martedì 30 novembre 2010

Il Commento


Quattordicesima giornata di Serie A. Dove si racconta di tante occasioni perse, di una squadra scintillante, di un ritorno atteso e di un nuovo bomber.

Cominciamo la nostra consueta rassegna dalla partita della capolista Milan, che ha impattato a Genova contro la Sampdoria. I ragazzi di Allegri vanno avanti grazie ad uno splendido Robinho, ma vengono raggiunti da Pazzini, ormai abituato a segnare contro le prime della classe. Allegri saluta positivamente il pareggio, ma in realtà l'opportunità era ghiotta: staccare in maniera importante tutte le inseguitrici. La formula, però, funziona: i tre centrocampisti interditori (stavolta erano Gattuso, Ambrosini e Flamini) sorreggono al meglio le punte Ibra e Robinho, con buona pace di chi vuole il gioco scintillante e Ronaldinho sempre in campo. Inevitabilmente il ritorno di Pato creerà qualche problema, ma per ora i risultati arrivano. La Samp gioca con grande ardore e coraggio e non ci sta a perdere; pareggiare contro questo Milan lanciato, e senza poter contare su Cassano, è senza dubbio un'impresa degna di nota.
Come abbiamo detto, è la giornata delle occasioni sprecate. La Lazio potrebbe riportarsi a meno 1 dal Milan, e l'impegno col Catania è di quelli agevoli sulla carta. Però all'Olimpico va in scena una partita strana, in cui i biancocelesti cercano nel primo tempo la via del goal, ma vengono puniti da Silvestre sugli sviluppi di un corner; ci pensa Hernanes, subito dopo, a regalare il pareggio a Reja. La ripresa è un assalto inutile, forse sterile, condito da una prodezza di Zarate che però trova prontissimo Andujar. Due annotazioni: Reja si dice soddisfatto di questo pareggio, ma denota così una mentalità che non può adattarsi ad una squadra seconda in classifica, che queste partite dovrebbe vincerle per poi rammaricarsi se non riesce a farlo; l'oscar dell'antisportività 2010 va al Catania, non per l'onesto catenaccio, quanto per le innumerevoli perdite di tempo dei giocatori, che si buttavano a terra ad ogni contatto e ci rimanevano per interminabili minuti.
Si ferma anche il Napoli, che perde malamente in casa di una splendida Udinese. Tripletta di Di Natale e goal di Hamsik, che poco prima aveva propiziato la terza rete del folletto partenopeo e poco dopo avrebbe sbagliato un calcio di rigore. Mazzarri continua a lamentarsi dell'arbitro, ma noi gli vogliamo far notare che è giunto alla seconda pesante sconfitta consecutiva fuori casa. Converebbe iniziare a guardare ai propri errori. L'Udinese ha un bel ruolino fra le mura amiche, e punta all'Europa: può arrivarci, soprattutto dopo aver scoperto di avere un pararigori di livello assoluto in Handanovic.
Pari anche per la Juve, altra occasione persa. I bianconeri vanno sotto con la Fiorentina per colpa di una sfortunata autorete, e solo all'ultimo tutto acciuffano il pari (davvero bella la punizione di Pepe). La squadra di Delneri crea molto, ma non concretizza; senza togliere meriti a Boruc, denotiamo la mancanza di una punta vera nelle fila della Juventus. Insomma, serve uno che la butti dentro con continuità, e gli attaccanti in organico non sembrano avere questa caratteristica. Dovrebbe pensarci Amauri, ma ormai il brasiliano è il fantasma di sè stesso.
Bel risveglio per l'Inter, che vince in casa contro il Parma di uno scatenato Crespo (due goal per lui). Finalmente Stankovic, con la sua tripletta, può dare un significato a quel tre che abbonda sulle sua mani: un significato che non sia permeato di nazionalismo serbo, insomma. Soffre l'Inter, ma stavolta Benitez ha l'attenuante: è stata lo schieramento più in emergenza della sua carriera, la conta degli indisponibili stavolta era davvero sconfortante. Sempre in attesa di tempi migliori.
Abbiamo accennato ad una squadra scintillante: il Palermo di Delio Rossi, che asfalta la Roma alla Favorita e si proietta in zona Champions. I rosanero sono davvero belli da vedere, specialmente se viene concesso loro spazio per ripartire. Ilicic, Pastore e Miccoli, tutti veloci, sia di testa che di piede; Nocerino e Bacinovic, con Migliaccio, a fare da diga a centrocampo. Insomma, la chimica inizia ad esserci, se solo avessero un difensore di alto livello sarebbero da scudetto. La Roma ha ancora qualche problema: insistiamo sulla convivenza Totti-Borriello, che ci sembra impossibile, e sulla forma di alcuni giocatori che sembrano i fantasmi di loro stessi (Riise su tutti, ma anche De Rossi e Pizarro, appena rientrato dall'infortunio). Ed a Trigoria serpeggiano voci inquietanti: c'è già chi vuole Ancelotti sulla panchina della Roma, ma non solo; si parla di un'acredine sempre crescente dei senatori nei confronti di Borriello, che non sarebbe entrato in punta di piedi nello spogliatoio, ignorando che chi comanda non è certo lui. Sono voci, e vanno prese con beneficio d'inventario, ma la sensazione è che ormai alcuni nomi storici hanno fatto il loro tempo (Totti), e dovrebbero lentamente farsi da parte, altrimenti la Roma non crescerà mai.

Il grande attaccante del nostro titolo è Alessandro Matri, che segna due goal bellissimi per il suo Cagliari contro il Lecce e regala la vittoria alla squadra sarda. Due dimostrazioni del suo bel repertorio, e della sua acquisita maturità. Cellino dice di non volerlo vendere, ma a breve arriveranno offerte importanti, vedremo come si regolerà. In sostanza: venderlo a Gennaio sarebbe una follia, a Giugno invece un affare.
Se Bologna-Chievo viene rinviata per neve, Brescia-Genoa si gioca su una pista di pattinaggio su ghiaccio, e ne viene fuori una partita oscena, incommentabile. Più uniformità di giudizio avrebbe sicuramente giovato a tutti.
Pareggio inutile per Bari e Cesena, che denotano tutti i loro limiti di squadre che fino all'ultimo lotteranno per salvarsi.

martedì 23 novembre 2010

Allo sbando!


Maggio-Novembre 2010: è proprio vero che molte cose nella vita possono cambiare da un momento all'altro. Prendete l'Inter, che appena sei mesi fa alzava trofei a ripetizione, per coronare un triplete che resterà scolpito per sempre nella storia, mentre adesso arranca, a nove punti di distacco dalla prima in classifica.
Le domande sono due: Cosa è successo? E perchè?
Proviamo a dare qualche risposta.

L'estate: Senza dubbio il momento più difficile. Massimo Moratti si è trovato tutto a un tratto a dover gestire una situazione a lui inedita. La sua squadra aveva vinto tutto quello che si poteva vincere, i giocatori erano appagati, contenti, forse scarichi. In più, quello che era stato il condottiero di un'armata invincibile se ne era appena andato: Mourinho aveva già preso il volo per Madrid. Pertanto, il presidente nerazzurro, insieme al fido Branca, si trovava a dover riempire un vuoto incolmabile. La scelta ricadeva su Rafa Benitez, a tutti gli effetti il miglior allenatore libero su piazza: vincitore di una Champions con il Liverpool e di due scudetti con il Valencia, lo spagnolo è l'antitesi perfetta di Mourinho, cioè poche parole, poche polemiche e tanto lavoro. Lo scossone è forte, i giocatori faticano a riadattarsi ad un generale totalmente diverso. Inoltre il mercato non accontenta nessuno. Sono molti i calciatori che flirtano con l'idea di lasciare Milano, dove ormai hanno già vinto tutto. Soprattutto Maicon, farebbe carte false per raggiungere Mou a Madrid, ma Benitez si oppone e blocca la sua cessione, così come farà con Milito. Lo spagnolo però non mette veti alla partenza di Mario Balotelli, l'unico giovane di sicuro talento nella rosa nerazzurra (capiremo poi perchè questo è stato un errore grossolano). Insomma, Moratti non ripete la strategia che appena dodici mesi prima lo aveva portato a costruire la squadra campione d'Italia e d'Europa: via Ibrahimovic, la pietra angolare di Mancini prima e del primo Mourinho poi, e dentro Eto'o, Milito, Snejider, Thiago Motta e Lucio, nonchè Pandev a Gennaio. Rinnovare, rifondare: questo doveva essere il dogma; invece ha prevalso l'ormai stantio "squadra che vince non si cambia", con i risultati che sono stati sotto gli occhi di tutti. E così Benitez si è trovato in mano una squadra già collaudata, sì, ma sotto la guida di un altro uomo. Probabilmente per un allenatore non c'è condizione peggiore di questa.

I problemi: L'avvio non è nemmeno malaccio, con la vittoria in Supercoppa Italiana, la sconfitta in Supercoppa Europea ed il solito pareggiotto alla prima di campionato, risultato che l'Inter ripete da molti anni ormai. I mal di pancia arrivano dopo. L'esordio in Champions porta un pari con il Twente, in campionato si vince contro l'Udinese, ma i segnali non sono positivi. Arrivano i primi infortuni, ma la conta la faremo dopo. Incoraggiante il 4-0 rifilato al Werder Brema, ma pian piano si scopre che fare 4 goal al Werder è una prerogativa di più o meno tutte le squadre d'Europa. Fondamentale è la partita di andata contro il Totthenam: 4-0 a fine primo tempo, poi il crollo di concentrazione, la tripletta di Bale ed il rischio di compromettere la vittoria. Qualcosa lì si rompe, e la certezza arriva dai risultati del campionato: pareggi con Juve e Samp in casa, Lecce fuori, sconfitta nel derby e la domenica successiva contro il Chievo. La squadra è allo sbando. Il primo problema è di natura tattica. Benitez non porta niente di nuovo, di suo, e ripropone il modulo di Mourinho. Ma non è la stessa cosa: Eto'o non vuole più fare il terzino, l'ha fatto solo per Mou, ora vuole fare goal. Ed allora bisogna spostarlo più avanti, a discapito di Milito, che infatti ora non segna più. Sneijder sembra il fantasma si sè stesso, così come Maicon, che non nasconde nel suo modo di giocare la delusione per non essere stato venduto al Real in estate. L'equivoco tattico è evidente: il 4-2-3-1 l'anno scorso funzionava perchè i giocatori avevano fatto un patto con Mourinho; lo stesso assetto non può funzionare con una guida diversa.
Secondo problema, gravissimo e grottesco: la preparazione atletica. Lo staff di Benitez ha fatto davvero un pessimo lavoro, distruggendo le risorse fisiche di giocatori che, peraltro, non sono nemmeno più giovanissimi. Questi gli infortunati già registrati dall'inizio della stagione: Julio Cesar, Chivu, Samuel, Maicon, Cambiasso, Stankovic, Pandev, Milito, Materazzi, Obi, Coutinho; senza contare lo penumotorace di Zanetti, ma questo è un incidente diverso. Tolti dunque il capitano e Samuel, gli altri hanno subito tutti lo stesso infortunio al quadricipite femorale. Può essere un caso? No, è il frutto di una preparazione sbagliata, inadeguata, e che ha reso fragili i giocatori.
Ebbene, davanti a tutta questa penuria, e soprattutto con un Milito che non segna più, quanto sarà il rimpianto di Benitez per aver avallato la cessione di Balotelli? Tanto, tantissimo, ed è anche giusto così.

L'immediato futuro: Visti i problemi, devono essere individuate le soluzioni. Un cambio al timone non sembra prospettabile nel breve periodo, e non per motivi economici. Moratti, infatti, per licenziare Benitez dovrebbe pagare una penale di 4 milioni, che non sono poi troppi per lui. Il fatto è che questo non sembra il caso in cui una scossa possa fare bene all'ambiente. Serve protezione e recupero non affannoso dei giocatori infortunati. Ma una volta riottenuto l'organico al completo, lo spagnolo non deve più sbagliare e deve imporre delle sue idee di gioco. Ci piacerebbe vederlo schierare un rombo a centrocampo dietro alla due punte Eto'o e Milito, chissà se lo farà.
Insomma, tanti i nomi che girano, da Capello a Spalletti, poche le possibilità di vederli realmente a Milano. Però anche un'altra cosa è certa: nel giro di un mese Benitez dovrà trovare la quadratura del cerchio, e se l'ambiente si surriscalda (si veda la testata di Eto'o a Cesar), le cose diventano ancora più difficili!

lunedì 22 novembre 2010

Il Commento


Tredicesima giornata del campionato di serie A. Un terzo della competizione è già volato via, e questo turno è la perfetta cartina tornasole di quanto abbiamo visto fino ad ora. Scopriamo insieme perchè.

C'è una squadra sola al comando, e non è l'Inter, bensì il Milan, quella che nelle ultime cinque stagione è stata la compagine meno nobile del capoluogo lombardo. Ma la voglia di rivalsa sui cugini è tanta, e le basi sono state gettate in estate. L'arrivo di Ibrahimovic si dimostra ancora una volta decisivo. Su queste colonne abbiamo spesso detto che lo svedese è uno dei pochissimo calciatori in grado di caricarsi un'intera squadra sulle spalle per portarla alla vittoria. E' il caso del Milan, che batte la Fiorentina grazie all'ennesima magia di Ibra, già decisivo nel derby una settimana fa. Nota di merito anche per Abbiati, che confeziona almeno tre interventi da fenomeno; un plauso anche ad Allegri, che ormai ha varato con grande successo questo centrocampo fatto di tanti muscoli ed interdizione, rinunciando a quel guizzo di fantasia che quando hai Ibra in squadra può anche non servire.
I viola escono da San Siro senza punti ma con discrete indicazioni, confermandosi una squadra che in trasferta fa tanta fatica, ed attesi dal viaggio verso Torino. Interessante la prova di Ljajic, mentre il recupero pieno di D'Agostino fa ben sperare.
La Lazio denota qualche problema di troppo in zona goal e strappa un pareggio a Parma. Ci permettiamo di dissentire con Edy Reja, che ha individuato la lacuna nella mancanza di un uomo da 20 goal a stagione. Ci è piuttosto parso che la Lazio non abbia sbagliato nella conclusione, ma nella gestione dei contropiedi: sia Lichtsteiner che Hernanes hanno grandi responsabilità, perchè non hanno servito l'uomo libero. Se l'avessero fatto staremmo parlando di una vittoria su un campo difficile, e questa mancanza del goleador non si sarebbe avvertita. Ad ogni modo, i biancoazzurri sono sempre secondi. Complimenti al Parma perchè è saputo risalire ed ha inanellato una striscia di tre risultati utili, portando a casa 7 punti che servivano come l'ossigeno. I dubbi su questa squadra rimangono quasi intatti, l'attacco sembra tutt'altro che inarrestabile, e Bojinov rimane l'eterno incompiuto che è sempre stato.
Si conferma anche il Napoli, che rimane al terzo posto battendo in scioltezza il Bologna. Il potenziale offensivo della squadra di Mazzarri è da primi tre posti del campionato: Hamsik, Lavezzi e Cavani farebbero la fortuna di qualsiasi squadra, ed è davvero piacevole vederli giocare. Inoltre, pare invertirsi quel trend che voleva il Napoli squadra capace di imprese in trasferta ma non in grado di imporsi davanti al proprio pubblico. E' crisi nera per il Bologna, che risente di gravi problemi societari e che appare svuotata e sterile come non mai. Serve unsa svolta: forse in settimana arriverà il cambio di proprietà.
Rimane attaccata al treno la Juventus, che si impone anche in casa del Genoa. La strisca di risultati utili inanellata dai torinesi inizia a diventare importante, e Krasic è sempre più stella assoluta: aumentano i rimpianti per la sua assenza nel big match di sabato scorso contro la Roma. La Juve gioca bene e segna tanto, mettendo in mostra il miglior attacco del campionato. Le prospettive sono davvero rosee, perchè con il recupero degli infortunati questa squadra può entrare seriamente in lotta per lo scudetto. Il Genoa inizia a risentire della presenza di Ballardini, ma non gioca una brutta prestazione. Sfortunato nel cogliere una traversa piena ed una su deviazione, il grifone paga due orrende disattenzioni del proprio, discontinuo, portiere.
La Roma si impone in casa contro una discreta Udinese grazie alla grande prestazione di Jeremy Menez, per la prima volta vero protagonista. Volare e bruciarsi, a Roma, è facilissimo: consigliamo alla stampa romana di trattare con cautela le gesta del francese (difficile vederci accontentati, dato che già oggi sul Corriere dello Sport si parlava di paragoni con Platini e Zidane, nda). Ci sono dei problemi da risolvere: il centrocampo fisico non piace granchè, deve essere recuperato Pizarro; Totti è sempre più corpo estraneo, e curiosamente Ranieri fa fare turnover a tutti i suoi attaccanti tranne che a lui; la difesa balla un pò troppo. Tant'è che l'Udinese nel finale avrebbe potuto clamorosamente pareggiare, con il palo di Sanchez ed il goal annullato a Denis, ma del tutto regolare.

L'Inter: che strano ritrovarla a questo punto della rassegna! Benitez continua a raccogliere record negativi: 12 punti in meno rispetto all'anno scorso, quando c'era Mou; seconda sconfitta di fila, striscia che non si vedeva dai tempi di Mancini allenatore; 9 punti di distacco dalla vetta, mai così lontata l'Inter da tempo immemore. Certo, c'è l'alibi degli infortunati e dei 4 primavera convocati per necessità, ma le colpe del tecnico sono evidenti. Avallare la cessione di Balotelli, unico giovane di valore, senza preferire il sacrificio di un Maicon o, più doloroso, di un Milito, è stata un'autentica follia. In più c'è il modulo: insistere sullo stile di Mourinho senza imporre niente di nuovo è un brutto segnale. Benitez credeva di avere la pappa pronta, probabilmente non mangerà nemmeno una fetta di panettone, dato che gli mancherà Eto'o per qualche giornata (subirà la squalifica per la prova tv). Quella del Chievo è comunque un'impresa, voluta fortemente e legittimata da un primo tempo davvero fenomenale. Bellissimo lo stacco per il goal di Pellissier, meritato il tocco rapace di Moscardelli. Complimenti a Pioli, ed ennesimo riferimento all'ottimo Constant.
Palermo sugli scudi: dopo il Catania batte anche il Cesena e si propone per i piani alti della classifica. Stavolta non è Pastore ad illuminare la scena, bensì un altro giovane, Ilicic, che segna un grande goal. Sigillo di un ritrovato Miccoli, che rappresenterà un'alternativa di altissimo livello in una stagione importante come questa. Il Cesena, dal canto suo, crea ma si trova davanti un Sirigu formato superstar. Per Ficcadenti potrebbero esserci presto novità negative.
Bella ed importante vittoria all'esordio per Donadoni sulla panchina del Cagliari, che espugna Brescia in rimonta grazie a Matri e Conti (inutile quindi il rigore di Caracciolo). La Sampdoria espugna il campo-fortino del Lecce con un Pazzini in grandissimo spolvero, autore di una tripletta; il Lecce, in dieci fin dal primo tempo per l'esagerata espulsione di Chevanton, riesce a rimontare fino al 2-2, ma si deve arrendere al terzo sigillo del Pazzo, forse in fuorigioco.
Chiude il quadro la vittoria di misura del Catania su un Bari sempre più in caduta libera. Ventura si dice sicuro di sè e dei suoi ragazzi, staremo a vedere.

lunedì 15 novembre 2010

Il Commento


Giornata davvero importante, con segnali da cogliere e considerazioni che diventano sempre più interessanti. Vediamo perchè.

Derby di Milano vinto da quella che, diciamolo francamente, era la squadra favorita alla vigilia. L'Inter in quest'anno non ha mai convinto nè i suoi tifosi nè i critici, e continua a non attirare i favori di coloro che si appassionano al calcio. Qualche numero: i nerazzurri sono alla terza partita casalinga consecutiva senza vittoria; ma v'è di più, visto che dal lontano 2008 l'Inter non perdeva in casa. Inoltre Benitez ha perso contro Roma e Milan ed ha solo pareggiato contro la Juve; insomma, se non è un disastro, poco ci manca. Anche stavolta c'è lo zampino del rotondo tecnico spagnolo, che preferisce spostare Cordoba sull'esterno e schierare Materazzi centrale piuttosto che affiancare il colombiano a Lucio per sganciare Santon sulla corsia. Vorremmo anche sapere chi ha pianificato la preparazione estiva all'Inter, dato che Obi si aggiunge all'elenco degli infortuni muscolari, e Milito ci cade di nuovo. Tutto questo non toglie alcun merito al Milan, che ha trovato la quadratura del cerchio. Fuori Pirlo perchè acciaccato, ma anche per scelta, dato che il centrocampo granitico si associa bene ad un attacco molto talentuoso e fantasioso. Ibra è un trascinatore, ma anche Robinho si muove bene, e Seedorf regala ancora sprazzi di bel gioco. La difesa, se Thiago Silva e Nesta stanno bene, concede molte garanzie. Da rivedere le corsie esterne, dove Abate e Zambrotta non convincono. Evidenti però i meriti di Allegri, che ha saputo mettere in discussione le proprie idee di inizio anno.
Chi si è messo palesemente in discussione è anche Edy Reja, che dopo soli 5 minuti dall'inizio della partita contro il Napoli ha spostato Zarate prima punta per arretrare Floccari. Mai mossa fu più azzeccata; l'argentino è tornato ad essere l'entusiasmante tanguero di due anni fa, ha segnato e fatto segnare. Note molto positive per la Lazio arrivano anche dal centrocampo, dove la coppia Ledesma-Matuzalem ha prodotto la migliore partita dell'anno, e dalla difesa, con Biava e Dias sempre più sugli scudi. E poi battere questo Napoli con tale sicurezza non è da tutti. La squadra di Mazzarri è sempre pericolosa, anche se stavolta Hamsik appare decisamente sotto tono e Cavani viene cercato poco dai compagni. Solite magie di Lavezzi, con un suo destro che si stampa sul palo. L'allenatore dei partenopei, con poca signorilità, si lamenta dell'arbitro dimostrando di non sapere mai accettare il verdetto del campo.
Discreto spettacolo quello offerto da Juventus e Roma, che sono apparse due grande incompiute. Ranieri sbaglia a tenere fuori Borriello per far giocare Totti, ma tanto ormai è palese che un posto al capitano va trovato sempre e comunque. Fatichiamo anche a comprendere il motivo per cui è stato inserito Rosi al posto di Cassetti. Per il resto la Roma gioca bene e tiene sempre in pungo il pallino del gioco, ma è la Juventus a creare le occasioni migliori, partendo di rimessa (scelta tattica dovuta alle abbondanti assenze). Molto bello il goal di Iaquinta, grande prova di Aquilani, solare e netto il rigore a favore della Roma, splendido il tiro al volo di Quagliarella nel finale. Un plauso per Greco, ragazzo dotato di grande personalità, ed una nota di demerito per Marotta, che si lamenta ingiustificatamente del rigore concesso alla Roma. Serve più signorilità nel nostro calcio.

Questi i tre big match di giornata, ora vediamo più velocemente le altre partite.
Vittoria importante per il Parma, che si rilancia in casa di un Bari ultimo da solo, in caduta libera e con i nervi a fior di pelle. Ventura non ritrova più il bandolo della sua matassa, Marino festeggia il grande goal di Candreva.
Importante anche la vittoria della Fiorentina sul Cesena, che torna nella sua mediocrità. Occhio però all'infortunio occorso a Mutu, che era appena rientrato.
Che bella la vittoria del Palermo nel derby contro il Catania! Beata gioventù, verrebbe da dire: tripletta di Pastore e grande dinamismo per Ilicic e Bacinovic, altre due stelle del futuro. Gli etnei si coccolano il piccolo Gomez, funambolo del centrocampo, ma non vanno oltre una sonora sconfitta, che però non li ridimensiona. Maxi Lopez sembra il fantasma di sè stesso.
Goleada dell'Udinese in casa contro il Lecce, tripletta per Di Natale e sigillo, irregolare perchè in fuorigioco, di Floro Flores. E' tornato Totò, che sciorina tutto il suo repertorio migliore. Gloria anche per Handanovic, che para un rigore a Di Michele nel finale. Va detto che il Lecce, nonostante le belle prove messe in mostra al Via del Mare, in trasferta si smarrisce e denota tutti i suoi limiti, soprattutto difensivi. A Gennaio sarà decisivo intervenire, perchè questo è il terzo 0-4 subito in questa stagione.
Pareggio noioso ed inutile fra Sampdoria e Chievo. I blucerchiati hanno faticato fin dall'inizio della stagione ad andare in goal, figuriamoci adesso che Cassano è fuori rosa: una pace servirebbe davvero a tutti, soprattutto a Di Carlo, che è l'uomo che subisce di più una situazione a lui non imputabile. Il Chievo anche ha problemi a segnare, e stavolta crea anche poco, anzi c'è solo un tiro di Moscardelli.
Seconda vittoria per Ballardini, che conduce il suo Genoa nella trasferta di Cagliari. Una partita anche questa brutta, con i portieri poco impegnati. Solo un calcio piazzato può sbloccare la situazione, con Ranocchia che salta più alto di tutti sugli sviluppi di un calcio d'angolo. Il Cagliari è in crisi, e la panchina di Bisoli è vicina all'esplosione. Col senno di poi, possiamo dire che una sua permanenza a Cesena avrebbe giovato a tutti.
Vittoria immeritata e pesante del Bologna in casa contro il Brescia. Gli ospiti fanno la partita e sfiorano piùà volte il goal, ma alla fine è Di Vaio a mettere il sigillo, con un gran tiro da fuori. Bolgona Di Vaio-dipendente? Sì, senza dubbio.

lunedì 8 novembre 2010

Il Commento


La decima giornata è stata ricca di avvenimenti, quindi non perdiamoci in preamboli inutili e passiamo subito ad analizzare il turno, cominciando dal derby della Capitale.

La Roma batte la Lazio, ancora capolista, e prova ad ingranare una nuova marcia per questo campionato. E' stato un derby in tutto e per tutto, con tensioni, nervosismi, episodi, gioie e dolori, ma tutto sommato corretto, sia sugli spalti che sul campo. La Lazio, chiamata alla prova di maturità, sbaglia completamente l'approccio alla partita ed entra in campo impaurita, intimidita. La Roma, al contrario, dimostra di essere la squadra più vogliosa di vittoria. Alla fine questa diversa attitudine farà la differenza, consegnando ai giallorossi tre punti tutto sommato meritati. Borriello e Vucinic sono stati tatticamente molto pericolosi, confermando di giocare meglio in linea fra loro, senza Totti a sparigliare. Per la Lazio si è visto un buon Ledesma, mentre Foggia e Zarate hanno cambiato il passo nella ripresa. Hernanes ha bisogno di riposo, e Rocchi è ormai sempre più prossimo al capolinea. Capitolo Morganti: l'arbitro sbaglia molto, ma non sembra condizionare il risultato. Due errori gravi: non fischiare il fallo di Baptista su Lichtsteiner per poi concedere rigore alla Roma; non vedere il fuorigioco di Dias e conseguentemente non fischiare il rigore su Mauri. Questa la cronaca della partita, promettiamo però ai lettori un approfondimento su come si è vissuto il derby allo stadio (appuntamento ai prossimi giorni).
Vince il Milan sul campo del Bari e si mette nella scia della Lazio capolista. Finisce 3-2, ma poteva davvero essere più pesante il passivo per i padroni di casa, che sono alla quinta sconfitta in fila e non mostrano segnali di ripresa. La formula magica di Ventura è già un ricordo? Dal canto suo il Milan mostra un Ibra in versione assist-man e due goleador che non ti aspetti, Ambrosini e Flamini. Il ritorno al goal di Pato è un'altra buona notizia per Allegri, che è ora più soddisfatto. Da rivedere Robinho, che ha sprecato almeno tre nitidissime palle goal, ed in Serie A, su un campo come quello di Bari, certi errori possono essere imperdonabili.
Si ferma ancora l'Inter, ed i numeri cominciano ad essere eclatanti. Terzo pareggio di fila a San Siro per il buon Benitez, che davvero non riesce a trovare la quadratura del cerchio. E poi c'è la lista infortunati, ormai imbarazzante, alla quale si aggiungono Maicon e Samuel, con quest'ultimo che pare aver addirittura già finito la sua stagione. Tornano in campo Pandev e Milito, ma a togliere le castagne dal fuoco è sempre Eto'o, procurandosi un rigore inesistente e peccando nel non farlo notare all'arbitro. Ma questa non è una simulazione eclatante come quella di Krasic, le due azioni sono profondamente diverse. Bella la prova del Brescia, che si presenta a Milano in crisi nera, ma riesce ad organizzarsi ed a strappare un punto che vale oro.
Vince anche la Juve, e lo fa su un Cesena propositivo fino all'espulsione di Pellegrino. Vantaggio di Jimenez, poi Del Piero (su rigore molto dubbio), Quagliarella e Iaquinta: questi i marcatori. La vittoria della Juve è pesante perchè arrivata in piena emergenza, con tanti infortunati. Ma con un Aquilani così si può fare a meno di tanti giocatori, e vincere lo stesso: lui e Marchisio sono in grande forma e possono diventare la colonna portante dei bianconeri.

In chiave Champions bisogna sottolineare la vittoria del Napoli sul Parma, con i partenopei che si dimenticano subito di Liverpool e si prendono tre punti grazie ad un Cavani formato super. Davvero da cineteca il secondo goal dell'uruguagio, ben assistito da Lavezzi. Il Parma, al contrario, è in caduta libera, e la panchina di Marino comincia a scottare pericolosamente. Ennesimo infortunio per Giovinco, che dimostra ancora una volta di avere un fisico inadeguato alla massima serie.
Non scottava, ma è comunque saltata, la panchina di Gasperini, che lascia il Genoa in mano a Davide Ballardini. Fatale la sconfitta maturata nel posticipo contro un bellissimo Palermo, illuminato da un colpo di tacco di Pastore. Il Genoa non ha giocato male, ha creato anche qualche pericolo, ma non ha mai dato l'impressione di poter vincere. Al contrario, il Palermo ha tessuto trame interessanti, e sulla fascia sinistra, dove agisce Balzaretti, crea le azioni più pericolose.
Scialbo pareggio per la Samp in casa con il Catania. E' questo il classico caso in cui le sanzioni fanno male a tutti: senza Cassano, la squadra fatica tantissimo; il giocatore, dal canto suo, è costretto a starsene a casa davanti alla tv. Ancora abulico Pazzini, che è lontano dal riprendersi. Catania totalmente spuntato, segna pochissimo e deve ancora ritrovare Maxi Lopez, probabile meteora del campionato italiano.
Vince la Fiorentina in casa contro il Chievo, grazie ad un goal del contestato Cerci. Ennesima sofferenza per i viola, che stanno pian piano uscendo dalla crisi ma faticano ad imporsi. Senza Montolivo, operatosi alla caviglia, i giocatori di Mihajlovic non girano al meglio, ma trovano lo stesso un ottimo spunto. Bene Boruc al posto del lungodegente Frey. Problemi di organizzazione per il Chievo, che alla seconda trasferta consecutiva decide di non scoprirsi eccessivamente e di giocare per lo 0-0. Ma i conti non sono andati a posto.

In chiave salvezza, il Cagliari coglie un buon punto contro un'Udinese data in grande forma, e lo fa con un goal stupendo di Daniele Conti, che per esecuzione ha ricordato un pò quello fatto contro la Roma alla seconda giornata. Il pareggio dei friulani è meritatissimo e porta la firma di Floro Flores.
Bella vittoria del Bologna contro un Lecce depresso ed in caduta libera. Mai come adesso ai ragazzi di De Canio urge un'iniezione di ossigeno salentino, visto che la lontananza dal Via del Mare ha portato solo guai.

martedì 2 novembre 2010

Il Commento


La nona giornata della serie A presenta un altro spezzatino: tre giorni, un big match, tanti scontri salvezza ed uno sguardo al futuro, nel nostro commento!

Si comincia dal venerdì di Marassi, con l'Inter che batte il Genoa di misura e grazie ad episodi contingenti. Peccato per Gasperini, che aveva impostato molto bene la gara ma per colpa di Eduardo deve arrendersi e cedere il passo ai nerazzurri. Eppure il Genoa ha lottato ed è piaciuto molto, nonostante i tanti indisponibili. Continua a stentare l'Inter, che non convince affatto: deve rientrare a grandi livelli Milito, e soprattutto devono interrompersi gli infortuni, che appaiono senza fine. Si aggiungono alla lista anche Cambiasso e Julio Cesar; il centrocampo è decimato. Benitez continua a puntare su Biabiany, e noi continuiamo a chiederci che fine abbia fatto Pandev.
Luci a San Siro: c'è Milan-Juve. Ed il risultato è quello che non ti aspetti, con il Milan che parte forte e prende una traversa con Ibra. Dopo l'assestamento, Quagliarella porta avanti la Juve, che raddoppierà con Del Piero nella ripresa. Inutile la rete di Zlatan, i bianconeri passano a San Siro. Indicazione importante: in due trasferte milanesi la Juventus ha raccolto ben 4 punti; pensate che la Roma, antagonista dell'Inter, lo scorso anno a San Siro fece un solo punto. I ragazzi di Delneri hanno anche mostrato ottima personalità, e grande gestione del pallone. Cosa che è mancata al Milan, che ha attaccato con grande confusione e senza l'apporto di un attacco che è stellare solo sulla carta. Cosa succede a Pato? Dopo il grande avvio e l'infortunio non è più lo stesso: possibile che riesca a segnare solo contro Lecce e Chievo?
Continua il volo dell'aquila biancoceleste, vittima di turno è il Palermo di Delio Rossi. Alla Favorita va in scena la tipica trasferta biancoceleste: i padroni di casa attaccano ma sbattono sul muro eretto da Andre Dias e Muslera. Sugli sviluppi di un calcio piazzato, proprio il centrale brasiliano segna il goal decisivo. La Lazio di Reja stupisce per la concretezza e l'unità d'intenti: un giocatore come Pastore si ferma solo se i giocatori si aiutano e si concentrano; si veda il grande lavoro di Brocchi, che in questo senso è il migliore della capolista. Le ripartenze sono affidate al quartetto d'attacco, che riserva sempre grandi giocate. Approfondiremo, perchè la Lazio tatticamente lo merita. Per quanto riguarda il Palermo, l'inesperienza e la gioventù dei talenti è venuta fuori, in una partita in cui un pareggio, ad ogni modo, non sarebbe stato scandaloso.

Mini-serie positiva per la Roma, che contro il Lecce conquista il settimo punto nelle ultime tre partite. Primo tempo in equilibrio, con due traverse per la Roma ed una traversa più salvataggio sulla linea pro Lecce. Nella ripresa un lampo, cross di Riise per Burdisso, e si sblocca la partita. Raddoppierà Vucinic; Totti, espulso, salterà il derby, e questo non è un male per la Roma. Insomma, i problemi dietro continuano, la lista degli indisponibili si allunga, e la confusione tattica di Ranieri, che continua a schierare Vucinic sulla fascia, stavolta non fa troppi danni. Lecce senza dubbio migliore rispetto alle ultime uscite in casa delle grandi, ma ancora non basta. Un encomio in particolare a Rosati, portiere discreto in ottima forma.
Vittoria corsara per il Napoli sul campo di Brescia, già difficile di per sè e reso impossibile dalla pioggia battente. Gli uomini di Mazzarri impostano la partita sulla difesa, ed alla prima occasione, arrivata nel secondo tempo, segnano con Lavezzi. Vittoria di sacrificio, impostata più sulla quantità che sulla qualità, come dimostra la grande prova di un giocatore come Yebda, non proprio dotato di piedi buoni. Crisi nera per il Brescia, che continua a perdere, e non vince ormai da quel 2-1 casalingo con la Roma. Iachini inizia a traballare, ma il materiale umano a sua disposizione è quello che è. Continui a puntare su Kone, che sembra un ottimo prospetto.
Altra vittoria corsara pesante è quella della Samp, arrivata all'ultimo tuffo con una zampata di Pazzini, che finalmente si sblocca. Toccata dal caso Cassano, la Sampdoria inizialmente soffre il Cesena, ma nel finale i valori vengono fuori, e per la squadra di Ficcadenti c'è poco da fare. Proprio il mister del Cesena sembra sull'orlo dell'esonero: si vocifera che siano stati messi in preallarme Cosmi e Beretta come possibili sostituti. Fatto sta che il Cesena, partito bene, nelle ultime sei giornate ha raccolto un solo punto: insomma, una media che porta di corsa a tornare in serie B. Allarme rosso.
Vola invece l'Udinese, ormai giunto alla quarta vittoria in fila. La vittima è un Bari sempre più in caduta libera ed in situazione speculare: arriva infatti la quarta sconfitta consecutiva. I bianconeri friulani ritrovano la fantasia di Alexis Sanchez, goal ed assist per lui; i bancorossi pugliesi invece perdono ancora, e c'è anche il rammarico per il rigore sbagliato da Barreto.

In chiave salvezza è un buon punto quello del Parma contro il Chievo, sicuramente superiore, vista la classifica. Brutta partita tra Catania e Fiorentina, lo 0-0 sembra già scritto. Vittoria fondamentale per il Cagliari contro un Bologna in discreta crisi e vicino alla caduta libera.

martedì 26 ottobre 2010

Il Commento


Prima "giornata lunga" del nostro campionato, divisa in ben tre giorni, e con un Monday Night davvero eccezionale. Tuffiamoci subito nel pieno di questo weekend lungo!

Pochi preamboli, perchè di carne al fuoco ce n'è tanta. In partenza ci soffermiamo sull'Inter, che continua a stentare, soprattutto per noi che negli occhi abbiamo ancora la splendida cavalcata dello scorso anno. Dati estremamente interessanti: contro la Sampdoria, la squadra di Benitez colleziona il secondo pareggio casalingo consecutivo, cosa che non succedeva da tempo immemore. I nerazzurri giocano bene, ma mancano il colpo del k.o., ed allora la Samp prende coraggio, fino ad andare in vantaggio con un'azione viziata da un presunto fallo di Cassano su Chivu. Ci penserà il solito Eto'o a rimediare, ma il pari allontana l'Inter dalla testa della classifica, facendole maturare un distacco mai visto nel dopo Calciopoli. Sono numeri che devono farci riflettere: si tratta delle cifre di una squadra appagata, che è passata dalla gestione del miglior allenatore del Mondo a quella di un mister di grande livello, ma non così bravo come Mourihno. E' la pura verità. Stupisce sempre di più la convinzione con cui Benitez punta su Biabiany pur avendo Pandev scalpitante. Ma non ha solo colpe, il tecnico spagnolo: il più grande merito è quello di dare spazio a Coutinho, che è un giovane molto tecnico e bravo con i piedi, ma ancora troppo gracile (deve mettere su fisico per non fare la fine di Giovinco, tanto per intenderci, con le dovute proporzioni). La Sampdoria ha fatto un'ottima partita, sorniona, affidando le sue chances alla coppia d'attacco, con un Cassano in grande spolvero ed un Pazzini ancora in difficoltà.
Dicevamo di un grande posticipo del Lunedì: spettacolo puro tra Napoli e Milan al San Paolo, per una partita mai noiosa e mai banale. Cominciano meglio gli ospiti che, con l'invenzione di un redivivo Oddo, mandano in porta Robinho (secondo goal consecutivo per il brasiliano). Si sveglia quindi il Napoli, che crea tanto, finchè non viene espulso Pazienza. Remi in barca per Mazzarri? Macchè! Sulla base del corollario di Liehdolm, in dieci il Napoli gioca anche meglio, e sfiora a più riprese il pari. Ancora Oddo, però, fornisce la palla del due a zero ad Ibra. Inutile, ma sensazionale, il goal di Lavezzi. Cosa ci dice questa partita? Innanzitutto, che a sprazzi il Milan ha dimostrato di saper intavolare trame di gioco quasi irresistibili; poi, che Ibra è sempre decisivo, anche nelle serate in cui non brilla; infine, che il Napoli ha tanta qualità davanti quanti problemi nella fase difensiva ed anche in un centrocampo che, con Gargano e Pazienza, non garantisce ripartenze fulminee.
Continua il volo della Lazio, che ha giocato davanti ad uno spettatore d'eccezione: l'aquila Olimpia, che si è fatta beffe del suo addestratore ed è rimasta per quasi tutto il primo tempo sopra alla copertura dell'Olimpico. Da lassù, il rapace si è goduto il bel goal di Floccari, e poi è stato recuperato da un falconiere. La partita ha presentato una Lazio brava e fortunata, capace di capitalizzare al meglio le occasioni e di congelare il gioco quando ha dovuto. Se poi ci aggiungiamo che di fatto il goal del Cagliari è arrivato da uno sciagurato retropassaggio di Radu, capiamo che la Lazio ha vinto davvero con merito. Meriti da ripartire tra Floccari e Mauri, che stanno attraversando un grande momento di forma. Anche Reja va osannato, per le sue capacità di allenatore e capo dello spogliatoio. Il Cagliari mette in mostra un grande giocatore, Matri, e su questo dovrà basare la corsa alla salvezza.
Pareggio sofferto della Juventus a Bologna. In una partita con pochi temi tattici, tiene banco la simulazione di Krasic, che inganna l'insufficiente arbitro De Marco e probabilmente prenderà due turni di squalifica. Noi ci limitiamo ad aggiungere una sola considerazione: Krasic il nuovo Nedved? Non ancora: Pavel,in un Lazio-Fiorentina di tanti anni fa, ammise di essere caduto da solo in area dopo che l'arbitro gli aveva fischiato rigore a favore. Lezioni di calcio, per diventare un campione, traguardo che Milos potrà raggiungere.

Continuano ad esserci problemi in casa Roma, anzi ce ne sono di nuovi. Non stupiscono più le sostituzioni a dir poco azzardate di mister Ranieri, ma stavolta creano un nuovo caso. Passi il doveroso cambio di Totti dopo un primo tempo di trotto del capitano, ma far entrare Baptista per Vucinic è una mossa che proprio non abbiamo capito. Con la conseguenza di avere nel montenegrino un altro separato in casa. Insomma, le nubi rimangono alte su Trigoria, e non si vede nemmeno un raggio di sole. Meno male che sabato all'Olimpico arriva il Lecce, che ne ha presi quattro a Milano ed altrettanto a Torino. Non vincere, per Ranieri, potrebbe voler dire davvero tanto. Il Parma, dal canto suo, ha dimostrato che non sta attraversando un buon momento, come ci indicano anche gli errori di Marques e Crespo sotto porta. Serve disperatamente il ritorno di Giovinco, per non dare troppo punti di riferimento in attacco.
Sorprendente scivolone del Palermo ad Udine, con Delio Rossi che giustamente se la prende con la poca umiltà mostrata dai suoi giocatori, a partire da Pastore, che deve tornare con i piedi per terra, essendo un autentico campione. Bene Pinilla, bomber di qualità. Male tutta la difesa, a cominciare dal nazionale Cassani. L'Udinese ha invertito l'oscena partenza ed ora è a quota tre vittorie consecutive: la svolta è arrivata, ed occhio a questo giovane difensore con il vizio del goal, Benatia.
Vince il Genoa in casa contro il Catania, senza meritarlo. Gli ospiti hanno creato tante occasioni, facendo notare ancora una volta l'inadeguatezza della retroguardia della squadra di Gasperini. Rafinha con l'assist e Rossi con il goal hanno regalato ai rossoblu una vittoria davvero inaspettata ed insperata, che li proietta in zone più appropriate.

Terza sconfitta consecutiva per il Brescia, che a Lecce passa addirittura in vantaggio, ma poi subisce la legge del Via del Mare e capitola sotto i colpi di Ofere e Di Michele (che ha anche sbagliato un rigore). L'avevamo detto la settimana scorsa: il Lecce contro le grandi è squadra da prendere a pallonate, ma nelle sue partite, e soprattutto in casa, è un cliente scomodissimo. Basti pensare che dieci degli undici punti fatti, De Canio li ha conquistati nelle mure amiche.
Sfortunato scivolone del Cesena in casa del Chievo, che passa al 91esimo minuto con goal dell'interessante francese Thereau, che sblocca l'1-1 firmato Cesare ed autogoal di Guana. Da sottolineare l'ennesima splendida prova di Constant, davvero un gran bel giocatore.
Chiude il quadro la vittoria casalinga della Fiorentina che, nel più classico dei "vince ma non convince", muove una classifica che si era fatta troppo preoccupante. Cade invece il Bari, alla terza sconfitta di fila, incapace di capitalizzare le occasioni da goal, e di crearne abbastanza.