martedì 11 maggio 2010

L'aquila deve spiccare di nuovo il volo


Come promesso nel commento di ieri, ci concentriamo sulle prospettive della Lazio, che viene da una stagione terribile e che ripercorriamo ora brevemente. Basta fare un salto indietro di un anno, maggio 2009. Allo Stadio Olimpico la Lazio batte la Sampdoria ai rigori e si aggiudica la Coppa Italia, la quinta della sua storia, conquistando così l'accesso all'Europa League ed alla Supercoppa Italiana. Il ciclo di Delio Rossi si chiude così, e Lotito, dopo giorni di ricerche e candidature, sceglie Davide Ballardini per dare inizio ad un nuovo progetto tecnico. L'avvio del ravennate sulla panchina della Lazio è incoraggiante, dato che a Pechino, contro l'Inter, i biancocelesti conquistano il primo trofeo della stagione 2009-2010, la Supercoppa Italiana, con le reti di Matuzalem e Rocchi (per l'Inter segnò Eto'o). Anche in Europa League si parte bene, con un 3-0 inflitto all'Elfsobrg all'epoca capolista del campionato svedese. Il campionato presenta un pronti via da urlo, con la vittoria in casa con l'Atalanta e la conquista di Verona (2-1 al Chievo). In quel momento la Lazio ha 6 punti in classifica, la Roma 0, ed i tifosi biancocelesti stentano a credere ai loro occhi. Fanno bene. Da lì in poi, dala sconfitta nella partita casalinga contro la Juventus con il goal di Mauri ingiustamente annullato, la Lazio crolla e si verificano le prime crepe. Pandev e Ledesma, i dissidenti, la cui esclusione fino a quel momento era considerata il capolavoro di Lotito, cominciano a farsi rimpiangere. Ballardini perde il controllo della squadra e si lamenta del doppio impegno settimanale, tanto che l'Europa a breve diventa un peso per la Lazio, che conosce umilianti sconfitte anche contro una squadra non molto quotata come il Salisburgo. L'eliminazione dalla seconda competizione continentale diventa realtà in breve tempo, e le cose in campionato vanno anche peggio. Dalla vittoria contro il Chievo prima citata a quella contro il Genoa in casa passano ben 13 giornate senza gloria, divise fra pareggi e sconfitte. All'Olimpico passano tutti, dal Cagliari al Parma fino al Catania. In quel pomeriggio di Febbraio, con Maxi Lopez che brucia la Lazio, si verifica la svolta. Via Ballardini, senza rimpianti, e dentro Reja, allenatore da battaglia. L'ex mister del Napoli si impone, vuole il reintegro immediato di Ledesma e lo ottiene (quello di Pandev non è possibile perchè nel frattempo il macedone vince il contenzioso con Lotito e si accasa a Milano con l'Inter). Con il sudore e con il lavoro Reja tira fuori la Lazio dal terzultimo posto e le permette di salvarsi con 90 minuti di anticipo. In mezzo c'è un ritiro a Norcia con l'allontanamento del motivatore voluto dalla società, c'è un gruppo di nuovo compatto ed una società che decide, finalmente, di mettersi da parte. Probabilmente da questo si deve ripartire. Vediamo come.

L'estate che vivremo a breve si presenta come una tappa fondamentale per la storia futura della Lazio. Gli errori di un anno fa non vanno commessi, e quindi bisogna lavorare su più fronti. Il primo è quello dei giocatori vicini alla scadenza del contratto: si devono rinnovare i vari Mauri e Ledesma, sarebbe ottimo fare lo stesso con Kolarov, ma la situazione del serbo è complicata. Il terzino, infatti, si metterà in mostra ai Mondiali ed alimenterà il suo già ottimo parco di pretendenti. Si parla di Inter e Real Madrid, ma anche di Macnhester City. La cessione di Kolarov non porterebbe ad una sommossa popolare, visti i rapporti complicati del serbo con i tifosi laziali, e sarebbe fonte di buoni introiti, se venduto ad un valore adeguato (a 15 milioni si potrebbe anche chiudere). L'errore da non commettere è quello di sparare alto (Lotito parla a sproposito di 20-25 milioni), perchè poi ci si ritrova senza soldi e con un giocatore scontento, che se vuole può usare l'art. 17 oppure aspettare un anno e svincolarsi senza rinnovare. Proprio come ha fatto Pandev, per il quale Lotito ha rifuiutato delle offerte perchè giudicate basse, e poi l'ha perso a 0 euro. Insomma, sì alla cessione di Kolarov, ma poi i danari devono essere reinvestiti. Vediamo come.

Il reparto sistemato meglio è la difesa. Ottimo portiere Muslera, bene i difensori soprattutto se si continuerà a giocare con il 3-5-2. La Lazio può stare tranquilla con Dias, Stendardo e Radu (ed il romeno deve assolutamente rimanere), e Biava e Diakitè dalla panchina. Non è strettamente necessario, ma se avanza qualche fondo si può pensare a prendere una terza riserva, visto che Siviglia è in scadenza di contratto.
A centrocampo c'è tanto da lavorare. Dando per scontata, anche se non lo è, la permanenza di Ledesma, si deve continuare a puntare su Brocchi e Mauri al suo fianco, nonchè su Lichtsteiner sulla fascia destra. Dato Kolarov in partenza, un suo sostituto deve essere comprato. Bisogna inoltre aggiungere un vice-Ledesma, perchè Baronio è in scadenza, ed anche uno che possa fare la staffetta con Brocchi, che inizierà a sentire il peso dell'età, anche se possiede un cuore immenso. Poi bisognerà valutare le condizioni di Matuzalem, che si rompe con una facilità davvero disarmante.
L'attacco ha una sola certezza, e cioè il capitano Tommaso Rocchi. Floccari è da riscattare, e conoscendo Lotito ci si deve preparare ad una trattativa serrata. Cruz è tutt'altro che sicuro della conferma dopo un anno spento. Zarate...Beh Zarate ha fallito clamorosamente il secondo anno in Italia, ma solo 12 mesi fa è stato pagato ben 20 milioni di euro, e quindi meriterebbe un'altra chanche, se non altro per dare un senso all'investimento. Ma Reja ha dimostrato di preferire altri giocatori al talento di Haedo, ed allora ecco perchè la sua conferma è tutt'altro che certa. E' un discorso da tenere d'occhio.

Questione società. Anche qui bisogna cambiare. Lotito deve continuare a stare nell'ombra, defilarsi sempre più dai vari ruoli di una società di calcio. Deve fare solo il presidente. Tare, invece, deve trovare la sistemazione più adeguata nel quadro societario. Il suo brutto rapporto con lo spogliatoio dimostra la sua inadeguatezza come direttore sportivo, ma è pur vero che delle qualità le ha, perchè è stato lui a pescare Andre Dias in Brasile. Lo vedremmo bene come osservatore e talent scout. Al suo posto, a curare i rapporti fra squadra e società, si parla tanto di Angelo Peruzzi, che accetterebbe di buon grado il ritorno alla Lazio, nonostante ci siano vecchie ruggini con Lotito. Ci sentiamo, da parte nostra, di caldeggiare la presenza di un uomo così importante in un quadro societario allo sbando. Da ultimo, serve anche un direttore tecnico, un uomo che si occupi delle strategie di mercato ed abbia la competenza per farlo. Su tutti i nomi che girano in questi giorni, noi scegliamo Lo Monaco, ora al Catania, per la sua capacità di trovare talenti a prezzi bassi. In alternativa, andrebbe bene Marino, che lo stesso ha fatto nell'Udinese salvo crollare clamorosamente a Napoli. Il sogno resta Corvino, ma i costi sembrano troppo alti.

Insomma, dopo un annus horribilis, l'intenzione è quella di ripartire. Prima di fare tutte le mosse di mercato che abbiamo indicato, però, si deve porre rimedio alla situazione che analizziamo qui in conclusione. La Lazio ha una rosa attualmente composta da più di 30 giocatori. Altri 12 torneranno in estate dai vari prestiti. Gente come Carrizo, Zauri, Artipoli, che a Roma non hanno più nulla da dire. Perciò il primo obiettivo di Lotito e di chi lo affiancherà nella nuova Lazio dovrà essere quello di sfoltire, tagliare i rami. Poi si penserà a tutto il resto. Per spiccare un altro volo.

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