martedì 31 agosto 2010

Il Commento


Prima giornata di campionato: tante sorprese, qualche conferma ed una certezza...Sarà una grande stagione! Ricominciamo quindi con le vecchie abitudini, proponendo questo primo commento alle partite di apertura.

Analizziamo subito le "grandi", o presunte tali, che si sono presentate ai blocchi di partenza con tale appellativo. Spicca senza dubbio il Milan, che ha avuto davanti un avversario non degno di tale nome, ma che ha subito imposto la propria forza. Il 4-0 casalingo contro il Lecce dice qualcosa, ma lascia spazio ad una crescita che appare inevitabile. Forse galvanizzati dalla presenza di Ibra in tribuna, presentato poi con tutti i fasti del caso nell'intervallo, i giocatori rossoneri danno vita ad un primo tempo roboante, chiuso con la doppietta di un Pato in splendida forma ed il gol di un ottimo Thiago Silva. Sigillo finale per l'eterno Pippo Inzaghi. Dal campo si percepisce l'immagine di una squadra per forza di cose votata all'attacco (reparto nettamente migliore), che un Ibra e forse anche un Robinho in più. Allegri può stare tranquillo e godersi l'opulenza del reparto offensivo, ma dovrà anche lavorare sulla difesa, e soprattutto sulla tenuta dei suoi giocatori. Insomma, il problema recente del Milan è stato rappresentato dai troppi infortuni, che possono colpire i giocatori di età avanzata. Ed in questa squadra ce ne sono parecchi.
Passando alle altre, registriamo solo delusioni. Abbastanza cocenti quelle di Roma ed Inter, tremenda quella della Juve. La Roma ha aperto il suo campionato sabato contro il Cesena all'Olimpico. Goleada, direte voi. Macchè, rispondiamo scettici. Alla squadra di Ranieri è mancata la corsa, e con questa anche le idee, necessarie per superare una compagine ben messa in campo come il Cesena visto all'opera al ritorno in serie A dopo 19 anni. Gli uomini di Ficcadenti hanno recitato il canovaccio alla perfezione, difendendo con ordine e non disdegnando il contropiede, denotando una buonissima forma fisica. Restiamo dell'idea che per salvarsi, gli emiliani necessitano di qualche altro innesto, visto che gente come Appiah e Bogdani sembra aver già dato tutto, però l'avvio è incoraggiante. La Roma, dal canto suo, può essere contenta solo della condizione di Totti, che è apparso tonico e molto ben preparato: ha corso per 90 minuti ed ha creato le occasioni più pericolose. Malissimo Vucinic, lento e molto poco lucido sotto porta; male anche Menez, che ha fatto poco più del compagno. De Rossi ha bisogno di riposo assoluto, non ha mai staccato da due anni a questa parte ed ora come ora è impresentabile. In difesa bene Riise e Juan, mentre soffrono Cassetti e Mexes. Specialmente il francese è autore della solita brutta partita: l'arrivo di Burdisso è una manna in tal senso.
L'Inter non va oltre uno striminzito 0-0 contro il Bologna, che si chiude a difesa della propria porta. Ci sta la difficoltà di recuperare dalla sconfitta di venerdì in Supercoppa contro l'Atletico, ma non ci sta il modo in cui i nerazzurri stentano in avanti. Benitez dice di avere poche punte, in realtà il problema non è questo: Milito è del tutto fuori forma, Eto'o non punge e Sneijder da solo non può cambiare le sorti dell'attacco. La pausa farà davvero bene a questa squadra, che resta la più forte in Italia ma che deve anche iniziare a dimostrarlo sul campo.
Capitolo Juve: sconfitta a Bari, e ci può stare. Confusione tattica di Delneri, e questo deve essere evitato. Il tecnico ex Chievo non lancia grandi segnali alla prima uscita bianconera. Mette nella mischia subito Krasic e gli fa cambiare fascia ogni cinque minuti; stesso discorso per uno spaesato Quagliarella (ma questa era una scelta obbligata); sulla fascia sinistra schiera un impresentabile De Ceglie, letteralmente mangiato vivo da Alavarez; insiste malamente con Pepe, e poi inserisce Martinez tenendolo in campo per mezz'ora pur essendo questo infortunato (cambi finiti, va bene, ma forse era meglio giocare in dieci). Gli errori del tecnico sono evidenti, ma non irrecuperabili. Qualche giocatore arriverà in questo finale di mercato, poi tutte le responsabilità dovranno essere addossate all'allenatore juventino. Per il resto, solito grande Bari casalingo, che con il gioco veloce di verticalizzazioni ha davvero surclassato gli avversari e regalato un grande pomeriggio ai suoi tifosi. Complimenti a Ventura, che ha un compito difficilissimo: confermarsi e ripetere la stagione passata.

Veniamo alle altre, quelle sotto le grandi, diciamo così. Fiorentina-Napoli è una splendida partita: il gol di Cavani è un abbaglio dell'arbitro, ma il pari è un risultato giusto. Si sono affrontate due squadre che lotteranno per l'Europa, ed hanno dimostrato di avere delle credenziali importanti. Stupisce l'impatto dell'uruguagio, forse maturato del tutto, e quello di Mihajlovic, che ha già dato una fisionomia alla squadra. Troppo nervosismo però, specialmente per Vargas, che si fa ingenuamente espellere. A Marassi va di scena Samp-Lazio: un'ora di supremazia biancoceleste, un quarto d'ora di forcing doriano, e la spuntano i padroni di casa. Decisivo il rigore stupidamente concesso da Lichtsteiner, che atterra Dossena in area; il raddoppio di Guberti è frutto di un intervento scomposto di Muslera. Insomma, due episodi condannano un'ottima Lazio, arrembante soprattutto nel primo tempo, ma incapace di capitalizzare le notevoli occasioni capitatele. La Samp mette in mostra il cinismo della grande squadra, condito dalla rabbia per la fresca eliminazione dalla Champions, e si prende i 3 punti. Postilla: il campo di Marassi è indecente.
Il Palermo non va oltre lo 0-0 casalingo con un Cagliari estremamente difensivo. Le fatiche europee si fanno sentire, e stavolta Pastore ed Hernandez brillano di meno rispetto al solito. Poco da dire su questa partita: il campionato del Palermo deve ancora cominciare, e sarà competitivo. Il Genoa si prende tre punti sofferti ad Udine. Toni si fa male subito, gli altri nuovi ancora non incidono. Deve decidere un "vecchio" sul piede di partenza, Mesto, con un gol da cineteca, destinato a diventare uno dei più belli del campionato. Gasperini ha tanto da lavorare, ma la base è ottima. L'Udinese anche offre spunti interessanti, specialmente sulla fascia destra, quando agiscono tutti insieme Di Natale, Sanchez e Quadrado. Il cileno in realtà non ha una posizione fissa, ma grande licenza di allargarsi su entrambe le fasce. Squadra da rivedere quando avrà Denis al posto del poco convincente Floro Flores.

Chudiamo la rassegna con le vittorie di Chievo e Parma. I veneti battono un Catania interessante ma davvero distratto. Il primo gol clivense deriva da un impasse difensiva dei siciliani paurosa, mentre il secondo è un rigore gentilmente concesso dal difensore Alvarez. Il Parma si impone sul Brescia nettamente e mette in mostra la star Giovinco, che ha l'ultima occasione per dimostrare qualcosa. I gialloblu hanno appena acquistato Candreva, per dare risalto ad un centrocampo estremamente interessante. Possono fare ottime cose. Le rondinelle devono rodarsi, ma saranno coinvolte in un'estenuante lotta per la salvezza.

giovedì 26 agosto 2010

Balotelli, storia di un arrivederci


La cessione di Mario Balotelli al Manchester City è stata una delle notizie più rilevanti dell'estate (Ibra permettendo). L'Inter ha venduto il grande talento, appena ventenne, per una cifra intorno ai 28-30 milioni di euro al club dello sceicco Mansour, che certo non ha problemi di soldi. Detta così, la storia è semplice. Ma tanti intrighi hanno caratterizzato questa trattativa, e, come promesso, siamo qui per svelarli. Andiamo con ordine.

Mario e gli ex compagni. Cominciamo dall'argomento più facilmente risolvibile, perchè noto al Mondo calcistico intero; anche se, forse, non tutto è chiaro. La sera della svolta sembrava essere quella di Inter-Barcelona, 3-1. Mario entra nel finale di gara, senza poter incidere, e non mostra la minima voglia di impegnarsi in campo come hanno fatto i suoi compagni per tutta la partita. Al triplice fischio finale Balotelli, fischiato da tutto lo stadio, butta per terra la maglia ed inveisce contro le povere mamme dei tifosi interisti. Si dice che il ritorno in spogliatoio sia stato tremendo per l'attaccante, letteralmente preso a schiaffi da alcuni senatori del gruppo, tra cui, sempre "si dice", Materazzi. Ora, tolte le voci di corridoio, che possono essere molto più colorate rispetto alla realtà, non v'è dubbio sul fatto che Mario non stesse simpatico a tutti i compagni, e soprattutto ai più vecchi del gruppo. Le sue bizze, le sue folli, le sue pretese, le manifestazioni di rabbia incontrollate, non hanno aiutato a cementificare il rapporto. Però le cose erano pronte a cambiare: nella serata della Finale di Coppa Italia Balotelli entra ed è decisivo, prendendosi persino il calcione di Totti, celeberrimo. Nel frattempo cambia anche allenatore, e per Mario è una buona notizia, visto il rapporto di odi et amo con Mourinho. I primi giorni di ritiro sono buoni, il ragazzo prova ad integrarsi meglio; Zanetti ai microfoni di Sky dichiara di notare dei miglioramenti da parte del giocatore, che però deve "lavorarci ancora"; Materazzi viene omaggiato da Mario con un Ipad nuovo di zecca con dedica personalizzata. Insomma, tutte le acredini sono scomparse, o quasi. Ed allora perchè Balotelli è stato ceduto? Sbaglieremo, ma crediamo che la questione ambientale c'entri poco, o niente.

Mario e Mino Raiola. A Gennaio di quest'anno, la famiglia Balotelli compie una mossa che peserà tanto nella nostra storia. Stanco di tutte le voci che circolano sul giocatore, e di tutte le polemiche che un ragazzo con il suo carattere è destinato a suscitare, l'entourage di Balotelli si decide ed affida la procura di Mario a Mino Raiola. Stiamo parlando di uno degli agenti più noti nell'odierno panorama calcistico, inviso soprattutto alle società di appartenenza dei suoi giocatori. Lo sa benissimo la stessa Inter, che proprio l'estate prima si è vista costretta ad allontanare Maxwelle ed Ibrahimovic pur di non avere più nulla a che fare con Raiola. Lo sa il Barcellona, che proprio in questi giorni ha giudicato l'agente di origini olandesi per il comportamento scorretto, secondo il club catalano, messo in atto nella trattativa per il passaggio di Ibra al Milan. Insomma, un tipo furbo, forte e molto sfrontato. Che ha difeso Mario in tutto e per tutto. Appena giunta la notizia della procura, infatti, Raiola ha subito contriubuito ad aumentare l'acredine fra Balotelli ed i compagni, rendendo note delle verità che non dovevano uscire dallo spigliatoio. Ed ha poi condotto in porto la cessione al Manchester City, dichiarando che non c'erano più le basi per restare all'Inter e scaricando la responsabilità della cessione sui compagni di Balo. Strano però che lo stesso giocatore non ha mai detto nulla in tal senso, anzi si è dimostrato dispiaciuto di aver lasciato l'Inter e l'Italia. Insomma, ancora una volta l'Inter pur di liberarsi di Raoila ha ceduto un giocatore.

Mario ed il Milan. Il retroscena più gustoso di questa storia riguarda proprio l'altra squadra di Milano, quella rossonera. Quella per cui Mario ha avuto sempre una passione, nemmeno tanto celata. Si scatenò il putiferio quando Balotelli fu avvistato tra i vip che seguivano a San Siro il match fra Milan e Manchester United. Alla nota trasmissione "Le Iene", sul punto, Mario ha dichiarato di aver avuto una passione per i colori rossoneri da bambino, ma che ora si trattava di lavoro, e quindi lui pensava solo all'Inter. Inoltre, lo stesso giocatore aggiungeva che si trovava a San Siro quella sera solo per vedere una partita fra due grandi squadre, un bel match, come è stato quello fra rossoneri e red devils. Tutto giusto, tutto condivisibile. Ma allora perchè Mario era a San Siro anche per Milan-Novara di Coppa Italia? Tendiamo ad escludere che si trattasse anche in quel caso di un imperdibile match di cartello. E perchè lo stesso Mario con tanta leggerezza si è sottoposto al gioco di "Striscia La Notizia", indossando una maglietta del Milan col suo nome? Comportamenti sopra le righe, che hanno fatto infuriare i tifosi nerazzurri, creando quella spaccatura poi divenuta insanabile dopo la notte di Inter-Barça. Ma c'è anche tanto mercato dietro questa storia. Torniamo agli ultimi giorni prima del passaggio di Mario al City; Mino Raiola dichiara che sulle piste di giocatore ci sono anche delle squadre italiane. Siamo davvero tentati di togliere il plurale, perchè l'unica squadra che realmente poteva prendersi Balo era proprio il Milan. Raiola è stato a lungo ospite fisso nella sede rossonera, e lo diciamo con certezza, era lì per trattare Balotelli. Proprio in quei giorni Berlusconi dichiarava che avrebbe investito su un grande campione, dopo aver detto giorni prima che Balotelli era un uomo da Milan. Insomma, non era cosa fatta, ma quasi. Però... Sì, anche in questa storia c'è un però: un bel giorno Galliani, sempre parlando con Raiola, butta lì un discorso fantasioso, che non riguarda Mario, ma Ibrahimovic. La proposta non è campata in aria, il Milan decide di dirottare il tesoro per Balotelli in quel di Barcelona per prendere Ibra, e l'affare precedente salta. Raiola allora si trova costretto a volare a Manchester per chiudere con il City, dato che, per sua stessa ammissione, Balotelli all'Inter non poteva più starci. L'Inter fiuta l'interessamenteo del Milan, sa che le conviene vendere Mario a quelle cifre, ma si comporta in maniera furba: nel contratto con il City fa inserire una clausola recante un diritto di prelazione nerazzurro in caso di ritorno di Balo in Italia. Morale della favola? Mario non vestirà mai la maglia del Milan, pur avendolo già fatto per gioco ed essendoci andato vicinissimo.

Mario e Roberto Mancini. Mario è a Manchester per il Mancio. Orrido gioco onomatopeico, ma è la realtà. C'erano altre squadre inglesi in lizza, forse meno convinte, come United e Chelsea. Ma Balotelli ha scelto Mancini. Ovvie le motivazioni, ma giova ricordarle: Roberto Mancini ha lanciato Balotelli nel grande calcio ma è anche quello che lo ha saputo gestire meglio. Nel frattempo arriva anche la chiamata in Nazionale da parte di Prandelli, ed allora anche in questo caso la presenza di Mancini sarà fondamentale. Il tecnico del City, da giocatore, non ebbe fortuna con l'azzurro perchè aveva cattivi rapporti con i tecnici di allora, soprattutto Vicini. Dovrà far capire a Balotelli che questo comportamento è un errore, anche grave, da non commettere. Mario avrà un ruolo importante nel City, il suo spazio da titolare è quasi assicurato, ma deve riprendersi da un infortunio. Con pazienza, con la nuova bellissima fidanzata e con la vicinanza di un grande uomo di calcio come Roberto Mancini, Balotelli farà grandi cose.

Tirando le somme di questo excursus molto lungo su una delle storie più intriganti dell'estate, possiamo affermare che il finale è bello per tutti: Balotelli si misurerà con un nuovo campionato; l'Inter ha intascato bei soldini e potrà riprendersi il giocatore in futuro, se vorrà e potrà, e si è inoltre liberata di Raiola; il buon Mino...beh per lui qualche soldino in tasca sarà anche entrato! E vissero tutit felici e contenti...

martedì 24 agosto 2010

Come sarà il campionato?


Mancano ormai pochi giorni all'inizio del nuovo campionato di serie A, stagione 2010-2011. Come accade in tutte le vigilie, è tempo di previsioni, di pronostici e di somme del mercato, che è però ancora fervente. Nel momento in cui scriviamo, infatti, potrebbero concretizzarsi operazioni in grado di, se non stravolgere, almeno modificare le idee che stiamo per esporre. Tutto sarà spiegato nel lungo articolo che ci attende, quindi bando alle ciance e vediamo che piega potrebbe prendere il prossimo campionato. Avvertenza: i pronostici sono fatti apposta per essere sbagliati!

Scudetto e zona Champions: abbiamo deciso di raggruppare questo duplice obiettivo, dato che a nostro avviso sono quattro le squadre che lotteranno per il primo posto (chi più, chi meno) e perciò le prime piazze, che significano Champions League, andranno a queste pretendenti. Senza dubbio l'Inter parte in pole position, forte della conferma di tutti i migliori giocatori e del cambio di allenatore che non è stato così traumatico. In fondo il sostituto di Mourinho è un certo Rafa Benitez, già campione d'Europa con il Liverpool, non proprio l'ultimo arrivato. Lo spagnolo è stato finora bravo a lasciare intatto l'impianto dell'Inter, decisamente vincente: per le innovazioni c'è tempo. Sul fronte mercato non ci sono stati botti; i nerazzurri hanno ceduto Balotelli (approfondiremo nei prossimi giorni questa storia con i retroscena, che sono tanti) ma l'11 titolare è lo stesso di un anno fa. Gli acquisti sono serviti a puntellare le seconde linee, vale a dire Castellazzi come vice Julio Cesar ed il giovane Coutinho, giocatore intrigante. Se arriva Kuyt, la rosa si impreziosisce ancora di più. Se non arriva, beh, non vediamo molti problemi. Detto dell'Inter, strafavorita per lo scudetto (sarebbe il sesto di fila), troviamo appena dietro, ad oggi (attenzione), la Roma e la Juventus, appaiate per motivi diversi. I giallorossi sono molto credibili come avversari dell'Inter, dato che l'anno scorso hanno dato la caccia ai nerazzurri sino all'ultimo secondo. Ci si domanda se la Champions non peserà oltremodo sulle riserve fisiche di Totti e company, che iniziano a scarseggiare, mentre il mercato non ha dato tanto. Conosciamo le difficoltà economiche della Roma, ed effettivamente acquistare a parametro zero Fabio Simplicio ed Adriano può far sorridere di gioia i tifosi, ma l'ossatura della squadra resta quella, e se non arriva Burdisso le alternative in difesa scarseggiano, eccome. La garanzia in questo caso sembra essere Ranieri, insieme all'entusiasmo per la scorsa stagione. La Juve, dal canto suo, ha operato alla grande sul mercato, consegnando acquisti mirati a Delneri: Martinez, Pepe, Krasic, Motta, Bonucci, Aquilani sono tutti giocatori perfetti per il 4-4-2 dell'ex allenatore del Chievo. Servirebbe un colpetto in attacco, e nel momento in cui scriviamo si parla di Pazzini, qualora la Samp non passasse il primo turno di Champions. Il Pazzo rappresenterebbe la quadratura del cerchio per puntare dritti al ruolo di anti-Inter. Un pò più attardato sembra il Milan, ma occhio a quanto detto prima, sono pronostici che possono essere falsati dal mercato. Già, perchè i rossoneri proveranno in tutti i modi a farsi dare Ibrahimovic dal Barcelona, mandando Borriello in Spagna, e se questa operazione andasse in porto, le cose cambierebbero. Due i motivi principali: nessuno avrebbe un tridente offensivo forte come quello composto da Pato, Ibra e Dinho; lo svedese sarebbe perfetto per il Milan, lui è un uomo squadra, uno che gioca da solo e risolve da solo le situazioni più difficili (chiedere all'Inter ed a Roberto Mancini per una conferma). Perciò ora come ora vediamo il Milan dietro Juve e Roma, ma con Ibra potrebbe addirittura scavalcarle.

Zona Euorpa League: ritenendo complicato il crollo di una delle quattro di cui sopra, pensiamo che le seguenti sei squadre lotteranno per i due/tre posti per l'Europa minore. Partiamo dal Genoa, re del mercato estivo. Preziosi ha consegnato una super squadra a Gasperini, che potrà contare su acquisti di spicco come Eduardo, Chico, Veloso, Rafinha, Zuculini e Toni, nonchè il giovane Ranocchia. Ecco, il Genoa potrebbe anche infilarsi in una lotta al quarto posto, è nelle corde di questa squadra, allestita ottimamente. E non avere impegni europei aiuterà in tal senso. Subito dopo troviamo le altre pretendenti, a pari merito. Partiamo dalla Sampdoria, che è reduce da un quarto posto meraviglioso ma sembra attaccata troppo ai suoi fenomeni. Nel senso che la squadra, affidata a Di Carlo, resta competitiva solo se Cassano, Palombo e Pazzini non si muovono. Se uno dei tre parte, allora, i doriani potrebbero avere delle difficoltà. Pare ben attrezzato il nuovo Napoli di Walter Mazzarri, che ha acquisito Cavani per impreziosire un attacco che l'anno scorso non la buttava dentro nemmeno per miracolo. Per il resto la squadra è rimasta la stessa, e l'acquisto di Lucarelli non sembra poter dare valori aggiunti, come anche la presa di Sosa dal Bayern. Vedremo, forse la partecipazione all'Europa League creerà dei problemi. In lotta anche la Lazio di Edy Reja, allenatore che ha condotto i biancocelesti ad una stabilità insperata. Si è puntato sul caso Ledesma ed ha ottenuto il rinnovo dell'argentino; ha accondisceso alla cessione di Kolarov; si è preso Garrido e Bresciano, ma soprattutto Hernanes, il profeta, giocatore fortemente voluto da zio Edy, e probabile fenomeno. Ora manca solo una punta, ma il quadro è adeguato per ripartire. In questo elenco di squadre da classifica medio alta troviamo anche il Palermo di Delio Rossi, che ha perso la freschezza di Cavani inserendo comunque l'esperienza di Maccarone. Ha puntellato la difesa con Munoz e punterà sui giovani fenomeni Pastore ed Hernandez. Qualcosa manca a centrocampo, ma Sabatini e Zamparini stanno lavorando in tal senso. E poi Delio Rossi ormai è una garanzia. Da ultimo c'è la Fiorentina di Mihajlovic, che parte con il vantaggio di non fare le coppe e con un D'Agostino in più nel motore. L'infortunio di Jovetic può essere uno scoglio troppo grande da superare, ma Corvino ha ancora spazio per agire sul mercato. Ad oggi, però, i viola sembrano avere qualcosa in meno rispetto alle altre squadre citate.

Tranquillità e salvezza: campionato che si prospetta tranquillo per il Bari rivelazione dell'anno scorso, con un Ghezzal in più. Certo, l'anno scorso i ragazzi di Ventura erano una sorpresa, adesso li conoscono tutti, ma sapranno stupire ancora. Anche il Cagliari appare pronto per una stagione di serenità, nonostante il cambio della guida tecnica ed il problema di Marchetti, che non sarà più in squadra. L'acquisto di Acquafresca darà una mano ad un reparto offensivo già ben dotato. Si attendono conferme dal Catania, che non ha cambiato molto, e spera nell'esplosione definitiva di Maxi Lopez. Il Parma ha aggiunto puntelli interessati (Paletta, Gobbi e Marques) ma non ha centrato il colpo per il salto di qualità: arrivare a ridosso dell'Europa sarà difficile, ma per il resto si può godere di una bella stagione. Anche l'Udinese potrà dimenticare i patemi dello scorso anno, con un Denis in più e con il capocannoniere uscente sempre in rosa. Più complicata la situazione del Bologna chiamato ad aggiungere qualcosa in questi ultimi giorni di mercato: bene Meggiorini ed Ekdal, ma potrebbe non bastare. Sullo stesso piano mettiamo il Chievo, che ha scommesso su Andreolli per la difesa ed ha acquisto Bogliacino dal Napoli. Molto più pericoloso il cammino delle tre neopromosse, che dovranno dare tutto per restare in serie A. Partiamo dal Brescia, che acquistando Eder e Diamanti ha provato a recuperare il gap con le altre, senza convincere del tutto. Il Lecce, pronto a vivere un emozionante derby con il Bari, ha riportato a casa Chevanton, ma sono passati tanti anni da quando questo giocatore imperversava allo stadio Via del Mare; gli altri acquisti sono tutti da verificare, ma non sembrano di spessore. Chiudiamo con il Cesena, squadra in bilico e senza la certezza dell'allenatore Bisoli, che l'ha portata in A e se n'è poi andato a Cagliari. Gli acquisti di Bogdani ed Appiah portano giocatori forse troppo usurati, di grande, forse troppa, esperienza. Grande curiosità suscita il giapponese Nagatomo, che sembra un buon giocatore e forse la rivelazione. Ma per restare nella massima serie servirebbe ben altro.

Chiudiamo con l'augurio che era caro ad un giornalista che per la prima volta, quest'anno, non sarà presente ai blocchi di partenza: BUON CAMPIONATO A TUTTI!

lunedì 12 luglio 2010

Cosa ci dice il Mondiale? - Seconda Parte


La rivelazione - Senza dubbio, la Germania. La nazionale tedesca si è presentata in Sudafrica con un gruppo giovane, fresco, con poca esperienza ma con tanto entusiasmo. Il ct Loew ha dato un'impronta importante alla sua squadra, proponendo il solito 4-2-3-1 e trovando gli interpreti più giusti per questa formula. Una difesa compatta e coriacea, con l'ottimo Neuer a comandarla dai pali, ha garantito stabilità e sicurezza alla squadra. Il centrocampo non ha minimamente risentito dell'assenza del capitano Ballack, ben sostituito da Kedira, grazie ad un grande Schweinsteiger, fresco degli insegnamenti del santone Van Gaal. Il trio di mezzepunte, Podolski-Mueller-Ozil, è andato oltre ogni più rosea aspettativa. E Klose, lì davanti, si è confermato "giocatore da Mondiale", andando ad un solo gol dal record di Ronaldo. Del giovane più forte della rassegna iridata si parlerà più avanti, per ora ci concentriamo sul Ozil, uomo da tenere assolutamente d'occhio. Il turco-tedesco ha strabiliato per le sue giocate e la sua importanza tattica, ma ha denotato forti limiti caratteriali, dovuti senza dubbio alla sua giovane età. Fra quattro anni, in Brasile, se la maturazione averrà con tutti i crismi, questo giocatore farà ancora parlare di sè. Il progetto tedesco è stato coraggioso, senza dubbio: in Germania hanno puntato sui giovani senza alcuna remora o timore, e sono andati fino in fondo. Hanno dato spazio agli orinudi, senza porsi questioni filosofiche, e questa strategia ha pagato. Il terzo posto finale è fonte di gioia e di rimpianti. Questa squadra, oggi terza, può puntare sicuramente al trono europeo fra due anni ed a quello mondiale fra quattro, e lo farà senza dubbio. La semifinale contro la Spagna ha fatto capire questo: la squadra c'è già oggi, figuriamoci fra qualche anno. Lo si capisce anche dalla fiducia che il ct ha avuto nei ragazzi panchinari: l'ingresso di Toni Kroos (classe 1990) nella semifinale è un'indicazione, dato che questo ragazzo appena ventenne è stato il più pericoloso dei suoi e si arrogava il diritto di battere tutti i calci d'angolo e le punizioni, senza timore reverenziale nei confronti dei "senatori". Insomma, ragazzi giovani ma con personalità, classe e freschezza: solo il cielo è il limite.

I campioni - Spagna, Spagna, fortissimamente Spagna. Sulla scia di Euro 2008, Del Bosque, subentrato proprio dopo il trionfo continentale, non ha stravolto il gruppo ed è stato superbo nella gestione delle stelle. Bastone e carota, piglio e comprensione. E dire che le cose si erano messe male all'esordio, con la sconfitta contro la Svizzera. Ma dopo questo stop, le furie rosse hanno recuperato forma e compattezza e non ce n'è stato più per nessuno. Pochi i gol segnati, soprattutto se si pensa che dagli ottavi alla finale è stata una serie di 1-0, ma tanto il gioco scintillante prodotto. La generazione del tiqui-taqui ha imposto il palleggio e la maestria delle giocate. Casillas si è dimostrato superbo, soprattutto negli ultimi due atti (si rivedano le parate su Kroos e Robben) e parando il rigore contro il Paraguay; Puyol è un leader nato, Piquè deve smussare qualche ruvidità che ancora gli appartiene, Sergio Ramos è un fenomeno e Capdevila un onestissimo terzino. A centrocampo Busquets e Xabi Alonso sono due metronomi instancabili. Dietro la punta agiscono Xavi, Iniesta e, alternativamente, Pedro e Villa. Sui primi due le parole sarebbero troppe: Andres lo trattiamo a parte, mentre Xavi merita una menzione d'onore per il calibro di giocatore che rappresenta. Siamo davvero di fronte ad un centrocampista eccezionale, superbo palleggiatore e straordinario dettatore di ritmi. Pedro è giovane e geniale, sgusciante; mentre David Villa ha un senso del gol unico, che già fa sognare i tifosi del Barcelona. Peccato per Fernando Torres, che si è presentato in Sudafrica con una forma fisica devastata da un'infortunio e che nella finale si è di nuovo strappato. Non è stato protagonista come in Austria, ma la sua presenza era imprescindibile. Insomma, una squadra, anzi una generazione, fatta per vincere. Lo dimostra la doppietta (unica nazione insieme a Germania e Francia), lo dimostra la continuità con il lavoro di due anni fa. Forse stupidamente abbagliati dai proclami di Argentina e Brasile ci eravamo un pò dimenticati della Spagna, che in realtà era l'unica, sola ed assoluta favorita in questo Mondiale.

Il giovane - Anche qui è un plebiscito: Thomas Mueller. Ala tedesca di 20 anni, reduce dalla squadra B del Bayern Monaco, scoperto da Van Gaal e protagonista della grande stagione del club tedesco. Pensate che questo giovincello ha giocato tutte le partite del Bayern (campionato, champions e coppa nazionale) per intero, ed è stato sostituito solo una volta a dieci minuti dalla fine. Un caterpillar, nonchè il rimpianto più grande della Germania: per squalifica ha dovuto saltare la semifinale con la Spagna. Ora, non pretendiamo di essere un oracolo tipo Paul il polpo, ma siamo abbastanza sicuri che la sua assenza in quel contesto sia stata determinante. Già, perchè Mueller è il prototipo dell'ala moderna: straordinario in fase offensiva, dove dialoga con i compagni, verticalizza e si propone di continuo, ma anche importante in ripiegamente difensivo. Thomas torna sempre, sia che sia lui a perdere palla, sia che serva una mano al terzino. Esemplificativa un'azione della finalina, con Mueller che perde palla contro Cavani e lo rincorre per tutto il campo andando a contrarre il cross dell'uruguagio. Siamo davanti ad un fenomeno assoluto, capocannoniere del Mondiale (la Fifa gli ha assegnato il riconoscimento perchè ha dato più assist degli altri giocatori che hanno segnato il suo stesso numero di reti) e futuro pallone d'oro. Gli manca una Champions che personalmente avrebbe meritato, gli manca un Mondiale che personalmente avrebbe stra-meritato. Ma se i suoi compagni di club e nazionale lo seguiranno, potrà davvero togliersi un'infinità di soddisfazioni.

Il migliore - Andres Iniesta, senza dubbio alcuno. Centrocampista totale, quando ha la palla fra i piedi è impossibile fermarlo senza commettere fallo. Incubo di tutte le difese mondiali, ha segnato solo due gol, ma ha messo dentro la palla che è valsa la vittoria finale per i suoi. Il suo palleggio a centrocampo con Xavi ha contriubuito spesso a bloccare le partite quando si mettevano bene per la Spagna, con quel fraseggio che non era possibile spezzare. I suoi inserimenti hanno fatto le fortune di Del Bosque. Un fenomeno, davvero. I suoi compagni lo stanno sponsorizzando per la vittoria del Pallone d'Oro, e chissà che non abbiano ragione. Sta di fatto che è stato lui l'uomo decisivo per la Spagna, a prescindere dai gol di Villa e dalla forza fisica di Sergio Ramos. Il Barcelona sa di avere un giocatore unico, e sa già che questo centrocampista può cambiare il senso di una stagione. Chiedete ai tifosi del Chelsea se non è così. Senza colpo ferire, Iniesta si è preso il riconoscimento del miglior giocatore mondiale, piazzandosi davanti a Sneijder. Anche per il Pallone d'Oro la lotta sarà fra questi due campioni. Per quanto fatto vedere nel mondiale, però, Andres è avanti, molto avanti.

lunedì 5 luglio 2010

Cosa ci dice il Mondiale? - Prima Parte


Siamo ormai agli sgoccioli della kermesse sudafricana. Rimangono le semifinali e le due finali, e poi sarà vacanza anche per i giocatori delle quattro squadre giunte fino a questo punto. Forse è presto per tirare le fila di una manifestazione così importante, ma parlarne senza conoscere l'identità dei vincitori può essere anche positivo. D'altronde si sa, siamo uomini e quindi facilmente influenzabili. Abbiamo deciso di dedicare due puntate ad approfondimenti tecnici, tattici, ambientali, psicologici e chi più ne ha più ne metta a questo mese di calcio internazionale. Divideremo i vari argomenti in paragrafi, sperando di offrire qualche spunto interessante e di non annoiare. Cominciamo, quindi.

L'ambiente - Il Sudafrica è stato promosso; anzi, il primo Mondiale africano è stato promosso. Impianti meravigliosi, sia quelli ristrutturati che quelli costruiti da zero. Anche la sicurezza ha fin qui funzionato nel migliore dei modi, per non parlare poi degli alloggi e delle strutture messe a disposizione dei partecipanti. Riscontriamo solo due nei: uno è ovviamente rappresentato dalle maledette vuvuzelas, che all'inizio abbiamo odiato ed ora riusciamo a sopportare (essendo questa una cosa fastidiosa ed orribile, in Italia avrà il suo discreto seguito, nda); l'altro è la visione di un congruo numero di seggiolini vuoti durante numerose partite di questo Mondiale. Ok, siamo d'accordo sul fatto che Paraguay - Giappone potrebbe non essere la partita per cui comprare un biglietto, però è pur sempre un ottavo di finale mondiale, e non può presentare tutti quegli spicchi vuoti. Ma questi sono dettagli, l'importante è aver dato visibilità ad un intero continente, che necessita di aiuti e di riflettori puntati. Per un mese si sono rincorse le iniziative solidaristiche e benefiche. Tutto questo contriubirà ad un futuro migliore? Domanda impegnativa, della quale non si conosce la risposta.

Il modulo - Affrontiamo una tematica tattica proprio in apertura. C'è già un vincitore in questo Mondiale, anzi sono due, pure se in questo momento non si trovano in Sudafrica. Stiamo parlando di Josè Mourinho e Louis Van Gaal, i due tecnici che si sono contesi la Champions League e che hanno indirizzato le idee tattiche di quasi tutti i loro colleghi commissari tecnici. Il modulo del Mondiale è il 4-2-3-1, senza alcun dubbio! Delle quattro semifinaliste, la migliore interprete di questo schema è la Germania, ricalcata sulla falsariga del Bayern Monaco del santone olandese. Loew ha potuto giocare con due centrocampisti centrali grazie al lavoro di Van Gaal su Schweinsteiger, che è stato trasformata da ala in centrale con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Poi ci sono le tre mezzepunte (Podolski, Ozil, Mueller) e la prima punta, quel Klose che Van Gaal ha ripudiato ma che dimostra di sapersi ancora accendere ai Mondiali, come ha sempre fatto. Dei singoli giocatori tedeschi, comunque, parleremo a parte. Continuiamo ad analizzare il modulo. Anche l'Olanda gioca così, con Sneijder che si trova come nell'Inter, e Kuyt e Robben ai lati, con Van Persie davanti. La Spagna ha provato questo modulo, ma la scarsa vena di Fernando Torres, per ora, sta indirizzando Del Bosque verso altri lidi. Da ultimo, anche l'Uruguay propone una sorta di trio dietro la prima punta: Forlan, Fernandez e Cavani a supporto di Suarez. Se non è un plebiscito questo, valga quanto andiamo ad aggiungere. Fra le eliminate, infatti, le più illustri hanno tentato questo schema: in primis il Brasile, che poneva almeno Kakà e Robinho dietro il Fabuloso, pur non presentando un terzo incursore di spicco. Ci ha provato l'Inghilterra, facendo salire di qualche metro Lampard e Gerrard, e ci ha provato in pieno Lippi con l'Italia. Risultato: scarso. Contro il Paraguay l'Italia ha proposto il trio Marchisio-Iaquinta-Pepe dietro a Gilardino. Insomma, anche chi non aveva gli uomini giusti per farlo, ha provato il 4-2-3-1, nuova frontiera del calcio internazionale e, soprattutto, europeo. L'ha provato anche Maradona, direte voi: certo, però forse con Cambiasso insieme a Mascherano le cose sarebbero andate meglio.

I flop - Ultimo spunto di questa prima puntata, le delusioni. Quanti sono stati i crolli di Sudafrica 2010! Eppure vanno analizzati con ordine. Il primo punto che proponiamo è la disfatta totale del calcio africano, proprio nell'anno in cui il Continente Nero se la giocava in casa ed avrebbe avuto modo di farsi vedere. Sono tante le stelle africane che giocano in top club europei, ma evidentemente le Nazionali sono ancora arretrate. Clamoroso il fatto che solo una su sei è passata agli ottavi (e poi ai quarti). Non è un caso che si tratti del Ghana, già brillante a Germania 2006 (ottavi di finale), squadra che porta avanti un suo personale progetto di crescita, non legato al movimento continentale che, invece, balbetta. Fuori subito i bafana bafana padroni di casa, in un girone che, visto il crollo della Francia, non si presentava impossibile. Saluti anche all'Algeria, di certo non la favorita, ma comunque onesta nel pareggio con gli inglesi. Addio Nigeria, orrenda protagonista di un Mondiale pessimo: 0 punti nel girone con Argentina (e va bene), Grecia e Corea del Sud (!!!). Sullo stesso piano il Cameroun di Eto'o, che non fa nemmeno un punto contro Olanda, Danimarca e Giappone. Da ultimo, delude tantissimo la Costa d'Avorio, che nel girone cede il passo al Portogallo, e non sfrutta una squadra molto ben assortita (Dorgba, i due Tourè, Yaya e Kolo, nonchè Ebouè e Kalou, tutti nomi conosciuti nella nostra Champions League) e guidata da un allenatore capace (Sven Goran Eriksson). Insomma, una Caporetto africana abbastanza indecifrabile. Il gap è ancora lontano dall'essere colmato.
Altro giro, altra corsa. Se si parla di flop, non si può non citare l'Italia, Campione del Mondo uscente. Squadra vecchia, si è detto, convocazioni sbagliate e gruppo ormai logoro. Noi ci siamo già espressi in passato sull'argomento, ed avevamo detto che quelle di Lippi erano le uniche convocazioni possibili. Restiamo dell'idea che Cassano avrebbe fatto più male che bene a questo gruppo, ma parzialmente ammettiamo di esserci sbagliati. Nell'Italia è mancata la scintilla, proprio perchè nessuno (salvo Pirlo, purtroppo infortunato in praticamente tutte e tre le partite) era in grado di accenderla. Ed allora un Balotelli o un Totti avrebbero fatto al caso di Lippi, ma forse avrebbero solo prolungato l'agonia. La verità? Quattro anni fa l'Italia vinse il Mondiale sulla scia dell'acme di moltissimi giocatori che poi hanno iniziato la parabola discendente e sull'onda di fenomeni del tutto estemporanei come Fabio Grosso. Tutto questo non era riproponibile in Sudafrica, ed infatti pochi, o addirittura nessuno, pensavano a bissare. Però uscire in quel girone è davvero ridicolo ed imbarazzante. Auguri al nuovo corso.
Restiamo in Europa e salutiamo il flop francese. Domenech chiude la sua ingloriosa avventura come peggio non avrebbe potuto, sfasciando quel che restava di una squadra di campioni. Molto male la gestione dello spogliatoio, visto anche il litigio con Anelka e l'ammutinamento silenzioso di alcuni giocatori rappresentativi (vedi Ribery, orrendo nelle tre partite giocate). L'equazione è fin troppo semplice: la Francia, visto il modo in cui si è qualificata, non doveva nemmeno essere in Sudafrica. E l'ha dimostrato.
Doveva fare di più, invece, l'Inghilterra di sir Fabio, che ha denotato limiti sconosciuti. Una cosa però è condivisibile: i giocatori della Nazionale giocano tutti nella Premier, che è il campionato più lungo e sfiancante di tutti. Normale, quindi, che Rooney e compagni non avessero lucidità. Anormale però che l'Inghilterra non abbia innanzitutto un portiere (fra Green e Calamity James non si sa chi è peggio), che questa squadra non sia andata oltre un pareggio con l'Algeria o che Rooney non abbia segnato nemmeno un goal. Lasciamo perdere la rocambolesca eliminazione con la Germania, i segnali sono stati quelli di una squadra stanca, di una difesa inguardabile e disattenta, di un centrocampo troppo votato all'attacco e di un reparto offensivo davvero spuntato.
Ultima delusione: le sudamericane. Nel senso di Brasile ed Argentina. Dovevano vincere il Mondiale, chi scrive aveva già davanti agli occhi proprio questo derby in finale. Eppure...beh, eppure così non è andata, i limiti di Dunga e Maradona, purtroppo, sono venuti fuori, e le stelle non hanno aiutato i mister. Kakà è sembrato suo fratello Digao (ci si conceda l'iperbole), mentre Messi ha impressionato per la facilità nel dribbling, ma a conti fatti non è andato oltre 2 pali e 0 goal in tutto il Mondiale, affondando con tutta la barca contro la Germania. Un cammino trionfale per entrambe fino ai quarti, poi lo stop. In Brasile se la prendono giustamente con Melo, ma dovrebbero guardare anche a Dunga, che ha puntato molto di più sulla fase difensiva che su quella offensiva, e che ha preferito portare Julio Baptista piuttosto che Pato o Ronaldihno. Maradona ha fatto delle scelte anche non condivisibili (Zanetti e Cambiasso a casa, per esempio) ma le ha sempre difese contro tutto e tutti e non ha mai fatto retromarcia, proponendo moduli offensivi ed anche scriteriati. Per gran parte del tempo ha avuto ragione lui, ma per 90 minuti no. E questo fa tutta la differenza del Mondo.

martedì 1 giugno 2010

Milan e Roma, destini incrociati


In attesa che il mercato entri nel vivo, analizziamo il futuro di due squadre che, a nostro avviso, hanno destini molto simili. Milan e Roma, in alternanza, hanno ricoperto il ruolo di anti-Inter nella scorsa stagione, senza togliere che i giallorossi, alla fine, sono risultati i competitors nettamente più accreditati. Non bisogna però sottovalutare che nei mesi invernali (ok, quando conta di meno) era il Milan ad essersi inserito nella scia dei nerazzurri. Solo che i limiti della squadra di Leonardo sono esplosi tutti insieme nel derby di ritorno, mentre invece la Roma proprio nel secondo derby si trovava nel momento migliore della sua annata. Insomma, vediamo come cambieranno la seconda e la terza in Italia. Con un denominatore comune.

Già, perchè i soldi non ci sono. O meglio, in un caso non ci sono per davvero (leggi Roma), mentre nel secondo ci sarebbero pure ma la presidenza non ha intenzione di svenarsi (vedi Milan). La Roma dovrà fare quello che ha sempre fatto: cedere un cosiddetto pezzo pregiato, ricavarne qualcosina e reinvestire in un mercato intelligente. Due estati fa fu ceduto Mancini all'Inter, vero colpaccio perchè poi il brasiliano è diventato un desaparecido, mentre i giallorossi hanno acquisito per intero Pizarro ed hanno portato a casa Riise e Baptista, nonchè Menez. Lo scorso mercato estivo è stato invece più problematico, dato che i 20 milioni guadagnati con la furbata del secolo (Aquilani al Liverpool) sono serviti a tappare falle strutturali, e non c'erano i ricavi vista la mancata qualificazione in Champions. Quindi ecco Burdisso a costo zero, regalino di Morarri, e Lobont e Zamblera a chiudere la campagna acquisti. Con Toni che è costato qualcosina a Gennaio (nell'ordine di 400.000 € per il prestito) ma che non è più gradito in casa Roma, visto forse il suo dualismo con Totti, al quale ha pestato troppo i piedi in campo. Ed allora si è scelto di ripartire da Adriano, puntando cioè su una scomessa e sulla bravura di Ranieri, che nella stagione appena terminata ha saputo rivalutare Menez e, a tratti, Baptista. Ora bisognerà lavorare sull'Imperatore, che viene da un periodo oscuro. Tutti ricordiamo il suo tracollo psicologico a Milano, con il giocatore dedito più a rovinarsi che a concentrarsi sul campo. Ed in Brasile le cose non sono andate molto meglio: primi mesi importanti, poi di nuovo a frequentare troppo spesso le favelas e tutto ciò che questo tipo di posti comporta. Le notizie che arrivano dal Sudamerica non sono delle migliori: pare ci sia stato un litigo con Vagner Love in occasione di una festa alcoolica proprio a casa di Adriano; lo stesso Adri dovrà testimoniare per un processo contro alcuni narcotrafficanti da lui stranamente frequentati. Ma questi potrebbero essere rumors volti solo a destabilizzare. Noi prendiamo per buono solo il passato di questo giocatore, che non è proprio pulitissimo. Buona fortuna a Ranieri, ma il rischio è questo: il giocatore comincerà bene, non c'è dubbio, ma al primo calo saranno dolori, vista la sua instabilità mentale.
C'è altro da fare in casa Roma. Ad esempio si deve sciogliere il problema portieri. La soluzione potrebbe essere tenere ovviamente Julio Sergio come titolare, dietro Lobont e poi prendere un terzo senza pretese, vendendo Doni, che sembra avere mercato, e liberando l'inutile Arthur. In difesa il tecnico vuole ripartire da Burdisso, ma c'è da negoziare l'acquisto con l'Inter, e dopo la mancata cessione di Baptista i rapporti fra i club si sono deteriorati. Non sarà facile.
L'ultimo rebus riguarda De Rossi. La presidenza lo ha tolto immediatamente dal mercato, anzi non ce l'ha mai messo, ma davanti agli euro pesanti di Florentino Perez sarà difficile non vacillare. Il giocatore ha ammesso di sentire un grande peso da questa mancanza di trofei e da questo arrivare sempre ad un passo dall'obiettivo, e certamente andare a Madrid con Mourinho potrebbe impreziosirgli la bacheca personale. Se De Rossi resta bisognerà riconoscergli il tutto con un nuovo contratto più oneroso, proprio come si è fatto con Totti. Se va via...beh in primis si dovrà fare i conti con l'insurrezione popolare, e poi dichiarare apertamente un ridimensionamento che prima o poi, viste le difficoltà della famiglia Sensi, dovrà essere registrato. Insomma, tante nubi all'orizzonte, a fronte di uno strano, ma tenace, ottimismo.

Il Milan affronterà una sorta di anno zero. Nella stagione del post trionfo Inter, l'altra sponda del naviglio dovrà dimostrare di esserci ancora. Bisognerà sciogliere i nodi sull'allenatore, ed allora Allegri sembra la scelta migliore e più fattibile. Un giovane emergente, peraltro molto bravo, ma la situazione con il Cagliari non è facile. Al Milan, infatti, piacerebbe inserire Marchetti nel giro, e questa sarebbe una bella mossa, dato che Dida è stato salutato, ed Abbiati non ha mai convinto del tutto, senza dimenticare che la Samp farà di tutto per tenersi Storari. La difesa vedrà l'innesto di Yepes, un trentaquattrenne che c'entra poco nel progetto di ringiovanimento. Ma non scordiamoci Onyewu, quest'anno al palo per infortunio. Bisognerà investire anche su un terzino, e qui le prospettive sono grige. A centrocampo bisogna sciogliere il rebus sul successore di Pirlo, perchè Andrea è in scadenza di contratto e non ci sono segnali di rinnovo. Hernanes? Forse potrebbe essere il nome giusto, ma cosa tanto. Dinho dovrebbe rinnovare, o tentare la fortuna in terra inglese. A quel punto sul mercato si deve cercare un sostituto, e si stanno sondando vari brasiliani, ma i prezzi sono alti. Ed inoltre non tornerà Kakà.
L'attacco potrà contare su un Borriello più maturo, ma il resto è tutto da definire. Inzaghi ha rinnovato, ok, ma l'anagrafe non permette di poter contare su di lui. Huntelaar ha fallito perchè non godeva della fiducia del tecnico. Ed allora c'è un'idea, che sembra pazza, ma non del tutto. Il Barça non vuole tenere Ibrahimovic, ciò è evidente nonostante le dichiarazioni di facciata; Berlusconi aveva parlato di un mercato a profilo basso ma con l'intenzione di spendere per un campione solo. Lo svedese sarebbe il giocatore ideale, al Milan serve un solista che si carichi la squadra sulle spalle, proprio come ha fatto Ibra con l'Inter per due-tre anni. Insomma, se il Barça è disposto a chiudere per 35 milioni più Huntelaar, Berlusconi dovrà fare questo sforzo.
Sempre se il suo obiettivo primario resta quello di costruire un Milan vincente. I tifosi rossoneri sono sul piede di guerra, e c'è da capirli, soprattutto nell'anno in cui i rivali cittadini fanno la tripletta. E poi sappiamo che nel calcio non c'è spazio per la riconoscenza.

lunedì 31 maggio 2010

L'Italia di Prandelli


C'è un Mondiale, che comincerà fra meno di 15 giorni. E c'è un futuro, già scritto. Lo hanno vergato ieri, in mattinata, il Presidente della Federazione Abete ed il nuovo commissario tecnico italiano, Cesare Prandelli. Senza dubbio questa è la notizia del giorno, anche per colpa di un mercato che langue, fra mancanza di danari e colpi buoni solo per i gestori di bar e discoteche. Senza dimenticare il curioso immobilismo dell'Inter, che riposa sugli allori di una stagione irripetibile ma che è ancora senza allenatore. In fondo, però, siamo ancora al 31 maggio, ed allora spazio a considerazioni sparse sul futuro della nostra Nazionale.

Dopo il Campionato del Mondo sarà rivoluzione. La scelta del nuovo ct arriva senza dubbio con la giusta tempistica, perchè nessuno voleva affrontare l'avventura sudafricana senza conoscere "che ne sarà di noi". Ed allora, come ampiamente anticipato dai rumors che si sono susseguiti nelle ultime settimane, ecco la nomina del nuovo commissario tecnico, che risponde al nome di Cesare Prandelli. L'ex allenatore della Fiorentina viene da un'annata travagliata con i viola, che hanno ben figurato in Champions ma hanno balbettato in campionato, senza riuscire a ritagliarsi un posto nell'Europa dell'anno prossimo. Era quindi il momento giusto per dire addio al sodalizio viola, con il quale Prandelli ha passato 5 anni intensi e ricchi di soddisfazioni, tra le quali una stabile presenza nella massima competizione continentale.

Bene, questo il curriculum del nuovo ct, senza dimenticare lo svezzamento a Parma. Veniamo a quello che sarà il futuro della Nazionale. Dopo il prossimo 11 luglio (data della Finale), molti giocatori che attualmente fanno parte del gruppo dovranno lasciarlo, per evidenti limiti di età. Qui scatta il primo, fondamentale, punto del lavoro di Prandelli, vale a dire individuare dei giovani che possano prendere il posto dei senatori, Campioni del Mondo appena 4 anni fa. Non sarà facile, ma Cesare per questo è l'uomo giusto. Con lui, ad esempio, Gilardino ha vissuto le sue migliori stagioni, a Parma e Firenze, e non è un caso che al Milan abbia fallito. Inoltre, Prandelli è colui che ha lavorato molto bene con Adriano, poi persosi per bar e discoteche (si veda il precedente riferimento). Insomma, l'uomo giusto per ringiovanire la Nazionale. In un simile progetto, quindi, dovrà necessariamente presenziare Mario Balotelli, intorno al quale si potrebbe costruire l'Italia del futuro, e molto funzionale al modulo prandelliano. Già perchè l'ex tecnico della Fiorentina gradisce molto il 4-2-3-1, che Mario ha già sperimentato con Mourinho giocando da mezzapunta larga, a destra o a sinistra non fa differenza.
Un altro obiettivo sarà quello di pescare da un Under 21 che, in tutta onestà, non presenta speranze di rilievo. Ma siamo sicuri che Prandelli saprà valorizzare i talenti meritevoli.

Gran parte dell'opinione pubblica sportiva si è interrogata sulla capacità di Cesare di riuscire ad allenare una squadre "part-time". Ci spieghiamo meglio. Il lavoro dell'ex viola è sempre riuscito nel migliore dei modi perchè questo tecnico è uno abituato a lavorare giornalmente, ad avere un contatto stretto con i suoi ragazzi. Il ruolo del ct è completamente diverso: dovrà guardare, visionare, capire e solo nei brevi ritiri della Nazionale potrà insegnare il suo calcio, come piace a lui. Ecco, questo rappresenta un interrogativo importante, dato che davvero Prandelli non è abituato ad un lavoro di questo tipo.
Ma dopo aver affidato la Nazionale ad un Donadoni che fino a quel momento aveva allenato solo il Livorno, beh, la scelta di Prandelli ci sembra quanto meno migliore e più ponderata. Raccogliere l'eredità di un mostro sacro come Lippi non sarà facile, ma le capacità ci sono tutte. Prima, però, c'è un Mondiale tutto da gustare!