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martedì 1 giugno 2010

Milan e Roma, destini incrociati


In attesa che il mercato entri nel vivo, analizziamo il futuro di due squadre che, a nostro avviso, hanno destini molto simili. Milan e Roma, in alternanza, hanno ricoperto il ruolo di anti-Inter nella scorsa stagione, senza togliere che i giallorossi, alla fine, sono risultati i competitors nettamente più accreditati. Non bisogna però sottovalutare che nei mesi invernali (ok, quando conta di meno) era il Milan ad essersi inserito nella scia dei nerazzurri. Solo che i limiti della squadra di Leonardo sono esplosi tutti insieme nel derby di ritorno, mentre invece la Roma proprio nel secondo derby si trovava nel momento migliore della sua annata. Insomma, vediamo come cambieranno la seconda e la terza in Italia. Con un denominatore comune.

Già, perchè i soldi non ci sono. O meglio, in un caso non ci sono per davvero (leggi Roma), mentre nel secondo ci sarebbero pure ma la presidenza non ha intenzione di svenarsi (vedi Milan). La Roma dovrà fare quello che ha sempre fatto: cedere un cosiddetto pezzo pregiato, ricavarne qualcosina e reinvestire in un mercato intelligente. Due estati fa fu ceduto Mancini all'Inter, vero colpaccio perchè poi il brasiliano è diventato un desaparecido, mentre i giallorossi hanno acquisito per intero Pizarro ed hanno portato a casa Riise e Baptista, nonchè Menez. Lo scorso mercato estivo è stato invece più problematico, dato che i 20 milioni guadagnati con la furbata del secolo (Aquilani al Liverpool) sono serviti a tappare falle strutturali, e non c'erano i ricavi vista la mancata qualificazione in Champions. Quindi ecco Burdisso a costo zero, regalino di Morarri, e Lobont e Zamblera a chiudere la campagna acquisti. Con Toni che è costato qualcosina a Gennaio (nell'ordine di 400.000 € per il prestito) ma che non è più gradito in casa Roma, visto forse il suo dualismo con Totti, al quale ha pestato troppo i piedi in campo. Ed allora si è scelto di ripartire da Adriano, puntando cioè su una scomessa e sulla bravura di Ranieri, che nella stagione appena terminata ha saputo rivalutare Menez e, a tratti, Baptista. Ora bisognerà lavorare sull'Imperatore, che viene da un periodo oscuro. Tutti ricordiamo il suo tracollo psicologico a Milano, con il giocatore dedito più a rovinarsi che a concentrarsi sul campo. Ed in Brasile le cose non sono andate molto meglio: primi mesi importanti, poi di nuovo a frequentare troppo spesso le favelas e tutto ciò che questo tipo di posti comporta. Le notizie che arrivano dal Sudamerica non sono delle migliori: pare ci sia stato un litigo con Vagner Love in occasione di una festa alcoolica proprio a casa di Adriano; lo stesso Adri dovrà testimoniare per un processo contro alcuni narcotrafficanti da lui stranamente frequentati. Ma questi potrebbero essere rumors volti solo a destabilizzare. Noi prendiamo per buono solo il passato di questo giocatore, che non è proprio pulitissimo. Buona fortuna a Ranieri, ma il rischio è questo: il giocatore comincerà bene, non c'è dubbio, ma al primo calo saranno dolori, vista la sua instabilità mentale.
C'è altro da fare in casa Roma. Ad esempio si deve sciogliere il problema portieri. La soluzione potrebbe essere tenere ovviamente Julio Sergio come titolare, dietro Lobont e poi prendere un terzo senza pretese, vendendo Doni, che sembra avere mercato, e liberando l'inutile Arthur. In difesa il tecnico vuole ripartire da Burdisso, ma c'è da negoziare l'acquisto con l'Inter, e dopo la mancata cessione di Baptista i rapporti fra i club si sono deteriorati. Non sarà facile.
L'ultimo rebus riguarda De Rossi. La presidenza lo ha tolto immediatamente dal mercato, anzi non ce l'ha mai messo, ma davanti agli euro pesanti di Florentino Perez sarà difficile non vacillare. Il giocatore ha ammesso di sentire un grande peso da questa mancanza di trofei e da questo arrivare sempre ad un passo dall'obiettivo, e certamente andare a Madrid con Mourinho potrebbe impreziosirgli la bacheca personale. Se De Rossi resta bisognerà riconoscergli il tutto con un nuovo contratto più oneroso, proprio come si è fatto con Totti. Se va via...beh in primis si dovrà fare i conti con l'insurrezione popolare, e poi dichiarare apertamente un ridimensionamento che prima o poi, viste le difficoltà della famiglia Sensi, dovrà essere registrato. Insomma, tante nubi all'orizzonte, a fronte di uno strano, ma tenace, ottimismo.

Il Milan affronterà una sorta di anno zero. Nella stagione del post trionfo Inter, l'altra sponda del naviglio dovrà dimostrare di esserci ancora. Bisognerà sciogliere i nodi sull'allenatore, ed allora Allegri sembra la scelta migliore e più fattibile. Un giovane emergente, peraltro molto bravo, ma la situazione con il Cagliari non è facile. Al Milan, infatti, piacerebbe inserire Marchetti nel giro, e questa sarebbe una bella mossa, dato che Dida è stato salutato, ed Abbiati non ha mai convinto del tutto, senza dimenticare che la Samp farà di tutto per tenersi Storari. La difesa vedrà l'innesto di Yepes, un trentaquattrenne che c'entra poco nel progetto di ringiovanimento. Ma non scordiamoci Onyewu, quest'anno al palo per infortunio. Bisognerà investire anche su un terzino, e qui le prospettive sono grige. A centrocampo bisogna sciogliere il rebus sul successore di Pirlo, perchè Andrea è in scadenza di contratto e non ci sono segnali di rinnovo. Hernanes? Forse potrebbe essere il nome giusto, ma cosa tanto. Dinho dovrebbe rinnovare, o tentare la fortuna in terra inglese. A quel punto sul mercato si deve cercare un sostituto, e si stanno sondando vari brasiliani, ma i prezzi sono alti. Ed inoltre non tornerà Kakà.
L'attacco potrà contare su un Borriello più maturo, ma il resto è tutto da definire. Inzaghi ha rinnovato, ok, ma l'anagrafe non permette di poter contare su di lui. Huntelaar ha fallito perchè non godeva della fiducia del tecnico. Ed allora c'è un'idea, che sembra pazza, ma non del tutto. Il Barça non vuole tenere Ibrahimovic, ciò è evidente nonostante le dichiarazioni di facciata; Berlusconi aveva parlato di un mercato a profilo basso ma con l'intenzione di spendere per un campione solo. Lo svedese sarebbe il giocatore ideale, al Milan serve un solista che si carichi la squadra sulle spalle, proprio come ha fatto Ibra con l'Inter per due-tre anni. Insomma, se il Barça è disposto a chiudere per 35 milioni più Huntelaar, Berlusconi dovrà fare questo sforzo.
Sempre se il suo obiettivo primario resta quello di costruire un Milan vincente. I tifosi rossoneri sono sul piede di guerra, e c'è da capirli, soprattutto nell'anno in cui i rivali cittadini fanno la tripletta. E poi sappiamo che nel calcio non c'è spazio per la riconoscenza.

martedì 11 maggio 2010

L'aquila deve spiccare di nuovo il volo


Come promesso nel commento di ieri, ci concentriamo sulle prospettive della Lazio, che viene da una stagione terribile e che ripercorriamo ora brevemente. Basta fare un salto indietro di un anno, maggio 2009. Allo Stadio Olimpico la Lazio batte la Sampdoria ai rigori e si aggiudica la Coppa Italia, la quinta della sua storia, conquistando così l'accesso all'Europa League ed alla Supercoppa Italiana. Il ciclo di Delio Rossi si chiude così, e Lotito, dopo giorni di ricerche e candidature, sceglie Davide Ballardini per dare inizio ad un nuovo progetto tecnico. L'avvio del ravennate sulla panchina della Lazio è incoraggiante, dato che a Pechino, contro l'Inter, i biancocelesti conquistano il primo trofeo della stagione 2009-2010, la Supercoppa Italiana, con le reti di Matuzalem e Rocchi (per l'Inter segnò Eto'o). Anche in Europa League si parte bene, con un 3-0 inflitto all'Elfsobrg all'epoca capolista del campionato svedese. Il campionato presenta un pronti via da urlo, con la vittoria in casa con l'Atalanta e la conquista di Verona (2-1 al Chievo). In quel momento la Lazio ha 6 punti in classifica, la Roma 0, ed i tifosi biancocelesti stentano a credere ai loro occhi. Fanno bene. Da lì in poi, dala sconfitta nella partita casalinga contro la Juventus con il goal di Mauri ingiustamente annullato, la Lazio crolla e si verificano le prime crepe. Pandev e Ledesma, i dissidenti, la cui esclusione fino a quel momento era considerata il capolavoro di Lotito, cominciano a farsi rimpiangere. Ballardini perde il controllo della squadra e si lamenta del doppio impegno settimanale, tanto che l'Europa a breve diventa un peso per la Lazio, che conosce umilianti sconfitte anche contro una squadra non molto quotata come il Salisburgo. L'eliminazione dalla seconda competizione continentale diventa realtà in breve tempo, e le cose in campionato vanno anche peggio. Dalla vittoria contro il Chievo prima citata a quella contro il Genoa in casa passano ben 13 giornate senza gloria, divise fra pareggi e sconfitte. All'Olimpico passano tutti, dal Cagliari al Parma fino al Catania. In quel pomeriggio di Febbraio, con Maxi Lopez che brucia la Lazio, si verifica la svolta. Via Ballardini, senza rimpianti, e dentro Reja, allenatore da battaglia. L'ex mister del Napoli si impone, vuole il reintegro immediato di Ledesma e lo ottiene (quello di Pandev non è possibile perchè nel frattempo il macedone vince il contenzioso con Lotito e si accasa a Milano con l'Inter). Con il sudore e con il lavoro Reja tira fuori la Lazio dal terzultimo posto e le permette di salvarsi con 90 minuti di anticipo. In mezzo c'è un ritiro a Norcia con l'allontanamento del motivatore voluto dalla società, c'è un gruppo di nuovo compatto ed una società che decide, finalmente, di mettersi da parte. Probabilmente da questo si deve ripartire. Vediamo come.

L'estate che vivremo a breve si presenta come una tappa fondamentale per la storia futura della Lazio. Gli errori di un anno fa non vanno commessi, e quindi bisogna lavorare su più fronti. Il primo è quello dei giocatori vicini alla scadenza del contratto: si devono rinnovare i vari Mauri e Ledesma, sarebbe ottimo fare lo stesso con Kolarov, ma la situazione del serbo è complicata. Il terzino, infatti, si metterà in mostra ai Mondiali ed alimenterà il suo già ottimo parco di pretendenti. Si parla di Inter e Real Madrid, ma anche di Macnhester City. La cessione di Kolarov non porterebbe ad una sommossa popolare, visti i rapporti complicati del serbo con i tifosi laziali, e sarebbe fonte di buoni introiti, se venduto ad un valore adeguato (a 15 milioni si potrebbe anche chiudere). L'errore da non commettere è quello di sparare alto (Lotito parla a sproposito di 20-25 milioni), perchè poi ci si ritrova senza soldi e con un giocatore scontento, che se vuole può usare l'art. 17 oppure aspettare un anno e svincolarsi senza rinnovare. Proprio come ha fatto Pandev, per il quale Lotito ha rifuiutato delle offerte perchè giudicate basse, e poi l'ha perso a 0 euro. Insomma, sì alla cessione di Kolarov, ma poi i danari devono essere reinvestiti. Vediamo come.

Il reparto sistemato meglio è la difesa. Ottimo portiere Muslera, bene i difensori soprattutto se si continuerà a giocare con il 3-5-2. La Lazio può stare tranquilla con Dias, Stendardo e Radu (ed il romeno deve assolutamente rimanere), e Biava e Diakitè dalla panchina. Non è strettamente necessario, ma se avanza qualche fondo si può pensare a prendere una terza riserva, visto che Siviglia è in scadenza di contratto.
A centrocampo c'è tanto da lavorare. Dando per scontata, anche se non lo è, la permanenza di Ledesma, si deve continuare a puntare su Brocchi e Mauri al suo fianco, nonchè su Lichtsteiner sulla fascia destra. Dato Kolarov in partenza, un suo sostituto deve essere comprato. Bisogna inoltre aggiungere un vice-Ledesma, perchè Baronio è in scadenza, ed anche uno che possa fare la staffetta con Brocchi, che inizierà a sentire il peso dell'età, anche se possiede un cuore immenso. Poi bisognerà valutare le condizioni di Matuzalem, che si rompe con una facilità davvero disarmante.
L'attacco ha una sola certezza, e cioè il capitano Tommaso Rocchi. Floccari è da riscattare, e conoscendo Lotito ci si deve preparare ad una trattativa serrata. Cruz è tutt'altro che sicuro della conferma dopo un anno spento. Zarate...Beh Zarate ha fallito clamorosamente il secondo anno in Italia, ma solo 12 mesi fa è stato pagato ben 20 milioni di euro, e quindi meriterebbe un'altra chanche, se non altro per dare un senso all'investimento. Ma Reja ha dimostrato di preferire altri giocatori al talento di Haedo, ed allora ecco perchè la sua conferma è tutt'altro che certa. E' un discorso da tenere d'occhio.

Questione società. Anche qui bisogna cambiare. Lotito deve continuare a stare nell'ombra, defilarsi sempre più dai vari ruoli di una società di calcio. Deve fare solo il presidente. Tare, invece, deve trovare la sistemazione più adeguata nel quadro societario. Il suo brutto rapporto con lo spogliatoio dimostra la sua inadeguatezza come direttore sportivo, ma è pur vero che delle qualità le ha, perchè è stato lui a pescare Andre Dias in Brasile. Lo vedremmo bene come osservatore e talent scout. Al suo posto, a curare i rapporti fra squadra e società, si parla tanto di Angelo Peruzzi, che accetterebbe di buon grado il ritorno alla Lazio, nonostante ci siano vecchie ruggini con Lotito. Ci sentiamo, da parte nostra, di caldeggiare la presenza di un uomo così importante in un quadro societario allo sbando. Da ultimo, serve anche un direttore tecnico, un uomo che si occupi delle strategie di mercato ed abbia la competenza per farlo. Su tutti i nomi che girano in questi giorni, noi scegliamo Lo Monaco, ora al Catania, per la sua capacità di trovare talenti a prezzi bassi. In alternativa, andrebbe bene Marino, che lo stesso ha fatto nell'Udinese salvo crollare clamorosamente a Napoli. Il sogno resta Corvino, ma i costi sembrano troppo alti.

Insomma, dopo un annus horribilis, l'intenzione è quella di ripartire. Prima di fare tutte le mosse di mercato che abbiamo indicato, però, si deve porre rimedio alla situazione che analizziamo qui in conclusione. La Lazio ha una rosa attualmente composta da più di 30 giocatori. Altri 12 torneranno in estate dai vari prestiti. Gente come Carrizo, Zauri, Artipoli, che a Roma non hanno più nulla da dire. Perciò il primo obiettivo di Lotito e di chi lo affiancherà nella nuova Lazio dovrà essere quello di sfoltire, tagliare i rami. Poi si penserà a tutto il resto. Per spiccare un altro volo.