martedì 23 novembre 2010

Allo sbando!


Maggio-Novembre 2010: è proprio vero che molte cose nella vita possono cambiare da un momento all'altro. Prendete l'Inter, che appena sei mesi fa alzava trofei a ripetizione, per coronare un triplete che resterà scolpito per sempre nella storia, mentre adesso arranca, a nove punti di distacco dalla prima in classifica.
Le domande sono due: Cosa è successo? E perchè?
Proviamo a dare qualche risposta.

L'estate: Senza dubbio il momento più difficile. Massimo Moratti si è trovato tutto a un tratto a dover gestire una situazione a lui inedita. La sua squadra aveva vinto tutto quello che si poteva vincere, i giocatori erano appagati, contenti, forse scarichi. In più, quello che era stato il condottiero di un'armata invincibile se ne era appena andato: Mourinho aveva già preso il volo per Madrid. Pertanto, il presidente nerazzurro, insieme al fido Branca, si trovava a dover riempire un vuoto incolmabile. La scelta ricadeva su Rafa Benitez, a tutti gli effetti il miglior allenatore libero su piazza: vincitore di una Champions con il Liverpool e di due scudetti con il Valencia, lo spagnolo è l'antitesi perfetta di Mourinho, cioè poche parole, poche polemiche e tanto lavoro. Lo scossone è forte, i giocatori faticano a riadattarsi ad un generale totalmente diverso. Inoltre il mercato non accontenta nessuno. Sono molti i calciatori che flirtano con l'idea di lasciare Milano, dove ormai hanno già vinto tutto. Soprattutto Maicon, farebbe carte false per raggiungere Mou a Madrid, ma Benitez si oppone e blocca la sua cessione, così come farà con Milito. Lo spagnolo però non mette veti alla partenza di Mario Balotelli, l'unico giovane di sicuro talento nella rosa nerazzurra (capiremo poi perchè questo è stato un errore grossolano). Insomma, Moratti non ripete la strategia che appena dodici mesi prima lo aveva portato a costruire la squadra campione d'Italia e d'Europa: via Ibrahimovic, la pietra angolare di Mancini prima e del primo Mourinho poi, e dentro Eto'o, Milito, Snejider, Thiago Motta e Lucio, nonchè Pandev a Gennaio. Rinnovare, rifondare: questo doveva essere il dogma; invece ha prevalso l'ormai stantio "squadra che vince non si cambia", con i risultati che sono stati sotto gli occhi di tutti. E così Benitez si è trovato in mano una squadra già collaudata, sì, ma sotto la guida di un altro uomo. Probabilmente per un allenatore non c'è condizione peggiore di questa.

I problemi: L'avvio non è nemmeno malaccio, con la vittoria in Supercoppa Italiana, la sconfitta in Supercoppa Europea ed il solito pareggiotto alla prima di campionato, risultato che l'Inter ripete da molti anni ormai. I mal di pancia arrivano dopo. L'esordio in Champions porta un pari con il Twente, in campionato si vince contro l'Udinese, ma i segnali non sono positivi. Arrivano i primi infortuni, ma la conta la faremo dopo. Incoraggiante il 4-0 rifilato al Werder Brema, ma pian piano si scopre che fare 4 goal al Werder è una prerogativa di più o meno tutte le squadre d'Europa. Fondamentale è la partita di andata contro il Totthenam: 4-0 a fine primo tempo, poi il crollo di concentrazione, la tripletta di Bale ed il rischio di compromettere la vittoria. Qualcosa lì si rompe, e la certezza arriva dai risultati del campionato: pareggi con Juve e Samp in casa, Lecce fuori, sconfitta nel derby e la domenica successiva contro il Chievo. La squadra è allo sbando. Il primo problema è di natura tattica. Benitez non porta niente di nuovo, di suo, e ripropone il modulo di Mourinho. Ma non è la stessa cosa: Eto'o non vuole più fare il terzino, l'ha fatto solo per Mou, ora vuole fare goal. Ed allora bisogna spostarlo più avanti, a discapito di Milito, che infatti ora non segna più. Sneijder sembra il fantasma si sè stesso, così come Maicon, che non nasconde nel suo modo di giocare la delusione per non essere stato venduto al Real in estate. L'equivoco tattico è evidente: il 4-2-3-1 l'anno scorso funzionava perchè i giocatori avevano fatto un patto con Mourinho; lo stesso assetto non può funzionare con una guida diversa.
Secondo problema, gravissimo e grottesco: la preparazione atletica. Lo staff di Benitez ha fatto davvero un pessimo lavoro, distruggendo le risorse fisiche di giocatori che, peraltro, non sono nemmeno più giovanissimi. Questi gli infortunati già registrati dall'inizio della stagione: Julio Cesar, Chivu, Samuel, Maicon, Cambiasso, Stankovic, Pandev, Milito, Materazzi, Obi, Coutinho; senza contare lo penumotorace di Zanetti, ma questo è un incidente diverso. Tolti dunque il capitano e Samuel, gli altri hanno subito tutti lo stesso infortunio al quadricipite femorale. Può essere un caso? No, è il frutto di una preparazione sbagliata, inadeguata, e che ha reso fragili i giocatori.
Ebbene, davanti a tutta questa penuria, e soprattutto con un Milito che non segna più, quanto sarà il rimpianto di Benitez per aver avallato la cessione di Balotelli? Tanto, tantissimo, ed è anche giusto così.

L'immediato futuro: Visti i problemi, devono essere individuate le soluzioni. Un cambio al timone non sembra prospettabile nel breve periodo, e non per motivi economici. Moratti, infatti, per licenziare Benitez dovrebbe pagare una penale di 4 milioni, che non sono poi troppi per lui. Il fatto è che questo non sembra il caso in cui una scossa possa fare bene all'ambiente. Serve protezione e recupero non affannoso dei giocatori infortunati. Ma una volta riottenuto l'organico al completo, lo spagnolo non deve più sbagliare e deve imporre delle sue idee di gioco. Ci piacerebbe vederlo schierare un rombo a centrocampo dietro alla due punte Eto'o e Milito, chissà se lo farà.
Insomma, tanti i nomi che girano, da Capello a Spalletti, poche le possibilità di vederli realmente a Milano. Però anche un'altra cosa è certa: nel giro di un mese Benitez dovrà trovare la quadratura del cerchio, e se l'ambiente si surriscalda (si veda la testata di Eto'o a Cesar), le cose diventano ancora più difficili!

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