce ne sia bisogno. Ed allora perchè la squadra biancoazzurra doveva per forza fare un regalo alla Roma? Questo è un primo punto che solo chi è al centro di simili dinamiche può capire. Ma proviamo a spiegarla anche da un altro punto di vista, più oggettivo.
Se non ricordiamo male, nessuno si è lamentato per la condotta del Bari nella recente partita contro la Roma, nella quale gli uomini di Ventura non sono scesi in campo proprio con il coltello tra i denti. Ma non è una cosa strana. Si veda Chievo -Napoli di ieri, con i partenopei che dovevano vincere e l'hanno fatto ed i mussi volanti che non hanno più nulla da chiedere al campionato. Come farà il Cagliari domenica all'Olimpico contro la Roma. Sono dinamiche del calcio, chi non ha motivazioni forti lascia spazio a chi, invece, le ha. E questi benpensanti se ne accorgono solo ora?
Ultime due annotazioni. La prima: è incredibile sentire i rappresentanti della Roma condannare il comportamento, a detta loro, antisportivo della Lazio dopo che Totti per ben due volte con il pollice verso ha augurato la retrocessione ai biancocelesti (è un gesto sportivo questo?), dopo che De Rossi ha dichiarato di aver versato lacrime di gioia per la sconfitta della Lazio con il Catania ed a fronte del forte indebitamento della società della dr.ssa Sensi. Insomma, chi è senza peccato scagli la prima pietra. Seconda considerazione: davvero bello vedere allo stadio bambini dell'Inter accanto a tifosi della Lazio e viceversa, senza il minimo segno di tensione o la minima paura che potesse succedere qualcosa. Possibile che solo fra tifoserie gemellate debba regnare questo clima, che invece dovrebbe essere la normalità?

sabato 1 maggio 2010

L'Inter torna sul palcoscenico più ambito


Dopo ben 38 anni, grazie ad una squadra eroica guidata da un autentico condottiero, l'Inter è in Finale di Champions League, e se la vedrà contro il Bayern Monaco, al quale abbiamo dedicato l'ultimo post. Per par condicio, e per iniziare insieme il lungo countdown che ci porterà a Madrid sabato 22 maggio, analizziamo anche l'Inter, con una chiosa sul valore nazionale che il cammino di questa squadra indubbiamente ha.

Tatticamente, l'Inter ha dimostrato di saper interpretare ogni tipo di partita. Protagonista di un girone pessimo, superato solo grazie ad una zampata di Sneijder in piena zona cesarini in quel di Kiev, la compagine nerazzurra ha pescato il Chelsea negli ottavi di finale. E si è adattata al ruolo di sfavorita, cioè di squadra che a tutti i costi doveva usufruire nel migliore dei modi della gara di andata fra le mura amiche. Così è stato, come poi è accaduto anche contro Cska Mosca e Barcelona, ma il vero capolavoro tattico di Mourinho lo si è visto nella gara di ritorno proprio contro gli inglesi di mister Ancelotti. Quella sera l'Inter si presento a Stamford Bridge con 3 mezzepunte (Eto'o, Sneijder e Pandev) ed una punta vera (Milito), con l'intenzione di attaccare, e non di difendere il risultato. Morale della favola: Chelsea spiazzato, vittoria Inter e tanti saluti alla regina. Quindi, la capacità della squadra di Mourinho di saper interpretare il gioco offensivo era divenuta chiara a tutti.
Facciamo un salto ed arriviamo alla stretta attualità. L'Inter batte il Barça 3-1 nella semifinale di andata e vola in Catalogna. Dopo pochi minuti, Thiago Motta viene espulso con la collaborazione di un Busquets degno della prima alla Scala, o di un Oscar come miglior attore protagonista. Ecco che si realizza il capolavoro all'incontrario: l'Inter delle tre mezzepunte più una punta diventa una squadra di 10 difensori, arroccati, un fortino a difesa di Julio Cesar. Fortino che, come sapete, alla fine reggerà.
Lo spirito di sacrificio che pervade la squadra si vede da questi segnali: giocatori come Eto'o e Milito che se ne infischiano della fase offensiva e si schiacciano in difesa, senza poter fare ciò per cui vivono (attaccare). I terzini che rinunciano a spingere, i centrocampisti che non si inseriscono. Perchè l'obiettivo, di tutta la squadra, è Madrid, e poco importano i sofismi o le prestazioni dei singoli.

Analizzando tutti i reparti, non possiamo che stropicciarci gli occhi. La difesa è una linea Maginot insuperabile: Julio Cesar, ottimo portiere, ultimamente un pò alterno nel rendimento; Lucio & Samuel, l'invalicabile muro sudamericano; Maicon e Zanetti, la fase difensiva e la spinta in attacco, tutto in due soli giocatori. Il centrocampo regala due mediani di spicco come Cambiasso e Stankovic (Motta sarà squalificato), che nel nuovo modulo sono un pò più sacrificati in copertura rispetto al passato. Bello il trio delle seconde punte, con Eto'o che la Champions l'ha già vinta, Sneijder che torna a Madrid da rimpianto assoluto dei blancos e Pandev che è passato dalla gabbia di Formello al Bernabeu. E lì davanti troviamo il Principe, attaccante moderno, dotato di velocità, potenza ed altruismo, nonchè di un senso della posizione più unico che raro.
Insomma, una grandissima squadra, che può davvero coronare un sogno.

Un'ultima annotazione sull'importanza di questa finale. Mai come stavolta l'Inter rappresenterà l'Italia intera, perchè nello scontro diretto contro una tedesca, il Bayern, ci si gioca il quarto posto per andare ai preliminari di Champions. Il ranking è impietoso, in questo momento la Germania è davanti all'Italia. Ed allora forza Inter, a prescindere dal tifo del cuore. Anche perchè questa squadra è una delle poche che sanno emozionare davvero tutti gli appassionati di calcio!