lunedì 12 luglio 2010

Cosa ci dice il Mondiale? - Seconda Parte


La rivelazione - Senza dubbio, la Germania. La nazionale tedesca si è presentata in Sudafrica con un gruppo giovane, fresco, con poca esperienza ma con tanto entusiasmo. Il ct Loew ha dato un'impronta importante alla sua squadra, proponendo il solito 4-2-3-1 e trovando gli interpreti più giusti per questa formula. Una difesa compatta e coriacea, con l'ottimo Neuer a comandarla dai pali, ha garantito stabilità e sicurezza alla squadra. Il centrocampo non ha minimamente risentito dell'assenza del capitano Ballack, ben sostituito da Kedira, grazie ad un grande Schweinsteiger, fresco degli insegnamenti del santone Van Gaal. Il trio di mezzepunte, Podolski-Mueller-Ozil, è andato oltre ogni più rosea aspettativa. E Klose, lì davanti, si è confermato "giocatore da Mondiale", andando ad un solo gol dal record di Ronaldo. Del giovane più forte della rassegna iridata si parlerà più avanti, per ora ci concentriamo sul Ozil, uomo da tenere assolutamente d'occhio. Il turco-tedesco ha strabiliato per le sue giocate e la sua importanza tattica, ma ha denotato forti limiti caratteriali, dovuti senza dubbio alla sua giovane età. Fra quattro anni, in Brasile, se la maturazione averrà con tutti i crismi, questo giocatore farà ancora parlare di sè. Il progetto tedesco è stato coraggioso, senza dubbio: in Germania hanno puntato sui giovani senza alcuna remora o timore, e sono andati fino in fondo. Hanno dato spazio agli orinudi, senza porsi questioni filosofiche, e questa strategia ha pagato. Il terzo posto finale è fonte di gioia e di rimpianti. Questa squadra, oggi terza, può puntare sicuramente al trono europeo fra due anni ed a quello mondiale fra quattro, e lo farà senza dubbio. La semifinale contro la Spagna ha fatto capire questo: la squadra c'è già oggi, figuriamoci fra qualche anno. Lo si capisce anche dalla fiducia che il ct ha avuto nei ragazzi panchinari: l'ingresso di Toni Kroos (classe 1990) nella semifinale è un'indicazione, dato che questo ragazzo appena ventenne è stato il più pericoloso dei suoi e si arrogava il diritto di battere tutti i calci d'angolo e le punizioni, senza timore reverenziale nei confronti dei "senatori". Insomma, ragazzi giovani ma con personalità, classe e freschezza: solo il cielo è il limite.

I campioni - Spagna, Spagna, fortissimamente Spagna. Sulla scia di Euro 2008, Del Bosque, subentrato proprio dopo il trionfo continentale, non ha stravolto il gruppo ed è stato superbo nella gestione delle stelle. Bastone e carota, piglio e comprensione. E dire che le cose si erano messe male all'esordio, con la sconfitta contro la Svizzera. Ma dopo questo stop, le furie rosse hanno recuperato forma e compattezza e non ce n'è stato più per nessuno. Pochi i gol segnati, soprattutto se si pensa che dagli ottavi alla finale è stata una serie di 1-0, ma tanto il gioco scintillante prodotto. La generazione del tiqui-taqui ha imposto il palleggio e la maestria delle giocate. Casillas si è dimostrato superbo, soprattutto negli ultimi due atti (si rivedano le parate su Kroos e Robben) e parando il rigore contro il Paraguay; Puyol è un leader nato, Piquè deve smussare qualche ruvidità che ancora gli appartiene, Sergio Ramos è un fenomeno e Capdevila un onestissimo terzino. A centrocampo Busquets e Xabi Alonso sono due metronomi instancabili. Dietro la punta agiscono Xavi, Iniesta e, alternativamente, Pedro e Villa. Sui primi due le parole sarebbero troppe: Andres lo trattiamo a parte, mentre Xavi merita una menzione d'onore per il calibro di giocatore che rappresenta. Siamo davvero di fronte ad un centrocampista eccezionale, superbo palleggiatore e straordinario dettatore di ritmi. Pedro è giovane e geniale, sgusciante; mentre David Villa ha un senso del gol unico, che già fa sognare i tifosi del Barcelona. Peccato per Fernando Torres, che si è presentato in Sudafrica con una forma fisica devastata da un'infortunio e che nella finale si è di nuovo strappato. Non è stato protagonista come in Austria, ma la sua presenza era imprescindibile. Insomma, una squadra, anzi una generazione, fatta per vincere. Lo dimostra la doppietta (unica nazione insieme a Germania e Francia), lo dimostra la continuità con il lavoro di due anni fa. Forse stupidamente abbagliati dai proclami di Argentina e Brasile ci eravamo un pò dimenticati della Spagna, che in realtà era l'unica, sola ed assoluta favorita in questo Mondiale.

Il giovane - Anche qui è un plebiscito: Thomas Mueller. Ala tedesca di 20 anni, reduce dalla squadra B del Bayern Monaco, scoperto da Van Gaal e protagonista della grande stagione del club tedesco. Pensate che questo giovincello ha giocato tutte le partite del Bayern (campionato, champions e coppa nazionale) per intero, ed è stato sostituito solo una volta a dieci minuti dalla fine. Un caterpillar, nonchè il rimpianto più grande della Germania: per squalifica ha dovuto saltare la semifinale con la Spagna. Ora, non pretendiamo di essere un oracolo tipo Paul il polpo, ma siamo abbastanza sicuri che la sua assenza in quel contesto sia stata determinante. Già, perchè Mueller è il prototipo dell'ala moderna: straordinario in fase offensiva, dove dialoga con i compagni, verticalizza e si propone di continuo, ma anche importante in ripiegamente difensivo. Thomas torna sempre, sia che sia lui a perdere palla, sia che serva una mano al terzino. Esemplificativa un'azione della finalina, con Mueller che perde palla contro Cavani e lo rincorre per tutto il campo andando a contrarre il cross dell'uruguagio. Siamo davanti ad un fenomeno assoluto, capocannoniere del Mondiale (la Fifa gli ha assegnato il riconoscimento perchè ha dato più assist degli altri giocatori che hanno segnato il suo stesso numero di reti) e futuro pallone d'oro. Gli manca una Champions che personalmente avrebbe meritato, gli manca un Mondiale che personalmente avrebbe stra-meritato. Ma se i suoi compagni di club e nazionale lo seguiranno, potrà davvero togliersi un'infinità di soddisfazioni.

Il migliore - Andres Iniesta, senza dubbio alcuno. Centrocampista totale, quando ha la palla fra i piedi è impossibile fermarlo senza commettere fallo. Incubo di tutte le difese mondiali, ha segnato solo due gol, ma ha messo dentro la palla che è valsa la vittoria finale per i suoi. Il suo palleggio a centrocampo con Xavi ha contriubuito spesso a bloccare le partite quando si mettevano bene per la Spagna, con quel fraseggio che non era possibile spezzare. I suoi inserimenti hanno fatto le fortune di Del Bosque. Un fenomeno, davvero. I suoi compagni lo stanno sponsorizzando per la vittoria del Pallone d'Oro, e chissà che non abbiano ragione. Sta di fatto che è stato lui l'uomo decisivo per la Spagna, a prescindere dai gol di Villa e dalla forza fisica di Sergio Ramos. Il Barcelona sa di avere un giocatore unico, e sa già che questo centrocampista può cambiare il senso di una stagione. Chiedete ai tifosi del Chelsea se non è così. Senza colpo ferire, Iniesta si è preso il riconoscimento del miglior giocatore mondiale, piazzandosi davanti a Sneijder. Anche per il Pallone d'Oro la lotta sarà fra questi due campioni. Per quanto fatto vedere nel mondiale, però, Andres è avanti, molto avanti.

lunedì 5 luglio 2010

Cosa ci dice il Mondiale? - Prima Parte


Siamo ormai agli sgoccioli della kermesse sudafricana. Rimangono le semifinali e le due finali, e poi sarà vacanza anche per i giocatori delle quattro squadre giunte fino a questo punto. Forse è presto per tirare le fila di una manifestazione così importante, ma parlarne senza conoscere l'identità dei vincitori può essere anche positivo. D'altronde si sa, siamo uomini e quindi facilmente influenzabili. Abbiamo deciso di dedicare due puntate ad approfondimenti tecnici, tattici, ambientali, psicologici e chi più ne ha più ne metta a questo mese di calcio internazionale. Divideremo i vari argomenti in paragrafi, sperando di offrire qualche spunto interessante e di non annoiare. Cominciamo, quindi.

L'ambiente - Il Sudafrica è stato promosso; anzi, il primo Mondiale africano è stato promosso. Impianti meravigliosi, sia quelli ristrutturati che quelli costruiti da zero. Anche la sicurezza ha fin qui funzionato nel migliore dei modi, per non parlare poi degli alloggi e delle strutture messe a disposizione dei partecipanti. Riscontriamo solo due nei: uno è ovviamente rappresentato dalle maledette vuvuzelas, che all'inizio abbiamo odiato ed ora riusciamo a sopportare (essendo questa una cosa fastidiosa ed orribile, in Italia avrà il suo discreto seguito, nda); l'altro è la visione di un congruo numero di seggiolini vuoti durante numerose partite di questo Mondiale. Ok, siamo d'accordo sul fatto che Paraguay - Giappone potrebbe non essere la partita per cui comprare un biglietto, però è pur sempre un ottavo di finale mondiale, e non può presentare tutti quegli spicchi vuoti. Ma questi sono dettagli, l'importante è aver dato visibilità ad un intero continente, che necessita di aiuti e di riflettori puntati. Per un mese si sono rincorse le iniziative solidaristiche e benefiche. Tutto questo contriubirà ad un futuro migliore? Domanda impegnativa, della quale non si conosce la risposta.

Il modulo - Affrontiamo una tematica tattica proprio in apertura. C'è già un vincitore in questo Mondiale, anzi sono due, pure se in questo momento non si trovano in Sudafrica. Stiamo parlando di Josè Mourinho e Louis Van Gaal, i due tecnici che si sono contesi la Champions League e che hanno indirizzato le idee tattiche di quasi tutti i loro colleghi commissari tecnici. Il modulo del Mondiale è il 4-2-3-1, senza alcun dubbio! Delle quattro semifinaliste, la migliore interprete di questo schema è la Germania, ricalcata sulla falsariga del Bayern Monaco del santone olandese. Loew ha potuto giocare con due centrocampisti centrali grazie al lavoro di Van Gaal su Schweinsteiger, che è stato trasformata da ala in centrale con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Poi ci sono le tre mezzepunte (Podolski, Ozil, Mueller) e la prima punta, quel Klose che Van Gaal ha ripudiato ma che dimostra di sapersi ancora accendere ai Mondiali, come ha sempre fatto. Dei singoli giocatori tedeschi, comunque, parleremo a parte. Continuiamo ad analizzare il modulo. Anche l'Olanda gioca così, con Sneijder che si trova come nell'Inter, e Kuyt e Robben ai lati, con Van Persie davanti. La Spagna ha provato questo modulo, ma la scarsa vena di Fernando Torres, per ora, sta indirizzando Del Bosque verso altri lidi. Da ultimo, anche l'Uruguay propone una sorta di trio dietro la prima punta: Forlan, Fernandez e Cavani a supporto di Suarez. Se non è un plebiscito questo, valga quanto andiamo ad aggiungere. Fra le eliminate, infatti, le più illustri hanno tentato questo schema: in primis il Brasile, che poneva almeno Kakà e Robinho dietro il Fabuloso, pur non presentando un terzo incursore di spicco. Ci ha provato l'Inghilterra, facendo salire di qualche metro Lampard e Gerrard, e ci ha provato in pieno Lippi con l'Italia. Risultato: scarso. Contro il Paraguay l'Italia ha proposto il trio Marchisio-Iaquinta-Pepe dietro a Gilardino. Insomma, anche chi non aveva gli uomini giusti per farlo, ha provato il 4-2-3-1, nuova frontiera del calcio internazionale e, soprattutto, europeo. L'ha provato anche Maradona, direte voi: certo, però forse con Cambiasso insieme a Mascherano le cose sarebbero andate meglio.

I flop - Ultimo spunto di questa prima puntata, le delusioni. Quanti sono stati i crolli di Sudafrica 2010! Eppure vanno analizzati con ordine. Il primo punto che proponiamo è la disfatta totale del calcio africano, proprio nell'anno in cui il Continente Nero se la giocava in casa ed avrebbe avuto modo di farsi vedere. Sono tante le stelle africane che giocano in top club europei, ma evidentemente le Nazionali sono ancora arretrate. Clamoroso il fatto che solo una su sei è passata agli ottavi (e poi ai quarti). Non è un caso che si tratti del Ghana, già brillante a Germania 2006 (ottavi di finale), squadra che porta avanti un suo personale progetto di crescita, non legato al movimento continentale che, invece, balbetta. Fuori subito i bafana bafana padroni di casa, in un girone che, visto il crollo della Francia, non si presentava impossibile. Saluti anche all'Algeria, di certo non la favorita, ma comunque onesta nel pareggio con gli inglesi. Addio Nigeria, orrenda protagonista di un Mondiale pessimo: 0 punti nel girone con Argentina (e va bene), Grecia e Corea del Sud (!!!). Sullo stesso piano il Cameroun di Eto'o, che non fa nemmeno un punto contro Olanda, Danimarca e Giappone. Da ultimo, delude tantissimo la Costa d'Avorio, che nel girone cede il passo al Portogallo, e non sfrutta una squadra molto ben assortita (Dorgba, i due Tourè, Yaya e Kolo, nonchè Ebouè e Kalou, tutti nomi conosciuti nella nostra Champions League) e guidata da un allenatore capace (Sven Goran Eriksson). Insomma, una Caporetto africana abbastanza indecifrabile. Il gap è ancora lontano dall'essere colmato.
Altro giro, altra corsa. Se si parla di flop, non si può non citare l'Italia, Campione del Mondo uscente. Squadra vecchia, si è detto, convocazioni sbagliate e gruppo ormai logoro. Noi ci siamo già espressi in passato sull'argomento, ed avevamo detto che quelle di Lippi erano le uniche convocazioni possibili. Restiamo dell'idea che Cassano avrebbe fatto più male che bene a questo gruppo, ma parzialmente ammettiamo di esserci sbagliati. Nell'Italia è mancata la scintilla, proprio perchè nessuno (salvo Pirlo, purtroppo infortunato in praticamente tutte e tre le partite) era in grado di accenderla. Ed allora un Balotelli o un Totti avrebbero fatto al caso di Lippi, ma forse avrebbero solo prolungato l'agonia. La verità? Quattro anni fa l'Italia vinse il Mondiale sulla scia dell'acme di moltissimi giocatori che poi hanno iniziato la parabola discendente e sull'onda di fenomeni del tutto estemporanei come Fabio Grosso. Tutto questo non era riproponibile in Sudafrica, ed infatti pochi, o addirittura nessuno, pensavano a bissare. Però uscire in quel girone è davvero ridicolo ed imbarazzante. Auguri al nuovo corso.
Restiamo in Europa e salutiamo il flop francese. Domenech chiude la sua ingloriosa avventura come peggio non avrebbe potuto, sfasciando quel che restava di una squadra di campioni. Molto male la gestione dello spogliatoio, visto anche il litigio con Anelka e l'ammutinamento silenzioso di alcuni giocatori rappresentativi (vedi Ribery, orrendo nelle tre partite giocate). L'equazione è fin troppo semplice: la Francia, visto il modo in cui si è qualificata, non doveva nemmeno essere in Sudafrica. E l'ha dimostrato.
Doveva fare di più, invece, l'Inghilterra di sir Fabio, che ha denotato limiti sconosciuti. Una cosa però è condivisibile: i giocatori della Nazionale giocano tutti nella Premier, che è il campionato più lungo e sfiancante di tutti. Normale, quindi, che Rooney e compagni non avessero lucidità. Anormale però che l'Inghilterra non abbia innanzitutto un portiere (fra Green e Calamity James non si sa chi è peggio), che questa squadra non sia andata oltre un pareggio con l'Algeria o che Rooney non abbia segnato nemmeno un goal. Lasciamo perdere la rocambolesca eliminazione con la Germania, i segnali sono stati quelli di una squadra stanca, di una difesa inguardabile e disattenta, di un centrocampo troppo votato all'attacco e di un reparto offensivo davvero spuntato.
Ultima delusione: le sudamericane. Nel senso di Brasile ed Argentina. Dovevano vincere il Mondiale, chi scrive aveva già davanti agli occhi proprio questo derby in finale. Eppure...beh, eppure così non è andata, i limiti di Dunga e Maradona, purtroppo, sono venuti fuori, e le stelle non hanno aiutato i mister. Kakà è sembrato suo fratello Digao (ci si conceda l'iperbole), mentre Messi ha impressionato per la facilità nel dribbling, ma a conti fatti non è andato oltre 2 pali e 0 goal in tutto il Mondiale, affondando con tutta la barca contro la Germania. Un cammino trionfale per entrambe fino ai quarti, poi lo stop. In Brasile se la prendono giustamente con Melo, ma dovrebbero guardare anche a Dunga, che ha puntato molto di più sulla fase difensiva che su quella offensiva, e che ha preferito portare Julio Baptista piuttosto che Pato o Ronaldihno. Maradona ha fatto delle scelte anche non condivisibili (Zanetti e Cambiasso a casa, per esempio) ma le ha sempre difese contro tutto e tutti e non ha mai fatto retromarcia, proponendo moduli offensivi ed anche scriteriati. Per gran parte del tempo ha avuto ragione lui, ma per 90 minuti no. E questo fa tutta la differenza del Mondo.

martedì 1 giugno 2010

Milan e Roma, destini incrociati


In attesa che il mercato entri nel vivo, analizziamo il futuro di due squadre che, a nostro avviso, hanno destini molto simili. Milan e Roma, in alternanza, hanno ricoperto il ruolo di anti-Inter nella scorsa stagione, senza togliere che i giallorossi, alla fine, sono risultati i competitors nettamente più accreditati. Non bisogna però sottovalutare che nei mesi invernali (ok, quando conta di meno) era il Milan ad essersi inserito nella scia dei nerazzurri. Solo che i limiti della squadra di Leonardo sono esplosi tutti insieme nel derby di ritorno, mentre invece la Roma proprio nel secondo derby si trovava nel momento migliore della sua annata. Insomma, vediamo come cambieranno la seconda e la terza in Italia. Con un denominatore comune.

Già, perchè i soldi non ci sono. O meglio, in un caso non ci sono per davvero (leggi Roma), mentre nel secondo ci sarebbero pure ma la presidenza non ha intenzione di svenarsi (vedi Milan). La Roma dovrà fare quello che ha sempre fatto: cedere un cosiddetto pezzo pregiato, ricavarne qualcosina e reinvestire in un mercato intelligente. Due estati fa fu ceduto Mancini all'Inter, vero colpaccio perchè poi il brasiliano è diventato un desaparecido, mentre i giallorossi hanno acquisito per intero Pizarro ed hanno portato a casa Riise e Baptista, nonchè Menez. Lo scorso mercato estivo è stato invece più problematico, dato che i 20 milioni guadagnati con la furbata del secolo (Aquilani al Liverpool) sono serviti a tappare falle strutturali, e non c'erano i ricavi vista la mancata qualificazione in Champions. Quindi ecco Burdisso a costo zero, regalino di Morarri, e Lobont e Zamblera a chiudere la campagna acquisti. Con Toni che è costato qualcosina a Gennaio (nell'ordine di 400.000 € per il prestito) ma che non è più gradito in casa Roma, visto forse il suo dualismo con Totti, al quale ha pestato troppo i piedi in campo. Ed allora si è scelto di ripartire da Adriano, puntando cioè su una scomessa e sulla bravura di Ranieri, che nella stagione appena terminata ha saputo rivalutare Menez e, a tratti, Baptista. Ora bisognerà lavorare sull'Imperatore, che viene da un periodo oscuro. Tutti ricordiamo il suo tracollo psicologico a Milano, con il giocatore dedito più a rovinarsi che a concentrarsi sul campo. Ed in Brasile le cose non sono andate molto meglio: primi mesi importanti, poi di nuovo a frequentare troppo spesso le favelas e tutto ciò che questo tipo di posti comporta. Le notizie che arrivano dal Sudamerica non sono delle migliori: pare ci sia stato un litigo con Vagner Love in occasione di una festa alcoolica proprio a casa di Adriano; lo stesso Adri dovrà testimoniare per un processo contro alcuni narcotrafficanti da lui stranamente frequentati. Ma questi potrebbero essere rumors volti solo a destabilizzare. Noi prendiamo per buono solo il passato di questo giocatore, che non è proprio pulitissimo. Buona fortuna a Ranieri, ma il rischio è questo: il giocatore comincerà bene, non c'è dubbio, ma al primo calo saranno dolori, vista la sua instabilità mentale.
C'è altro da fare in casa Roma. Ad esempio si deve sciogliere il problema portieri. La soluzione potrebbe essere tenere ovviamente Julio Sergio come titolare, dietro Lobont e poi prendere un terzo senza pretese, vendendo Doni, che sembra avere mercato, e liberando l'inutile Arthur. In difesa il tecnico vuole ripartire da Burdisso, ma c'è da negoziare l'acquisto con l'Inter, e dopo la mancata cessione di Baptista i rapporti fra i club si sono deteriorati. Non sarà facile.
L'ultimo rebus riguarda De Rossi. La presidenza lo ha tolto immediatamente dal mercato, anzi non ce l'ha mai messo, ma davanti agli euro pesanti di Florentino Perez sarà difficile non vacillare. Il giocatore ha ammesso di sentire un grande peso da questa mancanza di trofei e da questo arrivare sempre ad un passo dall'obiettivo, e certamente andare a Madrid con Mourinho potrebbe impreziosirgli la bacheca personale. Se De Rossi resta bisognerà riconoscergli il tutto con un nuovo contratto più oneroso, proprio come si è fatto con Totti. Se va via...beh in primis si dovrà fare i conti con l'insurrezione popolare, e poi dichiarare apertamente un ridimensionamento che prima o poi, viste le difficoltà della famiglia Sensi, dovrà essere registrato. Insomma, tante nubi all'orizzonte, a fronte di uno strano, ma tenace, ottimismo.

Il Milan affronterà una sorta di anno zero. Nella stagione del post trionfo Inter, l'altra sponda del naviglio dovrà dimostrare di esserci ancora. Bisognerà sciogliere i nodi sull'allenatore, ed allora Allegri sembra la scelta migliore e più fattibile. Un giovane emergente, peraltro molto bravo, ma la situazione con il Cagliari non è facile. Al Milan, infatti, piacerebbe inserire Marchetti nel giro, e questa sarebbe una bella mossa, dato che Dida è stato salutato, ed Abbiati non ha mai convinto del tutto, senza dimenticare che la Samp farà di tutto per tenersi Storari. La difesa vedrà l'innesto di Yepes, un trentaquattrenne che c'entra poco nel progetto di ringiovanimento. Ma non scordiamoci Onyewu, quest'anno al palo per infortunio. Bisognerà investire anche su un terzino, e qui le prospettive sono grige. A centrocampo bisogna sciogliere il rebus sul successore di Pirlo, perchè Andrea è in scadenza di contratto e non ci sono segnali di rinnovo. Hernanes? Forse potrebbe essere il nome giusto, ma cosa tanto. Dinho dovrebbe rinnovare, o tentare la fortuna in terra inglese. A quel punto sul mercato si deve cercare un sostituto, e si stanno sondando vari brasiliani, ma i prezzi sono alti. Ed inoltre non tornerà Kakà.
L'attacco potrà contare su un Borriello più maturo, ma il resto è tutto da definire. Inzaghi ha rinnovato, ok, ma l'anagrafe non permette di poter contare su di lui. Huntelaar ha fallito perchè non godeva della fiducia del tecnico. Ed allora c'è un'idea, che sembra pazza, ma non del tutto. Il Barça non vuole tenere Ibrahimovic, ciò è evidente nonostante le dichiarazioni di facciata; Berlusconi aveva parlato di un mercato a profilo basso ma con l'intenzione di spendere per un campione solo. Lo svedese sarebbe il giocatore ideale, al Milan serve un solista che si carichi la squadra sulle spalle, proprio come ha fatto Ibra con l'Inter per due-tre anni. Insomma, se il Barça è disposto a chiudere per 35 milioni più Huntelaar, Berlusconi dovrà fare questo sforzo.
Sempre se il suo obiettivo primario resta quello di costruire un Milan vincente. I tifosi rossoneri sono sul piede di guerra, e c'è da capirli, soprattutto nell'anno in cui i rivali cittadini fanno la tripletta. E poi sappiamo che nel calcio non c'è spazio per la riconoscenza.

lunedì 31 maggio 2010

L'Italia di Prandelli


C'è un Mondiale, che comincerà fra meno di 15 giorni. E c'è un futuro, già scritto. Lo hanno vergato ieri, in mattinata, il Presidente della Federazione Abete ed il nuovo commissario tecnico italiano, Cesare Prandelli. Senza dubbio questa è la notizia del giorno, anche per colpa di un mercato che langue, fra mancanza di danari e colpi buoni solo per i gestori di bar e discoteche. Senza dimenticare il curioso immobilismo dell'Inter, che riposa sugli allori di una stagione irripetibile ma che è ancora senza allenatore. In fondo, però, siamo ancora al 31 maggio, ed allora spazio a considerazioni sparse sul futuro della nostra Nazionale.

Dopo il Campionato del Mondo sarà rivoluzione. La scelta del nuovo ct arriva senza dubbio con la giusta tempistica, perchè nessuno voleva affrontare l'avventura sudafricana senza conoscere "che ne sarà di noi". Ed allora, come ampiamente anticipato dai rumors che si sono susseguiti nelle ultime settimane, ecco la nomina del nuovo commissario tecnico, che risponde al nome di Cesare Prandelli. L'ex allenatore della Fiorentina viene da un'annata travagliata con i viola, che hanno ben figurato in Champions ma hanno balbettato in campionato, senza riuscire a ritagliarsi un posto nell'Europa dell'anno prossimo. Era quindi il momento giusto per dire addio al sodalizio viola, con il quale Prandelli ha passato 5 anni intensi e ricchi di soddisfazioni, tra le quali una stabile presenza nella massima competizione continentale.

Bene, questo il curriculum del nuovo ct, senza dimenticare lo svezzamento a Parma. Veniamo a quello che sarà il futuro della Nazionale. Dopo il prossimo 11 luglio (data della Finale), molti giocatori che attualmente fanno parte del gruppo dovranno lasciarlo, per evidenti limiti di età. Qui scatta il primo, fondamentale, punto del lavoro di Prandelli, vale a dire individuare dei giovani che possano prendere il posto dei senatori, Campioni del Mondo appena 4 anni fa. Non sarà facile, ma Cesare per questo è l'uomo giusto. Con lui, ad esempio, Gilardino ha vissuto le sue migliori stagioni, a Parma e Firenze, e non è un caso che al Milan abbia fallito. Inoltre, Prandelli è colui che ha lavorato molto bene con Adriano, poi persosi per bar e discoteche (si veda il precedente riferimento). Insomma, l'uomo giusto per ringiovanire la Nazionale. In un simile progetto, quindi, dovrà necessariamente presenziare Mario Balotelli, intorno al quale si potrebbe costruire l'Italia del futuro, e molto funzionale al modulo prandelliano. Già perchè l'ex tecnico della Fiorentina gradisce molto il 4-2-3-1, che Mario ha già sperimentato con Mourinho giocando da mezzapunta larga, a destra o a sinistra non fa differenza.
Un altro obiettivo sarà quello di pescare da un Under 21 che, in tutta onestà, non presenta speranze di rilievo. Ma siamo sicuri che Prandelli saprà valorizzare i talenti meritevoli.

Gran parte dell'opinione pubblica sportiva si è interrogata sulla capacità di Cesare di riuscire ad allenare una squadre "part-time". Ci spieghiamo meglio. Il lavoro dell'ex viola è sempre riuscito nel migliore dei modi perchè questo tecnico è uno abituato a lavorare giornalmente, ad avere un contatto stretto con i suoi ragazzi. Il ruolo del ct è completamente diverso: dovrà guardare, visionare, capire e solo nei brevi ritiri della Nazionale potrà insegnare il suo calcio, come piace a lui. Ecco, questo rappresenta un interrogativo importante, dato che davvero Prandelli non è abituato ad un lavoro di questo tipo.
Ma dopo aver affidato la Nazionale ad un Donadoni che fino a quel momento aveva allenato solo il Livorno, beh, la scelta di Prandelli ci sembra quanto meno migliore e più ponderata. Raccogliere l'eredità di un mostro sacro come Lippi non sarà facile, ma le capacità ci sono tutte. Prima, però, c'è un Mondiale tutto da gustare!

lunedì 24 maggio 2010

Il cielo è neroblu


Madrid, 22 maggio 2010. La partita perfetta, il trionfo dei singoli e del collettivo allo stesso tempo, sotto la guida di un condottiero inarrestabile. L'Inter batte il Bayern Monaco con un secco e perentorio 2-0 e riporta la Champions ad Appiano dopo 45 anni. Inutile ripercorrere la cronaca della partita, dato che gli highlisghts li abbiamo visti tutti più e più volte. Proviamo ad analizzare il match tecnicamente. Il Bayern non si presenta con molte novità, è da subito evidente che la pietra angolare della squadra tedesca si chiama Arien Robben, che da subito prova ad attaccare un Chivu in difficoltà. Il problema, però, è che Olic gira a vuoto nella morsa di Lucio e Samuel, e Mueller prova a fargli qualche spazio senza però riuscirci fino in fondo. La difesa, poi, lascia davvero tanto a desiderare. De Michelis e Van Buyten soffrono tanto le verticalizzazione dell'Inter, e forse sarebbe stato più utile affiancare ad uno dei due un centrale più veloce. Lahm non si concede molte sortite offensive, preoccupato com'è da Pandev e da Sneijder, che è davvero bravo ad allargarsi sulla sinistra. Badstuber appare ancora inadeguato per questi palcoscenici. Bene invece a centrocampo Schweinsteiger e Van Bommel, che reggono molto bene il confronto, creando anche qualche grattacapo dalle parti di Julio Cesar.

Mourinho dal canto suo mette in campo l'unica Inter possibile, cioè quella che ha battuto nell'ordine Chelsea, CSKA Mosca e Barcelona. Julio Cesar si scorda della papera con il Siena, che a momenti costava lo scudetto, e si rende protagonista di almeno quattro parate decisive. La difesa, la solita difesa, manifesta una grande potenza al centro, con Lucio e Samuel, ma soffre qualcosina sulle fasce. Maicon ha facoltà di sganciarsi, perchè dalle sue parti si aggira Mueller che non cerca la profondità. Chivu e Zanetti devono occuparsi in due del nemico pubblico numero uno, il buon Robben, che attira sistematicamente su di lui il raddoppio dei due interisti. Cambiasso è diga e propositore allo stesso tempo, mentre Eto'o gioca con la solita recente umiltà, lui che è alla seconda Champions consecutiva. Pandev dalla gabbia di Formello si ritrova nel Bernabeu: il salto è da vertigine, ma lui resiste bene, ed anzi impegna Butt chiamandolo al miracolo ad inizio di ripresa. Restano loro due, gli artefici della vittoria del Santiago Bernabeu. Sneijder inventa e Milito realizza. Così va il mondo. Vediamo bene i due goal dell'argentino.

Il primo è un capolavoro di senso della posizione e classe. Da un rinvio del portiere, Milito tocca la palla di testa per Wesley e si infila immediatamente nel pertugio giusto. Il pallone, ovviamente, gli torna: è questo il momento della meraviglia, con il Principe che fa un passetto di finta, una sorta di esitation cestistica, e buca Butt. Il secondo goal è da antologia: saltato secco Van Buyten, che sembra avere le radici piantate nell'erba madrilena, e staffilata in diagonale. Game over.

Ha vinto la squadra più forte, nettamente. L'impresa non è stata tanto quella di battere il Bayern, che è pur sempre la squadra campione di Germania, bensì quella di eliminare Chelsea e Barcelona, due squadre che tutti avrebbero pronosticato come protagoniste della serata del Bernabeu. Il merito, anzi, gran parte del merito, va a Mourinho, allenatore superbo, vincente ed onesto. Non è un caso che Mou ha vinto dappertutto: Scudetti e Champions al Porto, Scudetti e Coppe Nazionali al Chelsea, Scudetti, Coppe Nazionali e Champions all'Inter. E' un giramondo, un uomo che dovunque va insegna ed apprende, accende polemiche e destabilizza gli animi dei tecnici avversari. Mette la faccia per la propria squadra e la difende fino alla fine. E poi è sempre rimpianto. E' quasi ufficiale il suo addio all'Inter, andrà al Real Madrid, con l'obiettivo di vincere la Liga subito e la Champions in due anni, proprio come fatto con l'Inter e come avrebbe voluto fare col Chelsea. Probabilmente, quasi sicuramente, ce la farà. Perchè andrà ad allenare Cristiano Ronaldo e Kakà, Benzema e Higuain. E magari qualche regalo da parte di Florentino. Ma questo è il futuro. Ora restano solo le lacrime a coronare il capolavoro di un grandissimo tecnico, che lascerà un vuoto incolmabile nel nostro calcio.

martedì 18 maggio 2010

Quanta ipocrisia nel nostro calcio


I programmi erano altri. Avremmo voluto parlare del futuro della Roma e del Milan, due squadre con grossi punti interrogativi davanti. Avremmo voluto tributare gli onori alla Sampdoria ed al Palermo, che hanno fatto registrare una stagione di altissimo livello. Lo faremo, senza dubbio, ma non oggi. Oggi bisogna restare sul pezzo, commentare l'attualità, e togliersi qualche sassolino (rectius pietra) dalla scarpa. Proviamo a dare ordine a tutto ciò.

Il casus belli è uno striscione apparso sul pullman scoperto dell'Inter durante i festeggiamenti in Piazza Duomo. Su questo lenzuolo vi era scritto: "Totti anzi che il pollice in bocca mette il medio in c...". Riportiamo testualmente, non per spirito di censura, dato che il significato della parola con i puntini è abbastanza ovvio. Da qui, tutti i soloni del calcio si sono sentiti in dovere di dare una lezione di classe e di stile. Benissimo. Il problema è che c'è chi può farlo e non farlo. Vediamo insieme chi sono queste persone.

Ranieri: sì, lui può farlo. Per il tecnico della Roma parla una vita di signorilità, una carriera che non l'ha mai visto protagonista di comportamenti sopra le righe. E' stato spesso attaccato ma ha sempre risposto con grande classe, e stile. Si vedano anche le ultime dichiarazioni incrociate con Mourinho. Certo, negli ultimi tempi l'aria romana l'ha un pò "imbastardito", dato che si è dovuto trovare a difendere Totti dopo il calcio a Balotelli in una situazione in cui il capitano della Roma era indifendibile. Però il saldo è positivo. Le sue critiche sono giuste e ben accette.

Montali: più no che sì. Intendiamoci, non che il nuovo arrivato nel mondo del calcio sia un uomo sconveniente o maleducato, anzi, anche lui ha stile da vendere. Ma è questo suo essere neofita del pallone che non gli permette di dare troppi giudizi. Ricordiamo, ad esempio, che fu lui a fare una gaffe immensa definendo il derby una partita come le altre. Perciò, dato che la pallavolo è uno sport decisamente diverso e con sensazioni diverse, gli consigliamo una pausa di riflessione per abituarsi a quanto accade da queste parti. Se poi non gradirà, beh, potrà tornare da dove è venuto.

Famiglia Sensi: no, non possono proprio parlare. Sia che si tratti di Rosella che di Maria, vedova di Franco. La famiglia Sensi non ha mai brillato per coerenza nè per sportività. Innanzitutto, molto umilmente, vorremmo sottolineare che chi possiede un'azienda (Italpetroli) vessata da una montagna di debiti, forse, dovrebbe avere cautela nel parlare. In secondo luogo, vorremo far notare alle signore Sensi che il loro più grande abbaglio è stato quello di aver difeso sempre e comunque il loro "uomo simbolo", così perlatro intrappolandosi in un contratto di lunga durata e molto oneroso. Non giungono nemmeno nuove le dichiarazioni di Rosella dopo Lazio-Inter, in cui spingeva l'Inter a vergognarsi per una simile vittoria. Incredibile, che cosa c'entrava l'Inter? La stessa Rosella, stizzita, ha questionato il riferimento fatto alla "culla d'oro" da parte di Mou, senza saper accettare la battuta. Che c'entra Maria, direte voi? C'entra, perchè proprio ieri si è scagliata contro la stampa, rea di aver fatto passare sotto silenzio l'episodio dello striscione incriminato. Cara signora, sappiamo che l'età avanza, per carità, ma appena 9 giorni fa, il suo giornale preferito ha dedicato due pagine alle scuse-giustificazioni-manifesto dell'ipocrisia del signor Totti, ambasciatore dell'Unicef, dopo il calcio rifilato a Balotelli. Ci preme ricordarglielo, cara signora, aggiungendo che la Roma è una delle società/squadre più coccolate dalla stampa nazionale.

Daniele De Rossi: il bue che dice cornuto all'asino. Il ragazzo di Ostia ieri si è scagliato contro lo striscione e contro Materazzi, asserendo che da questi episodi si è notata la differenza nello stile. Cosa? Oh santo cielo. Ebbene sì, cari lettori, abbiamo dovuto sentire anche questo. Adesso, a chi scrive dispiace molto dover sottolineare cose ovvie, ma tant'è, a questo ci costringono. De Rossi ha dimenticato la maglietta del suo capitano con sopra impresso "vi ho purgato ancora" indirizzata ai tifosi laziali. Se volessimo esagerare, questa potrebbe fare il paio con quella di Materazzi ("Nun è successo", nda), però con una differenza, stando al leit motiv giallorosso: la prima è goliardia, la seconda "una ruffianata nei confronti dei propri tifosi". Ma andiamo avanti, e perdoniamo questo vuoto di memoria a De Rossi, in fondo si tratta di un episodio di tanti anni fa. Veniamo all'attualità. A Dicembre la Roma vince il derby e Totti augura la serie B alla Lazio con i pollici versi. Capitan Futuro pensa di non poter essere da meno, ed aspetta la domenica più buia per depredare i laziali dell'ultimo soffio di dignità. Nel posticipo la Roma vince a Firenze, mentre nel pomeriggio la Lazio viene battuta dal Catania e sprofonda al terz'ultimo posto in classifica. De Rossi a Sky: "Questo pomeriggio davanti alla tv ho pianto, è stata una giornata fantastica". Siamo sempre lì, questa è goliardia, va bene, e si può fare, chi se ne frega se si calpestano le macerie di un popolo in crisi. Però guai a toccare Totti e la Roma, quello sì, è vergognoso è uno scandalo. Ma per favore. Prima di parlare di stile, caro Daniele, fatti un esame di coscienza. E ricordati che quattro anni fa hai saltato quasi tutto il Mondiale per squalifica dopo una gomitata terribile ad un giocatore americano. Piccoli Totti crescono...

Francesco Totti: giudizio sospeso, ancora non si è pronunciato. Ma se ciò dovesse accadere, allora non basterebbe l'intero spazio di Internet per contenere tutto ciò che avremmo da dire.

Insomma, il tam tam mediatico è partito. Il fiume di ipocrisia anche. Da spettatori noi diamo un cosiglio alle persone sopra elencate. Fate parlare solo chi può farlo veramente, chi ne ha il diritto morale. Voi che fate finta di essere delle verginelle alle prime armi, mettetevi da parte, grazie.

lunedì 17 maggio 2010

Il commento


Va in archivio lo splendido campionato 2009-2010, che sarà ricordato come quello della consacrazione dell'Inter a miglior squadra della storia recente. Tuffiamoci quindi insieme nelle considerazioni e nei commenti finali per tracciare un bilancio il più completo possibile.

Si deve partire dalla testa, dai Campioni d'Italia, e cioè da questa meravigliosa Inter. Una settimana fa è arrivata la Coppa Italia, ora lo Scudetto e sabato si gioca la Finale di Champions. Una meraviglia, una corsa irrefrenabile contro tutto e tutti. La partita di Siena è sofferta, l'Inter attacca ma i padroni di casa, già retrocessi in serie B da tempo ormai, rinunciano a giocare e si chiudono in 11 a difesa della porta. Due sono i pali colpiti nel primo tempo dai nerazzurri, con Curci che sventa almeno altre tre occasioni. Peraltro, sul finire della prima frazione, arriva il doppio vantaggio della Roma a mettere pressione sulla squadra di Mourinho. Ma l'Inter non cede, l'Inter non può cedere, convinta che a forza di provare il goal sarebbe arrivato. E così è stato, e se c'è un pò di sentimento nel calcio, sta tutto nella rete dell'Inter: la segna Milito, il bomber della stagione, su assist di Zanetti, il capitano, che ha giocato la sua migliore stagione alla tenera età di 36 anni. Il resto è accademia, senza però farsi mancare un brivido con Julio Cesar che si fa scappare una palla innocua. Una postilla per Aleandro Rosi, scuola Roma: il nervosismo con cui prende a calci ed a male parole Pandev e Stankovic tradisce il suo trascorso alla corte di Trigoria e di Totti, che deve avergli insegnato bene il mestiere. Insomma, Inter Campione, Inter fortissima, ma dei nerazzurri parleremo ancora in settimana, visto l'avvicinamento alla Finale di Champions, quindi è il caso di concentrarci sugli altri.

Parliamo della seconda in classifica, che si fregia della vittoria dello scudetto morale (tanti i tifosi romanisti visti in tv che hanno parlato da campioni d'Italia virtuali) ma alla fine della fiera rimangono all'asciutto. Una super stagione quella della Roma, che con mister Ranieri ha trovato gioco, voglia, verve e motivazioni. Non è un dato da poco il fatto che il tecnico testaccino, nelle 36 partite allenate, ha fatto più punti dello Special One. Il merito di Ranieri è stato quello di aver allenato bene i suoi: probabilmente si è visto il miglior Vucinic di sempre; un grande Risse; un ottimo Pizarro; un guerresco Burdisso. E' mancato De Rossi, spremuto da una stagione senza riposo, e Totti ormai non può più essere continuo come un tempo. Inoltre ci si era illusi di aver pescato alla grande prendendo Luca Toni a Gennaio salvo accorgersi poi di aver acquisito, seppur in prestito, un giocatore decisamente finito. Tecnicamente si è vista una buona Roma, molto arrembante e decisa a non mollare mai. La gara contro la Samp è stata lo specchio della stagione del club di Trigoria: un tempo da grandissima squadra, e l'altro senza più energie. Morale? L'ennesimo secondo posto e prospettive tutt'altro che ottimistiche, come analizzeremo nei prossimi giorni.

In Champions, attraverso i preliminari, alla fine ci va la Samp, di cui sopra. La giustiziera di Inter e Roma, avendole battute tutt'e due. La squadra di Delneri, che ora raggiungerà Marotta alla Juve, di Cassano ma soprattutto di Pazzini, protagonista di un'annata strepitosa, da bomber vero e puro. Sono 19 i goal del Pazzo, compreso quello di ieri decisivo contro il Napoli. Il Palermo, dal canto suo, ha il merito di averci provato fino alla fine, e non è una cosa da poco. Diciamo una banalità: forse entrambe meritavano di finire in Champions.
Come sappiamo, il terzo posto è del Milan, ma sui rossoneri dovremo approfondire tutti i discorso.
Parteciperanno all'Europa minore, ma lo sapevamo già, insieme ai siciliani, il Napoli e la Juve, ma con sentimenti contrastanti. Anche questo è un tema già analizzato.

Tante le lodi per Bari e Parma, neopromosse che si sono salvate con largo anticipo e con grande tranquillità. Soprattutto la squadra di Ventura ha giocato un girone intero da grande protagonista, mettendo in scena un calcio fresco, frizzante e veloce, valorizzando giocatori che sono stati di fatto gli scarti delle grandi (si vedano Alvarez, Barreto ed Almiron su tutti). Anche il Parma ha fatto un girone d'andata oltre le proprie reali possibilità, salvo poi calare nettamente nel ritorno. Ora in Emilia si apre un momento di riflessione, perchè sarà difficile ripartire, e molto probabilmente dovrà essere fatto senza Guidolin.
Orrenda invece l'annata della Fiorentina, che chiude in una posizione del tutto anonima (11esima) e dovrà rifondare. Prandelli è appetito dalla Federazione per guidare la Nazionale, sarà un braccio di ferro davvero duro. Un pò le stesse sensazioni che provano i tifosi genoani, per una stagione davvero incolore.

Si salvano anche Lazio, Catania, Bologna, Chievo, Cagliari ed Udinese. Della Lazio abbiamo già parlato, le altre le trattiamo in pillole. Il Catania ringrazia un grande allenatore (Mihajlovic) ed un bomber scoperto per caso (Maxi Lopez); il Bologna conquista una salvezza più tranquilla rispetto allo scorso anno; il Chievo conferma il buon lavoro svolto da Di Carlo, che è arrivato molto probabilmente ai saluti; il Cagliari è in vacanza da mesi ormai; l'Udinese, un pò come la Lazio, si è trovata a lottare per posizioni che non le appartengono, ma ci ha lo stesso regalato il capocannoniere (Di Natale, 29 goal) che sarà la speranza per i Mondiali.

Retrocedono, infine, il Livorno, il Siena e l'Atalanta. Le due toscane meritatamente vanno in serie B, perchè composte da organici davvero da serie cadetta. L'Atalanta paga invece l'avvio stentato e la fretta nell'allontanare mister Gregucci.

Insomma, la Serie A è ai saluti. Ora però non perdiamoci d'animo, si cambia solo prospettiva. Manca meno di un mese all'inizio dei Mondiali sudafricani!