lunedì 12 luglio 2010

Cosa ci dice il Mondiale? - Seconda Parte


La rivelazione - Senza dubbio, la Germania. La nazionale tedesca si è presentata in Sudafrica con un gruppo giovane, fresco, con poca esperienza ma con tanto entusiasmo. Il ct Loew ha dato un'impronta importante alla sua squadra, proponendo il solito 4-2-3-1 e trovando gli interpreti più giusti per questa formula. Una difesa compatta e coriacea, con l'ottimo Neuer a comandarla dai pali, ha garantito stabilità e sicurezza alla squadra. Il centrocampo non ha minimamente risentito dell'assenza del capitano Ballack, ben sostituito da Kedira, grazie ad un grande Schweinsteiger, fresco degli insegnamenti del santone Van Gaal. Il trio di mezzepunte, Podolski-Mueller-Ozil, è andato oltre ogni più rosea aspettativa. E Klose, lì davanti, si è confermato "giocatore da Mondiale", andando ad un solo gol dal record di Ronaldo. Del giovane più forte della rassegna iridata si parlerà più avanti, per ora ci concentriamo sul Ozil, uomo da tenere assolutamente d'occhio. Il turco-tedesco ha strabiliato per le sue giocate e la sua importanza tattica, ma ha denotato forti limiti caratteriali, dovuti senza dubbio alla sua giovane età. Fra quattro anni, in Brasile, se la maturazione averrà con tutti i crismi, questo giocatore farà ancora parlare di sè. Il progetto tedesco è stato coraggioso, senza dubbio: in Germania hanno puntato sui giovani senza alcuna remora o timore, e sono andati fino in fondo. Hanno dato spazio agli orinudi, senza porsi questioni filosofiche, e questa strategia ha pagato. Il terzo posto finale è fonte di gioia e di rimpianti. Questa squadra, oggi terza, può puntare sicuramente al trono europeo fra due anni ed a quello mondiale fra quattro, e lo farà senza dubbio. La semifinale contro la Spagna ha fatto capire questo: la squadra c'è già oggi, figuriamoci fra qualche anno. Lo si capisce anche dalla fiducia che il ct ha avuto nei ragazzi panchinari: l'ingresso di Toni Kroos (classe 1990) nella semifinale è un'indicazione, dato che questo ragazzo appena ventenne è stato il più pericoloso dei suoi e si arrogava il diritto di battere tutti i calci d'angolo e le punizioni, senza timore reverenziale nei confronti dei "senatori". Insomma, ragazzi giovani ma con personalità, classe e freschezza: solo il cielo è il limite.

I campioni - Spagna, Spagna, fortissimamente Spagna. Sulla scia di Euro 2008, Del Bosque, subentrato proprio dopo il trionfo continentale, non ha stravolto il gruppo ed è stato superbo nella gestione delle stelle. Bastone e carota, piglio e comprensione. E dire che le cose si erano messe male all'esordio, con la sconfitta contro la Svizzera. Ma dopo questo stop, le furie rosse hanno recuperato forma e compattezza e non ce n'è stato più per nessuno. Pochi i gol segnati, soprattutto se si pensa che dagli ottavi alla finale è stata una serie di 1-0, ma tanto il gioco scintillante prodotto. La generazione del tiqui-taqui ha imposto il palleggio e la maestria delle giocate. Casillas si è dimostrato superbo, soprattutto negli ultimi due atti (si rivedano le parate su Kroos e Robben) e parando il rigore contro il Paraguay; Puyol è un leader nato, Piquè deve smussare qualche ruvidità che ancora gli appartiene, Sergio Ramos è un fenomeno e Capdevila un onestissimo terzino. A centrocampo Busquets e Xabi Alonso sono due metronomi instancabili. Dietro la punta agiscono Xavi, Iniesta e, alternativamente, Pedro e Villa. Sui primi due le parole sarebbero troppe: Andres lo trattiamo a parte, mentre Xavi merita una menzione d'onore per il calibro di giocatore che rappresenta. Siamo davvero di fronte ad un centrocampista eccezionale, superbo palleggiatore e straordinario dettatore di ritmi. Pedro è giovane e geniale, sgusciante; mentre David Villa ha un senso del gol unico, che già fa sognare i tifosi del Barcelona. Peccato per Fernando Torres, che si è presentato in Sudafrica con una forma fisica devastata da un'infortunio e che nella finale si è di nuovo strappato. Non è stato protagonista come in Austria, ma la sua presenza era imprescindibile. Insomma, una squadra, anzi una generazione, fatta per vincere. Lo dimostra la doppietta (unica nazione insieme a Germania e Francia), lo dimostra la continuità con il lavoro di due anni fa. Forse stupidamente abbagliati dai proclami di Argentina e Brasile ci eravamo un pò dimenticati della Spagna, che in realtà era l'unica, sola ed assoluta favorita in questo Mondiale.

Il giovane - Anche qui è un plebiscito: Thomas Mueller. Ala tedesca di 20 anni, reduce dalla squadra B del Bayern Monaco, scoperto da Van Gaal e protagonista della grande stagione del club tedesco. Pensate che questo giovincello ha giocato tutte le partite del Bayern (campionato, champions e coppa nazionale) per intero, ed è stato sostituito solo una volta a dieci minuti dalla fine. Un caterpillar, nonchè il rimpianto più grande della Germania: per squalifica ha dovuto saltare la semifinale con la Spagna. Ora, non pretendiamo di essere un oracolo tipo Paul il polpo, ma siamo abbastanza sicuri che la sua assenza in quel contesto sia stata determinante. Già, perchè Mueller è il prototipo dell'ala moderna: straordinario in fase offensiva, dove dialoga con i compagni, verticalizza e si propone di continuo, ma anche importante in ripiegamente difensivo. Thomas torna sempre, sia che sia lui a perdere palla, sia che serva una mano al terzino. Esemplificativa un'azione della finalina, con Mueller che perde palla contro Cavani e lo rincorre per tutto il campo andando a contrarre il cross dell'uruguagio. Siamo davanti ad un fenomeno assoluto, capocannoniere del Mondiale (la Fifa gli ha assegnato il riconoscimento perchè ha dato più assist degli altri giocatori che hanno segnato il suo stesso numero di reti) e futuro pallone d'oro. Gli manca una Champions che personalmente avrebbe meritato, gli manca un Mondiale che personalmente avrebbe stra-meritato. Ma se i suoi compagni di club e nazionale lo seguiranno, potrà davvero togliersi un'infinità di soddisfazioni.

Il migliore - Andres Iniesta, senza dubbio alcuno. Centrocampista totale, quando ha la palla fra i piedi è impossibile fermarlo senza commettere fallo. Incubo di tutte le difese mondiali, ha segnato solo due gol, ma ha messo dentro la palla che è valsa la vittoria finale per i suoi. Il suo palleggio a centrocampo con Xavi ha contriubuito spesso a bloccare le partite quando si mettevano bene per la Spagna, con quel fraseggio che non era possibile spezzare. I suoi inserimenti hanno fatto le fortune di Del Bosque. Un fenomeno, davvero. I suoi compagni lo stanno sponsorizzando per la vittoria del Pallone d'Oro, e chissà che non abbiano ragione. Sta di fatto che è stato lui l'uomo decisivo per la Spagna, a prescindere dai gol di Villa e dalla forza fisica di Sergio Ramos. Il Barcelona sa di avere un giocatore unico, e sa già che questo centrocampista può cambiare il senso di una stagione. Chiedete ai tifosi del Chelsea se non è così. Senza colpo ferire, Iniesta si è preso il riconoscimento del miglior giocatore mondiale, piazzandosi davanti a Sneijder. Anche per il Pallone d'Oro la lotta sarà fra questi due campioni. Per quanto fatto vedere nel mondiale, però, Andres è avanti, molto avanti.

Nessun commento:

Posta un commento