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giovedì 26 agosto 2010

Balotelli, storia di un arrivederci


La cessione di Mario Balotelli al Manchester City è stata una delle notizie più rilevanti dell'estate (Ibra permettendo). L'Inter ha venduto il grande talento, appena ventenne, per una cifra intorno ai 28-30 milioni di euro al club dello sceicco Mansour, che certo non ha problemi di soldi. Detta così, la storia è semplice. Ma tanti intrighi hanno caratterizzato questa trattativa, e, come promesso, siamo qui per svelarli. Andiamo con ordine.

Mario e gli ex compagni. Cominciamo dall'argomento più facilmente risolvibile, perchè noto al Mondo calcistico intero; anche se, forse, non tutto è chiaro. La sera della svolta sembrava essere quella di Inter-Barcelona, 3-1. Mario entra nel finale di gara, senza poter incidere, e non mostra la minima voglia di impegnarsi in campo come hanno fatto i suoi compagni per tutta la partita. Al triplice fischio finale Balotelli, fischiato da tutto lo stadio, butta per terra la maglia ed inveisce contro le povere mamme dei tifosi interisti. Si dice che il ritorno in spogliatoio sia stato tremendo per l'attaccante, letteralmente preso a schiaffi da alcuni senatori del gruppo, tra cui, sempre "si dice", Materazzi. Ora, tolte le voci di corridoio, che possono essere molto più colorate rispetto alla realtà, non v'è dubbio sul fatto che Mario non stesse simpatico a tutti i compagni, e soprattutto ai più vecchi del gruppo. Le sue bizze, le sue folli, le sue pretese, le manifestazioni di rabbia incontrollate, non hanno aiutato a cementificare il rapporto. Però le cose erano pronte a cambiare: nella serata della Finale di Coppa Italia Balotelli entra ed è decisivo, prendendosi persino il calcione di Totti, celeberrimo. Nel frattempo cambia anche allenatore, e per Mario è una buona notizia, visto il rapporto di odi et amo con Mourinho. I primi giorni di ritiro sono buoni, il ragazzo prova ad integrarsi meglio; Zanetti ai microfoni di Sky dichiara di notare dei miglioramenti da parte del giocatore, che però deve "lavorarci ancora"; Materazzi viene omaggiato da Mario con un Ipad nuovo di zecca con dedica personalizzata. Insomma, tutte le acredini sono scomparse, o quasi. Ed allora perchè Balotelli è stato ceduto? Sbaglieremo, ma crediamo che la questione ambientale c'entri poco, o niente.

Mario e Mino Raiola. A Gennaio di quest'anno, la famiglia Balotelli compie una mossa che peserà tanto nella nostra storia. Stanco di tutte le voci che circolano sul giocatore, e di tutte le polemiche che un ragazzo con il suo carattere è destinato a suscitare, l'entourage di Balotelli si decide ed affida la procura di Mario a Mino Raiola. Stiamo parlando di uno degli agenti più noti nell'odierno panorama calcistico, inviso soprattutto alle società di appartenenza dei suoi giocatori. Lo sa benissimo la stessa Inter, che proprio l'estate prima si è vista costretta ad allontanare Maxwelle ed Ibrahimovic pur di non avere più nulla a che fare con Raiola. Lo sa il Barcellona, che proprio in questi giorni ha giudicato l'agente di origini olandesi per il comportamento scorretto, secondo il club catalano, messo in atto nella trattativa per il passaggio di Ibra al Milan. Insomma, un tipo furbo, forte e molto sfrontato. Che ha difeso Mario in tutto e per tutto. Appena giunta la notizia della procura, infatti, Raiola ha subito contriubuito ad aumentare l'acredine fra Balotelli ed i compagni, rendendo note delle verità che non dovevano uscire dallo spigliatoio. Ed ha poi condotto in porto la cessione al Manchester City, dichiarando che non c'erano più le basi per restare all'Inter e scaricando la responsabilità della cessione sui compagni di Balo. Strano però che lo stesso giocatore non ha mai detto nulla in tal senso, anzi si è dimostrato dispiaciuto di aver lasciato l'Inter e l'Italia. Insomma, ancora una volta l'Inter pur di liberarsi di Raoila ha ceduto un giocatore.

Mario ed il Milan. Il retroscena più gustoso di questa storia riguarda proprio l'altra squadra di Milano, quella rossonera. Quella per cui Mario ha avuto sempre una passione, nemmeno tanto celata. Si scatenò il putiferio quando Balotelli fu avvistato tra i vip che seguivano a San Siro il match fra Milan e Manchester United. Alla nota trasmissione "Le Iene", sul punto, Mario ha dichiarato di aver avuto una passione per i colori rossoneri da bambino, ma che ora si trattava di lavoro, e quindi lui pensava solo all'Inter. Inoltre, lo stesso giocatore aggiungeva che si trovava a San Siro quella sera solo per vedere una partita fra due grandi squadre, un bel match, come è stato quello fra rossoneri e red devils. Tutto giusto, tutto condivisibile. Ma allora perchè Mario era a San Siro anche per Milan-Novara di Coppa Italia? Tendiamo ad escludere che si trattasse anche in quel caso di un imperdibile match di cartello. E perchè lo stesso Mario con tanta leggerezza si è sottoposto al gioco di "Striscia La Notizia", indossando una maglietta del Milan col suo nome? Comportamenti sopra le righe, che hanno fatto infuriare i tifosi nerazzurri, creando quella spaccatura poi divenuta insanabile dopo la notte di Inter-Barça. Ma c'è anche tanto mercato dietro questa storia. Torniamo agli ultimi giorni prima del passaggio di Mario al City; Mino Raiola dichiara che sulle piste di giocatore ci sono anche delle squadre italiane. Siamo davvero tentati di togliere il plurale, perchè l'unica squadra che realmente poteva prendersi Balo era proprio il Milan. Raiola è stato a lungo ospite fisso nella sede rossonera, e lo diciamo con certezza, era lì per trattare Balotelli. Proprio in quei giorni Berlusconi dichiarava che avrebbe investito su un grande campione, dopo aver detto giorni prima che Balotelli era un uomo da Milan. Insomma, non era cosa fatta, ma quasi. Però... Sì, anche in questa storia c'è un però: un bel giorno Galliani, sempre parlando con Raiola, butta lì un discorso fantasioso, che non riguarda Mario, ma Ibrahimovic. La proposta non è campata in aria, il Milan decide di dirottare il tesoro per Balotelli in quel di Barcelona per prendere Ibra, e l'affare precedente salta. Raiola allora si trova costretto a volare a Manchester per chiudere con il City, dato che, per sua stessa ammissione, Balotelli all'Inter non poteva più starci. L'Inter fiuta l'interessamenteo del Milan, sa che le conviene vendere Mario a quelle cifre, ma si comporta in maniera furba: nel contratto con il City fa inserire una clausola recante un diritto di prelazione nerazzurro in caso di ritorno di Balo in Italia. Morale della favola? Mario non vestirà mai la maglia del Milan, pur avendolo già fatto per gioco ed essendoci andato vicinissimo.

Mario e Roberto Mancini. Mario è a Manchester per il Mancio. Orrido gioco onomatopeico, ma è la realtà. C'erano altre squadre inglesi in lizza, forse meno convinte, come United e Chelsea. Ma Balotelli ha scelto Mancini. Ovvie le motivazioni, ma giova ricordarle: Roberto Mancini ha lanciato Balotelli nel grande calcio ma è anche quello che lo ha saputo gestire meglio. Nel frattempo arriva anche la chiamata in Nazionale da parte di Prandelli, ed allora anche in questo caso la presenza di Mancini sarà fondamentale. Il tecnico del City, da giocatore, non ebbe fortuna con l'azzurro perchè aveva cattivi rapporti con i tecnici di allora, soprattutto Vicini. Dovrà far capire a Balotelli che questo comportamento è un errore, anche grave, da non commettere. Mario avrà un ruolo importante nel City, il suo spazio da titolare è quasi assicurato, ma deve riprendersi da un infortunio. Con pazienza, con la nuova bellissima fidanzata e con la vicinanza di un grande uomo di calcio come Roberto Mancini, Balotelli farà grandi cose.

Tirando le somme di questo excursus molto lungo su una delle storie più intriganti dell'estate, possiamo affermare che il finale è bello per tutti: Balotelli si misurerà con un nuovo campionato; l'Inter ha intascato bei soldini e potrà riprendersi il giocatore in futuro, se vorrà e potrà, e si è inoltre liberata di Raiola; il buon Mino...beh per lui qualche soldino in tasca sarà anche entrato! E vissero tutit felici e contenti...

sabato 8 maggio 2010

Le omissioni di Totti


La notte, si sa, porta consiglio. Ed è servita una notte intera per ponderare e pesare nel modo giusto le parole di Francesco Totti comparse su ben due pagine dell'edizione del venerdì del Corriere dello Sport. Ripercorriamo insieme i passaggi più significativi, provando a dimostrare che il calciatore della Roma, nel suo sfogo, non ha detto tutto, ma ha anzi lasciato aperti diversi quesiti. Si comincia allora.

"Durante la gara 'lui' ha avuto nei riguardi dei miei compagni un atteggiamento provocatorio e questo è avvenuto anche in passato contro di noi. Ricordate la linguaccia a Panucci, o quello che è successo con Mexes, o la sua esultanza sotto la nostra curva? Tutto questo, sempre dallo stesso calciatore, è stato fatto in quasi tutti gli stadi italiani e anche in Europa ed è probabilmente questo uno dei motivi per i quali nel proprio gruppo non è mai stato ben accetto ed è sempre visto da altri club o dalla Nazionale stessa come un elemento di disturbo. Certo, ho sbagliato nel commettere quel fallo, ma io sono sempre stato il primo a riconoscere i miei errori e a giustificare chi contro di me ha compiuto falli di gioco che mi hanno procurato anche infortuni gravi, ma privi di malafede, vedi Vanigli, che ho subito scagionato".

Questo primo inciso è al limite del comico. Vediamo perchè. Totti fa riferimento a quanto accaduto nella partita dello scorso anno giocatasi a Milano e finita 3-3, con un Balotelli (che Totti si guarda bene dal nominare) in grande spolvero. Mario segnò un rigore e fece la linguaccia ai tifosi che lo avevano fino a quel momento ricoperto di insulti perchè scuro di pelle. Ebbene, Balotelli non può esultare sotto la curva dei tifosi della Roma? Ricordiamo allo smemorato Pupone che quando toccò a lui segnare sotto la Nord durante un derby non ci pensò due volte a mostrare la famosa maglietta del "vi ho purgato ancora". E allora, dov'è lo scandalo? Per tutto questo Balotelli merita una punizione esemplare? Comico pure il resto: anche gente come lui e Cassano sono presi di mira da tutti gli stadi dove mettono piede, semplicemente perchè giocatori temuti dalle tifoserie per le loro capacità. Oddio, per Totti era così qualche tempo fa, visto che ormai non fa più molta paura. E questo sarebbe un altro motivo per calciare Mario? Francesco Totti ha vendicato i tifosi di tutta Europa che odiano Balotelli? Sembra tutto un pò esagerato. Inoltre meravigliosa contraddizione è quella sull'ecumenico perdono che lui avrebbe impartito ai giocatori, come Vanigli, che lo hanno maltrattato con pesanti falli DI GIOCO! Esatto, Francesco caro, quelli sono falli di gioco, il tuo è un pestaggio avulso dal gioco. O no? Ma andiamo avanti, il meglio deve ancora arrivare.

"Chi mi conosce sa perfettamente che una mia reazione viene sempre generata da una provocazione. Sentire che un calciatore alle prime armi, ma con grandi doti, offenda ripetutamente i miei tifosi, la mia città, il mio senso di appartenenza a Roma, oltre a me personalmente, dicendomi che sono finito, è insopportabile. Non vuole essere una giustificazione, ma è semplicemente la verità di quello che è accaduto. Non si può tollerare che 'lui' abbia sempre la possibilità di provocare tutti, compresi i suoi tifosi e quelli avversari e che nessuno prenda in considerazione preventivamente i suoi atteggiamenti. Come ripeto ho sbagliato, sarò sanzionato, ma ho avuto una strana sensazione. Al momento della mia espulsione non c'è stato nessun mio avversario che abbia preso le difese...di 'lui. Questo qualcosa mi fa pensare".

Un capolavoro. Chiunque abbia scritto queste righe a Totti merita un pubblico riconoscimento. Chi lo conosce? Chiedete a Poulsen, Galante, Colonnese, tanto per fare degli esempi. Stando alla sua ricostruzione, Francesco Totti si è vestito da cavaliere della città eterna e l'ha difesa contro l'invasore barbaro. Grazie, per carità, ma non ce n'era bisogno. Chi scrive è romano, e non si sente offeso affatto da Balotelli, anzi. Inoltre bisogna anche sottolineare l'aspetto più importante di tutti. Mondiali 2006, la Finale. Zidane viene provocato da Materazzi e lo colpisce con una testata. La stampa, il giorno dopo, crocifigge giustamente Zidane. Finale di Coppa Italia, maggio 2010. Totti stende Balotelli con un calcio dopo essere stato provocato. La stampa gli offre due pagine per il suo personale delirio di onnipotenza. D'altronde, Balotelli ormai dovrà scendere in campo con un bavaglio, perchè bisognerà prendere preventivamente in considerazione i suoi atteggiamenti! L'uso della parola "preventivamente" è inquietante: Totti sarebbe sceso in campo con l'intenzione di dare una lezione a quel giocatore? Vorremmo una risposta in tal senso. Da ultimo il doppio capolavoro: una dicitura super sgrammaticata solo per non nominare il suo avversario (ricorda tanto il Veltroni perdente della campagna elettorale del 2008, il riferimento non è casuale e tra poco capirete perchè) e la bugia più grande. Non è vero che i giocatori dell'Inter non hanno difeso Balotelli. Guardate le riprese: appena Totti lo stende, Milito si gira verso l'arbitro per richiamare l'attenzione; mentre Totti esce dal campo arriva Maicon che si fa di corsa tutto il campo per sincerarsi della salute del compagno. Non l'hanno difeso, caro Pupone, perchè l'arbitro aveva fatto il suo dovere espellendoti, e ai veri campioni va bene così. Ma il discorso su Balo deve esaurirsi con una domanda che non troverà mai risposta: se il colpevole da castigare era solo il numero 45, perchè Totti ha prima calciato Milito e poi Thiago Motta? Loro nemmeno c'erano l'anno scorso quando Mario fece la linguaccia! Mistero della fede.

"Vorrei precisare anche altre cose. L'argomento politici e vip. Tanti si sono scatenati in commenti e giudizi pesanti. Questi personaggi sono quelli che dal calcio traggono solo vantaggi e visibilità (...). Ma non ho mai visto nessuno di loro chiedere un autografo o una maglia ad un delinquente. Da alcuni di loro, in questo caso - e non è la prima volta - come tale sono stato trattato".

Buongiorno Francesco, benvenuto sulla Terra, anzi, in Italia. Totti, dopo giorni di assurde interpellanze parlamentari su Lazio-Inter, si sveglia e si accorge che i politici cercano solo applausi, vantaggi e visibilità. Povero ingenuo pupetto. Eppure lui è stato il primo a vendersi ai politici, con il suo messaggio per Rutelli, o l'amicizia con Veltroni (citato prima non a caso, sembra avergli insegnato il mestiere), o la recente foto scattata a Trigoria con la Polverini. Sono i politici che hanno contribuito a creare il personaggio - Totti. Sono i vip come Costanzo che gli hanno permesso di apparire in televisione e di pubblicare i libri delle barzellette. Sono tutti loro che lo hanno fatto diventare ambasciatore dell'Unicef. Già. L'Unicef, che si occupa di bambini...Francesco, dato che ricopri questo ruolo, pensa al male che hai fatto a tutti i bambini che mercoledì sera ti hanno guardato e si sono sentiti traditi da te, oppure hanno avuto voglia di emularti. Un ambasciatore Unicef regala sogni, non calci. Che vergogna.

"Alla finale di Coppa Italia si è arrivati dopo quindici giorni di polemiche. A cominciare dal derby, dove tutto è stato strumentalizzato per la mia esultanza, di cui mi sono subito scusato. La vittoria a Parma, con la speranza che si era riaccesa e il giorno successivo con Lazio - Inter. Su quella partita noi romani e romanisti ci siamo già espressi. Infine si è arrivati alla partita con l'Inter, che tutti aspettavano e che tutti - sottolineo tutti - ci hanno chiesto di giocare con temperamento e aggressività agonistica".

Ma che stupidi, ancora perdiamo tempo a parlarne! La soluzione del caso è semplice, la colpa è di Lazio - Inter! D'altronde, anche la crisi economica potrebbe essersi verificata per Lazio - Inter, che fra l'altro ha causato anche la catastrofe della macchia di petrolio sulle coste dell'America. Già, Totti riesce a dare la colpa alle polemiche, dimostrando di non avere pudore. La sua esultanza post derby, quindi, è stata strumentalizzata. Ok. Però è poi lui il primo a strumentalizzare la partita fra Lazio ed Inter per pararsi il deretano, senza peraltro riuscirci. Da questo passaggio poi prova ad esprimere un concetto di simbiosi fra "romani" e "romanisti". No Francesco, romani sono tutti gli abitanti di Roma, i romanisti sono i tifosi della Roma. E' diverso, perchè la città non la pensa tutta come te. Roma non è di Francesco Totti, questo deve essere chiaro. Ultima cosa: temperamento ed aggressività non vogliono dire rincorrere gli avversari che sono più forti di te per riempirli di calci. Hai 34 anni, tante stagioni alle spalle, ed ancora non l'hai imparato? Peggio per te, noi queste cose le sappiamo. Ed è inutile che i tuoi giornali di fiducia ti facciano scrivere fiumi di parole inutili. Tanto, alla fine della fiera, la tua figuraccia l'hai fatta e, come vedi, continui a farla.