sabato 1 maggio 2010

L'Inter torna sul palcoscenico più ambito


Dopo ben 38 anni, grazie ad una squadra eroica guidata da un autentico condottiero, l'Inter è in Finale di Champions League, e se la vedrà contro il Bayern Monaco, al quale abbiamo dedicato l'ultimo post. Per par condicio, e per iniziare insieme il lungo countdown che ci porterà a Madrid sabato 22 maggio, analizziamo anche l'Inter, con una chiosa sul valore nazionale che il cammino di questa squadra indubbiamente ha.

Tatticamente, l'Inter ha dimostrato di saper interpretare ogni tipo di partita. Protagonista di un girone pessimo, superato solo grazie ad una zampata di Sneijder in piena zona cesarini in quel di Kiev, la compagine nerazzurra ha pescato il Chelsea negli ottavi di finale. E si è adattata al ruolo di sfavorita, cioè di squadra che a tutti i costi doveva usufruire nel migliore dei modi della gara di andata fra le mura amiche. Così è stato, come poi è accaduto anche contro Cska Mosca e Barcelona, ma il vero capolavoro tattico di Mourinho lo si è visto nella gara di ritorno proprio contro gli inglesi di mister Ancelotti. Quella sera l'Inter si presento a Stamford Bridge con 3 mezzepunte (Eto'o, Sneijder e Pandev) ed una punta vera (Milito), con l'intenzione di attaccare, e non di difendere il risultato. Morale della favola: Chelsea spiazzato, vittoria Inter e tanti saluti alla regina. Quindi, la capacità della squadra di Mourinho di saper interpretare il gioco offensivo era divenuta chiara a tutti.
Facciamo un salto ed arriviamo alla stretta attualità. L'Inter batte il Barça 3-1 nella semifinale di andata e vola in Catalogna. Dopo pochi minuti, Thiago Motta viene espulso con la collaborazione di un Busquets degno della prima alla Scala, o di un Oscar come miglior attore protagonista. Ecco che si realizza il capolavoro all'incontrario: l'Inter delle tre mezzepunte più una punta diventa una squadra di 10 difensori, arroccati, un fortino a difesa di Julio Cesar. Fortino che, come sapete, alla fine reggerà.
Lo spirito di sacrificio che pervade la squadra si vede da questi segnali: giocatori come Eto'o e Milito che se ne infischiano della fase offensiva e si schiacciano in difesa, senza poter fare ciò per cui vivono (attaccare). I terzini che rinunciano a spingere, i centrocampisti che non si inseriscono. Perchè l'obiettivo, di tutta la squadra, è Madrid, e poco importano i sofismi o le prestazioni dei singoli.

Analizzando tutti i reparti, non possiamo che stropicciarci gli occhi. La difesa è una linea Maginot insuperabile: Julio Cesar, ottimo portiere, ultimamente un pò alterno nel rendimento; Lucio & Samuel, l'invalicabile muro sudamericano; Maicon e Zanetti, la fase difensiva e la spinta in attacco, tutto in due soli giocatori. Il centrocampo regala due mediani di spicco come Cambiasso e Stankovic (Motta sarà squalificato), che nel nuovo modulo sono un pò più sacrificati in copertura rispetto al passato. Bello il trio delle seconde punte, con Eto'o che la Champions l'ha già vinta, Sneijder che torna a Madrid da rimpianto assoluto dei blancos e Pandev che è passato dalla gabbia di Formello al Bernabeu. E lì davanti troviamo il Principe, attaccante moderno, dotato di velocità, potenza ed altruismo, nonchè di un senso della posizione più unico che raro.
Insomma, una grandissima squadra, che può davvero coronare un sogno.

Un'ultima annotazione sull'importanza di questa finale. Mai come stavolta l'Inter rappresenterà l'Italia intera, perchè nello scontro diretto contro una tedesca, il Bayern, ci si gioca il quarto posto per andare ai preliminari di Champions. Il ranking è impietoso, in questo momento la Germania è davanti all'Italia. Ed allora forza Inter, a prescindere dal tifo del cuore. Anche perchè questa squadra è una delle poche che sanno emozionare davvero tutti gli appassionati di calcio!

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