lunedì 24 maggio 2010

Il cielo è neroblu


Madrid, 22 maggio 2010. La partita perfetta, il trionfo dei singoli e del collettivo allo stesso tempo, sotto la guida di un condottiero inarrestabile. L'Inter batte il Bayern Monaco con un secco e perentorio 2-0 e riporta la Champions ad Appiano dopo 45 anni. Inutile ripercorrere la cronaca della partita, dato che gli highlisghts li abbiamo visti tutti più e più volte. Proviamo ad analizzare il match tecnicamente. Il Bayern non si presenta con molte novità, è da subito evidente che la pietra angolare della squadra tedesca si chiama Arien Robben, che da subito prova ad attaccare un Chivu in difficoltà. Il problema, però, è che Olic gira a vuoto nella morsa di Lucio e Samuel, e Mueller prova a fargli qualche spazio senza però riuscirci fino in fondo. La difesa, poi, lascia davvero tanto a desiderare. De Michelis e Van Buyten soffrono tanto le verticalizzazione dell'Inter, e forse sarebbe stato più utile affiancare ad uno dei due un centrale più veloce. Lahm non si concede molte sortite offensive, preoccupato com'è da Pandev e da Sneijder, che è davvero bravo ad allargarsi sulla sinistra. Badstuber appare ancora inadeguato per questi palcoscenici. Bene invece a centrocampo Schweinsteiger e Van Bommel, che reggono molto bene il confronto, creando anche qualche grattacapo dalle parti di Julio Cesar.

Mourinho dal canto suo mette in campo l'unica Inter possibile, cioè quella che ha battuto nell'ordine Chelsea, CSKA Mosca e Barcelona. Julio Cesar si scorda della papera con il Siena, che a momenti costava lo scudetto, e si rende protagonista di almeno quattro parate decisive. La difesa, la solita difesa, manifesta una grande potenza al centro, con Lucio e Samuel, ma soffre qualcosina sulle fasce. Maicon ha facoltà di sganciarsi, perchè dalle sue parti si aggira Mueller che non cerca la profondità. Chivu e Zanetti devono occuparsi in due del nemico pubblico numero uno, il buon Robben, che attira sistematicamente su di lui il raddoppio dei due interisti. Cambiasso è diga e propositore allo stesso tempo, mentre Eto'o gioca con la solita recente umiltà, lui che è alla seconda Champions consecutiva. Pandev dalla gabbia di Formello si ritrova nel Bernabeu: il salto è da vertigine, ma lui resiste bene, ed anzi impegna Butt chiamandolo al miracolo ad inizio di ripresa. Restano loro due, gli artefici della vittoria del Santiago Bernabeu. Sneijder inventa e Milito realizza. Così va il mondo. Vediamo bene i due goal dell'argentino.

Il primo è un capolavoro di senso della posizione e classe. Da un rinvio del portiere, Milito tocca la palla di testa per Wesley e si infila immediatamente nel pertugio giusto. Il pallone, ovviamente, gli torna: è questo il momento della meraviglia, con il Principe che fa un passetto di finta, una sorta di esitation cestistica, e buca Butt. Il secondo goal è da antologia: saltato secco Van Buyten, che sembra avere le radici piantate nell'erba madrilena, e staffilata in diagonale. Game over.

Ha vinto la squadra più forte, nettamente. L'impresa non è stata tanto quella di battere il Bayern, che è pur sempre la squadra campione di Germania, bensì quella di eliminare Chelsea e Barcelona, due squadre che tutti avrebbero pronosticato come protagoniste della serata del Bernabeu. Il merito, anzi, gran parte del merito, va a Mourinho, allenatore superbo, vincente ed onesto. Non è un caso che Mou ha vinto dappertutto: Scudetti e Champions al Porto, Scudetti e Coppe Nazionali al Chelsea, Scudetti, Coppe Nazionali e Champions all'Inter. E' un giramondo, un uomo che dovunque va insegna ed apprende, accende polemiche e destabilizza gli animi dei tecnici avversari. Mette la faccia per la propria squadra e la difende fino alla fine. E poi è sempre rimpianto. E' quasi ufficiale il suo addio all'Inter, andrà al Real Madrid, con l'obiettivo di vincere la Liga subito e la Champions in due anni, proprio come fatto con l'Inter e come avrebbe voluto fare col Chelsea. Probabilmente, quasi sicuramente, ce la farà. Perchè andrà ad allenare Cristiano Ronaldo e Kakà, Benzema e Higuain. E magari qualche regalo da parte di Florentino. Ma questo è il futuro. Ora restano solo le lacrime a coronare il capolavoro di un grandissimo tecnico, che lascerà un vuoto incolmabile nel nostro calcio.

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