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giovedì 23 settembre 2010

Il pudore, questo sconosciuto


In attesa del commento al turno infrasettimanale, che si conclude oggi con Juve-Palermo, ci troviamo a parlare di quanto accaduto in quel di Brescia, per la partita fra le rondinelle e la Roma, vinta per 2-1 dai padroni di casa. Premessa necessaria: l'articolo che state per leggere non entra nel merito delle decisioni arbitrali, semplicemente perchè non ce n'è bisogno; sono tutte sbagliate, si tratta di errori gravi e meno gravi, ma pur sempre errori. Posto questo, e ci auguriamo che non ci siano problemi di comprensione da parte di chi legge, andiamo ad analizzare gli sfoghi del post partita da parte dei dirigenti giallorossi.

Qualche mese fa, mettemmo in riga la società giallorossa per capire quale rappresentante del club di Trigoria potesse dare lezioni di stile al mondo calcistico. Il risultato fu scadente, dato che lasciammo aperta questa possibilità al solo Ranieri. Oggi confermiamo a maggior ragione quanto scrivemmo, e lo facciamo sulla base dei seguenti argomenti. Procediamo in ordine cronologico.
La prima persona a presentarsi ai microfoni è stato il direttore (di cosa? nemmeno lui sa qual'è il suo ruolo nella Roma! nda) Giampaolo Montali, che ha dichiarato di sentirsi "umiliato" a causa del trattamento arbitrale, e di non sapere cosa dire ai suoi ragazzi in spogliatoio (questo è un leit motiv delle dichiarazioni di ieri sera). E' stato poi il turno di Daniele Pradè, che ha definito l'arbitro "vergognoso ed incompetente", palesando anche lui le difficoltà nel trovare le parole per comunicare con i giocatori. Ha chiuso il cerchio Rosella Sensi, che, "da tifosa", si è sentita "presa in giro da un arbitro in malafede", dichiarandosi disposta "ad andarmene anche subito, ma prima devo fare qualcosa, perchè noi per scelta societaria non ci siamo mai scagliati contro gli arbitri, abbiamo sempre collaborato, ma è arrivato il momento di farci sentire".

Siamo certi del fatto che i nostri lettori non necessitano di spiegazioni davanti a tutto questo ciarlare, ma tant'è, siamo qui, e quindi esponiamo chiaramente il nostro pensiero. Montali parla di umiliazione, Pradè di incompetenza. Però, prima di tirare addosso ad altri queste parole, potrebbero guardare in casa propria. Perchè riteniamo che per una squadra che puntava esplicitamente allo scudetto, avere 2 punti in classifica, frutto di due pareggi casalinghi contro Cesena e Bologna, e di una batosta a Cagliari, questo sì che è umiliante. Farsi rimontare due goal in casa da Marco di Vaio, ottimo giocatore ma ormai avanti con gli anni, è umiliante. Perdere 5-1 a Cagliari, presentarsi a Monaco di Baviera per difendere uno 0-0, questo è umiliante. Ma stranamente, ieri sera, per la prima volta i dirigenti hanno parlato di umiliazione, dimenticandosi in un sol colpo delle settimane precedenti. Miracoli del pallone, e degli arbitri.
Arbitro incompetente? Sì, forse sì, nel merito non entriamo per i motivi suddetti. Ma perchè Pradè domenica scorsa non è andato davanti ai microfoni a dire che Claudio Ranieri si è comportato da incompetente sostituendo Cassetti, esterno, con Guillermo Burdisso, centrale? Abbiamo profonda stima per Ranieri, ma in quel caso ha sbagliato lui, come anche a Monaco (centrocampo con Brighi e Perrotta sulle fasce, scherziamo?), però Pradè non ha detto nulla. Strano, lui è così bravo a dare giudizi!
Tanto per non lasciare nulla al caso, ricordiamo a tutti che stiamo parlando di un dirigente, regolarmente intercettato, che chiedeva "un grande arbitro" ad Innocenzo Mazzini, ex vicepresidente della Figc. Molti per questo giochetto ci hanno rimesso il posto, lui è ancora lì a sputare veleno; peccato che al "suo presidente" non si permetteva di dire che gli arbitri erano incompetenti, vergognosi o inadeguati. Immaginiamo la faccia del lettore, che sarà stupito dall'ipocrisia di certe persone.

Ma resta la dichiarazione migliore, quella della Dott.ssa Sensi, visibilmente in confusione. Fa bene a dire di parlare "da tifosa" dato che la società non è più sua e si sta cercando un acquirente. Ed anche perchè un presidente non può dire tutte quelle bugie. La Roma non si è mai lamentata ed ha sempre collaborato con gli arbitri? Suona strano, ed infatti lo è. Torniamo indietro di pochi mesi, Roma-Sampdoria: la Roma perde ed interrompe la sua striscia di 24 risultati utili consecutivi. La Sensi sbotta a fine partita, appropriandosi dei microfoni per dichiarare che "c'erano due rigori per noi, è assurdo che in una partita così importante ci sia stato un arbitro inadeguato". Alla faccia della collaborazione! Anche Daniele Pradè quella sera alzò la voce, ma evidentemente la memoria dei dirigenti giallorossi, ed anche di certa carta stampata, è davvero corta, cortissima!

Tirando le fila del discorso, vorremo fare dei sinceri complimenti a Claudio Ranieri, che ha rimandato al mittente tutte le domande sull'arbitro ed ha voluto solo parlare di calcio. Crediamo però che Roma lo stia cambiando in peggio (si veda lo sfogo di sabato); sarebbe un peccato perdere uno dei pochi signori che ancora ci sono in questo ambiente.

Però alla fine l'arbitro di ieri sera qualcosa di buono l'ha fatto: ha fornito un pretesto a questi personaggi per non parlare della classifica della Roma, della forma fisica dei giocatori e dei tanti infortuni. Insomma, si è assunto tutte le responsabilità. Un martire involontario.

martedì 1 giugno 2010

Milan e Roma, destini incrociati


In attesa che il mercato entri nel vivo, analizziamo il futuro di due squadre che, a nostro avviso, hanno destini molto simili. Milan e Roma, in alternanza, hanno ricoperto il ruolo di anti-Inter nella scorsa stagione, senza togliere che i giallorossi, alla fine, sono risultati i competitors nettamente più accreditati. Non bisogna però sottovalutare che nei mesi invernali (ok, quando conta di meno) era il Milan ad essersi inserito nella scia dei nerazzurri. Solo che i limiti della squadra di Leonardo sono esplosi tutti insieme nel derby di ritorno, mentre invece la Roma proprio nel secondo derby si trovava nel momento migliore della sua annata. Insomma, vediamo come cambieranno la seconda e la terza in Italia. Con un denominatore comune.

Già, perchè i soldi non ci sono. O meglio, in un caso non ci sono per davvero (leggi Roma), mentre nel secondo ci sarebbero pure ma la presidenza non ha intenzione di svenarsi (vedi Milan). La Roma dovrà fare quello che ha sempre fatto: cedere un cosiddetto pezzo pregiato, ricavarne qualcosina e reinvestire in un mercato intelligente. Due estati fa fu ceduto Mancini all'Inter, vero colpaccio perchè poi il brasiliano è diventato un desaparecido, mentre i giallorossi hanno acquisito per intero Pizarro ed hanno portato a casa Riise e Baptista, nonchè Menez. Lo scorso mercato estivo è stato invece più problematico, dato che i 20 milioni guadagnati con la furbata del secolo (Aquilani al Liverpool) sono serviti a tappare falle strutturali, e non c'erano i ricavi vista la mancata qualificazione in Champions. Quindi ecco Burdisso a costo zero, regalino di Morarri, e Lobont e Zamblera a chiudere la campagna acquisti. Con Toni che è costato qualcosina a Gennaio (nell'ordine di 400.000 € per il prestito) ma che non è più gradito in casa Roma, visto forse il suo dualismo con Totti, al quale ha pestato troppo i piedi in campo. Ed allora si è scelto di ripartire da Adriano, puntando cioè su una scomessa e sulla bravura di Ranieri, che nella stagione appena terminata ha saputo rivalutare Menez e, a tratti, Baptista. Ora bisognerà lavorare sull'Imperatore, che viene da un periodo oscuro. Tutti ricordiamo il suo tracollo psicologico a Milano, con il giocatore dedito più a rovinarsi che a concentrarsi sul campo. Ed in Brasile le cose non sono andate molto meglio: primi mesi importanti, poi di nuovo a frequentare troppo spesso le favelas e tutto ciò che questo tipo di posti comporta. Le notizie che arrivano dal Sudamerica non sono delle migliori: pare ci sia stato un litigo con Vagner Love in occasione di una festa alcoolica proprio a casa di Adriano; lo stesso Adri dovrà testimoniare per un processo contro alcuni narcotrafficanti da lui stranamente frequentati. Ma questi potrebbero essere rumors volti solo a destabilizzare. Noi prendiamo per buono solo il passato di questo giocatore, che non è proprio pulitissimo. Buona fortuna a Ranieri, ma il rischio è questo: il giocatore comincerà bene, non c'è dubbio, ma al primo calo saranno dolori, vista la sua instabilità mentale.
C'è altro da fare in casa Roma. Ad esempio si deve sciogliere il problema portieri. La soluzione potrebbe essere tenere ovviamente Julio Sergio come titolare, dietro Lobont e poi prendere un terzo senza pretese, vendendo Doni, che sembra avere mercato, e liberando l'inutile Arthur. In difesa il tecnico vuole ripartire da Burdisso, ma c'è da negoziare l'acquisto con l'Inter, e dopo la mancata cessione di Baptista i rapporti fra i club si sono deteriorati. Non sarà facile.
L'ultimo rebus riguarda De Rossi. La presidenza lo ha tolto immediatamente dal mercato, anzi non ce l'ha mai messo, ma davanti agli euro pesanti di Florentino Perez sarà difficile non vacillare. Il giocatore ha ammesso di sentire un grande peso da questa mancanza di trofei e da questo arrivare sempre ad un passo dall'obiettivo, e certamente andare a Madrid con Mourinho potrebbe impreziosirgli la bacheca personale. Se De Rossi resta bisognerà riconoscergli il tutto con un nuovo contratto più oneroso, proprio come si è fatto con Totti. Se va via...beh in primis si dovrà fare i conti con l'insurrezione popolare, e poi dichiarare apertamente un ridimensionamento che prima o poi, viste le difficoltà della famiglia Sensi, dovrà essere registrato. Insomma, tante nubi all'orizzonte, a fronte di uno strano, ma tenace, ottimismo.

Il Milan affronterà una sorta di anno zero. Nella stagione del post trionfo Inter, l'altra sponda del naviglio dovrà dimostrare di esserci ancora. Bisognerà sciogliere i nodi sull'allenatore, ed allora Allegri sembra la scelta migliore e più fattibile. Un giovane emergente, peraltro molto bravo, ma la situazione con il Cagliari non è facile. Al Milan, infatti, piacerebbe inserire Marchetti nel giro, e questa sarebbe una bella mossa, dato che Dida è stato salutato, ed Abbiati non ha mai convinto del tutto, senza dimenticare che la Samp farà di tutto per tenersi Storari. La difesa vedrà l'innesto di Yepes, un trentaquattrenne che c'entra poco nel progetto di ringiovanimento. Ma non scordiamoci Onyewu, quest'anno al palo per infortunio. Bisognerà investire anche su un terzino, e qui le prospettive sono grige. A centrocampo bisogna sciogliere il rebus sul successore di Pirlo, perchè Andrea è in scadenza di contratto e non ci sono segnali di rinnovo. Hernanes? Forse potrebbe essere il nome giusto, ma cosa tanto. Dinho dovrebbe rinnovare, o tentare la fortuna in terra inglese. A quel punto sul mercato si deve cercare un sostituto, e si stanno sondando vari brasiliani, ma i prezzi sono alti. Ed inoltre non tornerà Kakà.
L'attacco potrà contare su un Borriello più maturo, ma il resto è tutto da definire. Inzaghi ha rinnovato, ok, ma l'anagrafe non permette di poter contare su di lui. Huntelaar ha fallito perchè non godeva della fiducia del tecnico. Ed allora c'è un'idea, che sembra pazza, ma non del tutto. Il Barça non vuole tenere Ibrahimovic, ciò è evidente nonostante le dichiarazioni di facciata; Berlusconi aveva parlato di un mercato a profilo basso ma con l'intenzione di spendere per un campione solo. Lo svedese sarebbe il giocatore ideale, al Milan serve un solista che si carichi la squadra sulle spalle, proprio come ha fatto Ibra con l'Inter per due-tre anni. Insomma, se il Barça è disposto a chiudere per 35 milioni più Huntelaar, Berlusconi dovrà fare questo sforzo.
Sempre se il suo obiettivo primario resta quello di costruire un Milan vincente. I tifosi rossoneri sono sul piede di guerra, e c'è da capirli, soprattutto nell'anno in cui i rivali cittadini fanno la tripletta. E poi sappiamo che nel calcio non c'è spazio per la riconoscenza.

giovedì 6 maggio 2010

L'Inter conquista il primo "titulo"



La Finale di Coppa Italia è stata dura, spigolosa, ruvida, ma alla fine ha visto trionfare la squadra che è oggettivamente più forte. Prima di lasciarci andare ad un commento stigmatizzante dei fattacci di ieri sera, analizziamo il match da un punto di vista tattico. Pronti, via e subito Burdisso atterra Sneijder, che dovrà chiedere immediatamente il cambio. Niente paura però: entra infatti Mario Balotelli, pronto a giocare una delle sue migliori partite stagionali. La tensione in campo c'è, si vede e si sente. Viene annullato un goal a Milito per un fuorigioco che se c'è è questione di centimetri. In quel momento Mou si avvicina ad un funzionario di campo per sbirciare il replay nel monitor, dando vita ad una scena divertente. Si prosegue sui binari della tensione, con Julio Cesar che salva capra e cavoli su un cross pericoloso di Taddei e Perrotta che di testa manda a lato di poco. Dall'altra parte Milito e Thiago Motta si scambiano il pallone nello stretto, solo che quest'ultimo avrebbe tre compagni da servire ma crossa malissimo. Al quarantesimo minuto l'Inter va in vantaggio con un goal favoloso di Milito che prende palle, si libera dei marcatori ed esplode la botta. E' davvero il suo anno: l'argentino è senza dubbio fra i cinque attaccanti più forti del Mondo, ed ha ancora tre partite per scalare questa classifica. Si va al riposo sulla scia delle scaramucce fra Mexes e Materazzi: il difensore dell'Inter parla di "due cazzotti", noi invece alla tv ne vediamo sicuramente uno, che però viene sanzionato solo con giallo.
Il secondo tempo vede Ranieri sostituire Pizarro e Burdisso con Totti e Motta, salvo poi far entrare Menez per Toni. La Roma a questo punto si getta in avanti e crea solo due occasioni: incredibile il tap-in mancato di Juan, più difficile il diagonali di Vucinic. Da lì in poi sarà solo Inter, con Balotelli in grado di prendere palla sul lato sinistro dell'attacco e saltare quanti giocatori vuole senza il minimo sofrzo. Ma eccoci al finale turbolento. Comincia Taddei, che per ben due volte entra in maniera molto scomposta su Thiago Motta, e ne esce fuori solo un giallo. Conclude Totti, che all'ennesima serpentina di Balotelli, lo rincorre per 20 metri e gli assesta un calcione alla gamba destra, rischiando di infortunare seriamente l'avversario. Arriva il rosso diretto, e ci mancherebbe altro. Si spera in sanzioni pesanti, ma ne parleremo a breve. Ad ogni modo a questo punto la partita è ormai già storia, non servono a nulla i tre minuti di recupero, ed al fischio finale un invasore di campo solitario va a puntare Cambiasso, senza per fortuna raggiungerlo. La cronaca si ferma qui, i commenti da fare sono tanti.

Partiamo dal punto di vista tattico. Mourinho con lode, Ranieri insufficiente. L'Inter è scesa in campo praticamente senza Sneijder e senza Pandev, ma è riuscita comunque a disegnare un bel gioco fluido, soprattutto sulla fascia destra, dove l'asse Zanetti - Maicon fa davvero paura. Da quella parte Riise ha sofferto davvero tanto, ed infatti i pericoli maggiori sono arrivati dalla sua parte, dove Milito ha affondato per il goal. Poi per carità si aggiunga anche che la difesa era rattoppata come non mai (Materazzi e Cordoba titolari) ma ha retto ad un urto, per la verità, molto sterile.
La Roma è scesa in campo male, malissimo, per colpa di alcune scelte quanto meno opinabili di Ranieri. Perchè Toni dall'inizio? Siamo convinti che il mister giallorosso se lo stia ancora chiedendo. Luca Toni è un ripudiato da una squadra che si trova in Finale di Champions League, ha praticamente vinto la Bundes e si sta prendendo la Coppa Nazionale. E' un giocatore in difficoltà, il suo fisico non regge come ai bei tempi, somiglia ad un caterpillar fermo piantato sulle motrici. Anche Totti è in fase nettamente calante, non c'è dubbio, ma oggi è un pochino più in forma, a Parma aveva fatto bene, e quindi ci si aspettava la sua presenza dal primo minuto. Poi togliere Pizarro all'inizio del secondo tempo, in una partita in cui già il gioco latitava di suo è un suicidio, è un consegnarsi agli avversari tipo vittima sacrificale in un rito di vestali. Sono due le sconfitte recenti della Roma, e su tutt'e due c'è l'ombra delle scelte sbagliate da Ranieri. Sarà un caso? E perchè mister Claudio non ha strigliato i suoi che, mettendola sul fisico, non hanno fatto altro che favorire l'Inter? La verità è che ieri sera si è vista la Roma dello scorso anno, quella che finiva praticamente tutte le partite in dieci grazie al nervosismo esagerato di gente come Mexes, Totti e De Rossi.

E' finalmente giunto il momento dell'analisi ambientale. L'abbiamo detto in cronaca, si è partiti subito con la violenza gratuita e così si è continuato. Però permetteteci di stigmatizzare la non professionalità di colui il quale, chiunque sia, ha fatto partire l'inno della Roma all'ingresso delle squadre in campo. Signori, l'Olimpico ieri sera era sede della Finale come campo neutro. Un pò di serietà, e che diamine! Ma ovviamente tutto questo sarà dovuto agli strascichi di Lazio-Inter, come sottolineano ad ogni collegamento i giornalisti Rai, ieri sera davvero indegni ed offensivi nei confronti della loro professione. E poi c'è il gesto di Totti, un intervento di una violenza inaudita e totalmente gratuito. Lo stesso Francesco Totti che in tv appare come l'ottimo padre di famiglia che fa la collezione di cellulari. Lo stesso Francesco Totti che è ambasciatore dell'Unicef, non ce lo scordiamo. Lo stesso Francesco Totti che ci è stato imposto dai media come esempio per i giovani calciatori, per i padri, per i figli, per i nonni, per gli zii, per tutti. Come la carta stampata italiana ha rovesciato litri di inchiostro offensivo su Zidane dopo la capocciata a Materazzi (giustamente), lo stesso si dovrebbe fare con Totti, ma questo non accadrà, perchè lui è "Il Capitano", e poverino, era frustrato perchè non giocava dall'inizio, ed un gesto di nervosismo in una partita del genere ci può stare (così De Rossi a precisa domanda), e quindi non prendiamocela con lui. Beh certo, prendiamocela con Lazio - Inter, che è la madre di tutti i mali che si sono succeduti a cascata. Complimenti, davvero, a tutti i moralisti di questi giorni. Speriamo che quanto accaduto ieri vi possa tappare la bocca, se non per sempre, almeno per qualche giorno.

martedì 4 maggio 2010

Colazione Romana


Roma, 4 maggio 2010. Sono passate più di 24 ore dalla partita che, a detta dei principali organi di informazione, ha fomentato l'odio nella Capitale ed è stata la "vergogna del calcio italiano". Sono le 8.30 del mattino, in un bar nel centro di Roma un cliente abituale (il sottoscritto, nda) entra per fare colazione.
Andrea:"Ciao Dani, buongiorno".
Daniele:"Oh lazialò, buongiorno a te".
A:"Come va? Hai smaltito la delusione?".
D:"Ma che delusione, e chi se lo aspettava un regalo da voi, anzi chi lo voleva!".
A:"Dai che un pò c'hai creduto".
D:"No no, io nemmeno l'ho vista la partita domenica sera".
A:"Hai fatto bene, tanto alla fine si sapeva, con il pareggio dell'Atalanta non ci sarebbe stato neanche un motivo per battere l'Inter".
D:"C'hai ragione, è normale, ci sta, e poi se perderemo lo scudetto sarà solo per colpa della sconfitta con la Samp".
A quel punto, un altro barista si gira verso di me e mi dice:
"Però mi devi spiegare come si fa a tifare contro la propria squadra".
A:"Ma guarda che non è un tifo contro la propria squadra, è un tifo contro i rivali, e se per tifare contro devi sopportare una sconfitta, peraltro abbastanza ininfluente, il sacrificio non è poi immenso".
Allora il barista:"Sì ma quei fischi a Muslera...".
A:"Ma non erano fischi, era un'esortazione, del tipo 'Nando, che ti impegni a fare, lascia perde'!".
A quel punto ci mettiamo tutti a ridere, consci del fatto che questa partita di pallone è tutto tranne che la tragedia che giornali, radio e televisioni stanno partorendo in questi giorni. Ancora io attacco il discorso.
A:"Oh ragazzi comunque domani c'è la finale di Coppa Italia eh".
D:"Ah sì, l'Inter deve sta attenta perchè noi semo avvelenati".
A:"Occhio eh, che io sto organizzando una bella gufata".
Io e Daniele ci guardiamo e di nuovo ci mettiamo a ridere e ci battiamo il "cinque".
Poi mi avvicino alla cassa.
A:"Caffè e cornetto, al solito".
D:"Sì grande, grazie, che facciamo ci vediamo dopo?"
A:"Beh un caffè a metà mattinata me lo vengo a prendere, così ci facciamo altre due chiacchiere".
Stretta di mano, saluti a tutti e si comincia una giornata.

Roma non è un inferno. Roma è una città che vive di sfottò, prese in giro, pianti e risate, odio e amore. Ma alla fine siamo tutti sempre le stesse persone. Giochiamo, scherziamo e ci vogliamo bene. Chi fomenta la violenza e l'odio non sono coloro che si prendono in giro, sono solo quelli che ne parlano a tutte le ore, condannando tutto ciò che accade in questo microcosmo e gridando all'illecito appena ne hanno la minima possibilità. Con questo breve racconto si vuole lanciare un messaggio, che tutto resti com'è, perchè nessuno può toglierci la bellezza della presa in giro, dela felicità e della "rosicata", come si dice da queste parti. Perchè questa è Roma, questi sono i tifosi della Roma e della Lazio. E nessuno può permettersi di giudicare.