martedì 4 maggio 2010

Colazione Romana


Roma, 4 maggio 2010. Sono passate più di 24 ore dalla partita che, a detta dei principali organi di informazione, ha fomentato l'odio nella Capitale ed è stata la "vergogna del calcio italiano". Sono le 8.30 del mattino, in un bar nel centro di Roma un cliente abituale (il sottoscritto, nda) entra per fare colazione.
Andrea:"Ciao Dani, buongiorno".
Daniele:"Oh lazialò, buongiorno a te".
A:"Come va? Hai smaltito la delusione?".
D:"Ma che delusione, e chi se lo aspettava un regalo da voi, anzi chi lo voleva!".
A:"Dai che un pò c'hai creduto".
D:"No no, io nemmeno l'ho vista la partita domenica sera".
A:"Hai fatto bene, tanto alla fine si sapeva, con il pareggio dell'Atalanta non ci sarebbe stato neanche un motivo per battere l'Inter".
D:"C'hai ragione, è normale, ci sta, e poi se perderemo lo scudetto sarà solo per colpa della sconfitta con la Samp".
A quel punto, un altro barista si gira verso di me e mi dice:
"Però mi devi spiegare come si fa a tifare contro la propria squadra".
A:"Ma guarda che non è un tifo contro la propria squadra, è un tifo contro i rivali, e se per tifare contro devi sopportare una sconfitta, peraltro abbastanza ininfluente, il sacrificio non è poi immenso".
Allora il barista:"Sì ma quei fischi a Muslera...".
A:"Ma non erano fischi, era un'esortazione, del tipo 'Nando, che ti impegni a fare, lascia perde'!".
A quel punto ci mettiamo tutti a ridere, consci del fatto che questa partita di pallone è tutto tranne che la tragedia che giornali, radio e televisioni stanno partorendo in questi giorni. Ancora io attacco il discorso.
A:"Oh ragazzi comunque domani c'è la finale di Coppa Italia eh".
D:"Ah sì, l'Inter deve sta attenta perchè noi semo avvelenati".
A:"Occhio eh, che io sto organizzando una bella gufata".
Io e Daniele ci guardiamo e di nuovo ci mettiamo a ridere e ci battiamo il "cinque".
Poi mi avvicino alla cassa.
A:"Caffè e cornetto, al solito".
D:"Sì grande, grazie, che facciamo ci vediamo dopo?"
A:"Beh un caffè a metà mattinata me lo vengo a prendere, così ci facciamo altre due chiacchiere".
Stretta di mano, saluti a tutti e si comincia una giornata.

Roma non è un inferno. Roma è una città che vive di sfottò, prese in giro, pianti e risate, odio e amore. Ma alla fine siamo tutti sempre le stesse persone. Giochiamo, scherziamo e ci vogliamo bene. Chi fomenta la violenza e l'odio non sono coloro che si prendono in giro, sono solo quelli che ne parlano a tutte le ore, condannando tutto ciò che accade in questo microcosmo e gridando all'illecito appena ne hanno la minima possibilità. Con questo breve racconto si vuole lanciare un messaggio, che tutto resti com'è, perchè nessuno può toglierci la bellezza della presa in giro, dela felicità e della "rosicata", come si dice da queste parti. Perchè questa è Roma, questi sono i tifosi della Roma e della Lazio. E nessuno può permettersi di giudicare.

2 commenti:

  1. Sei sicuro che non t'abbiano messo il guttalax nel caffè?

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  2. Credo di no, o comunque non ha ancora fatto effetto.

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