martedì 1 giugno 2010

Milan e Roma, destini incrociati


In attesa che il mercato entri nel vivo, analizziamo il futuro di due squadre che, a nostro avviso, hanno destini molto simili. Milan e Roma, in alternanza, hanno ricoperto il ruolo di anti-Inter nella scorsa stagione, senza togliere che i giallorossi, alla fine, sono risultati i competitors nettamente più accreditati. Non bisogna però sottovalutare che nei mesi invernali (ok, quando conta di meno) era il Milan ad essersi inserito nella scia dei nerazzurri. Solo che i limiti della squadra di Leonardo sono esplosi tutti insieme nel derby di ritorno, mentre invece la Roma proprio nel secondo derby si trovava nel momento migliore della sua annata. Insomma, vediamo come cambieranno la seconda e la terza in Italia. Con un denominatore comune.

Già, perchè i soldi non ci sono. O meglio, in un caso non ci sono per davvero (leggi Roma), mentre nel secondo ci sarebbero pure ma la presidenza non ha intenzione di svenarsi (vedi Milan). La Roma dovrà fare quello che ha sempre fatto: cedere un cosiddetto pezzo pregiato, ricavarne qualcosina e reinvestire in un mercato intelligente. Due estati fa fu ceduto Mancini all'Inter, vero colpaccio perchè poi il brasiliano è diventato un desaparecido, mentre i giallorossi hanno acquisito per intero Pizarro ed hanno portato a casa Riise e Baptista, nonchè Menez. Lo scorso mercato estivo è stato invece più problematico, dato che i 20 milioni guadagnati con la furbata del secolo (Aquilani al Liverpool) sono serviti a tappare falle strutturali, e non c'erano i ricavi vista la mancata qualificazione in Champions. Quindi ecco Burdisso a costo zero, regalino di Morarri, e Lobont e Zamblera a chiudere la campagna acquisti. Con Toni che è costato qualcosina a Gennaio (nell'ordine di 400.000 € per il prestito) ma che non è più gradito in casa Roma, visto forse il suo dualismo con Totti, al quale ha pestato troppo i piedi in campo. Ed allora si è scelto di ripartire da Adriano, puntando cioè su una scomessa e sulla bravura di Ranieri, che nella stagione appena terminata ha saputo rivalutare Menez e, a tratti, Baptista. Ora bisognerà lavorare sull'Imperatore, che viene da un periodo oscuro. Tutti ricordiamo il suo tracollo psicologico a Milano, con il giocatore dedito più a rovinarsi che a concentrarsi sul campo. Ed in Brasile le cose non sono andate molto meglio: primi mesi importanti, poi di nuovo a frequentare troppo spesso le favelas e tutto ciò che questo tipo di posti comporta. Le notizie che arrivano dal Sudamerica non sono delle migliori: pare ci sia stato un litigo con Vagner Love in occasione di una festa alcoolica proprio a casa di Adriano; lo stesso Adri dovrà testimoniare per un processo contro alcuni narcotrafficanti da lui stranamente frequentati. Ma questi potrebbero essere rumors volti solo a destabilizzare. Noi prendiamo per buono solo il passato di questo giocatore, che non è proprio pulitissimo. Buona fortuna a Ranieri, ma il rischio è questo: il giocatore comincerà bene, non c'è dubbio, ma al primo calo saranno dolori, vista la sua instabilità mentale.
C'è altro da fare in casa Roma. Ad esempio si deve sciogliere il problema portieri. La soluzione potrebbe essere tenere ovviamente Julio Sergio come titolare, dietro Lobont e poi prendere un terzo senza pretese, vendendo Doni, che sembra avere mercato, e liberando l'inutile Arthur. In difesa il tecnico vuole ripartire da Burdisso, ma c'è da negoziare l'acquisto con l'Inter, e dopo la mancata cessione di Baptista i rapporti fra i club si sono deteriorati. Non sarà facile.
L'ultimo rebus riguarda De Rossi. La presidenza lo ha tolto immediatamente dal mercato, anzi non ce l'ha mai messo, ma davanti agli euro pesanti di Florentino Perez sarà difficile non vacillare. Il giocatore ha ammesso di sentire un grande peso da questa mancanza di trofei e da questo arrivare sempre ad un passo dall'obiettivo, e certamente andare a Madrid con Mourinho potrebbe impreziosirgli la bacheca personale. Se De Rossi resta bisognerà riconoscergli il tutto con un nuovo contratto più oneroso, proprio come si è fatto con Totti. Se va via...beh in primis si dovrà fare i conti con l'insurrezione popolare, e poi dichiarare apertamente un ridimensionamento che prima o poi, viste le difficoltà della famiglia Sensi, dovrà essere registrato. Insomma, tante nubi all'orizzonte, a fronte di uno strano, ma tenace, ottimismo.

Il Milan affronterà una sorta di anno zero. Nella stagione del post trionfo Inter, l'altra sponda del naviglio dovrà dimostrare di esserci ancora. Bisognerà sciogliere i nodi sull'allenatore, ed allora Allegri sembra la scelta migliore e più fattibile. Un giovane emergente, peraltro molto bravo, ma la situazione con il Cagliari non è facile. Al Milan, infatti, piacerebbe inserire Marchetti nel giro, e questa sarebbe una bella mossa, dato che Dida è stato salutato, ed Abbiati non ha mai convinto del tutto, senza dimenticare che la Samp farà di tutto per tenersi Storari. La difesa vedrà l'innesto di Yepes, un trentaquattrenne che c'entra poco nel progetto di ringiovanimento. Ma non scordiamoci Onyewu, quest'anno al palo per infortunio. Bisognerà investire anche su un terzino, e qui le prospettive sono grige. A centrocampo bisogna sciogliere il rebus sul successore di Pirlo, perchè Andrea è in scadenza di contratto e non ci sono segnali di rinnovo. Hernanes? Forse potrebbe essere il nome giusto, ma cosa tanto. Dinho dovrebbe rinnovare, o tentare la fortuna in terra inglese. A quel punto sul mercato si deve cercare un sostituto, e si stanno sondando vari brasiliani, ma i prezzi sono alti. Ed inoltre non tornerà Kakà.
L'attacco potrà contare su un Borriello più maturo, ma il resto è tutto da definire. Inzaghi ha rinnovato, ok, ma l'anagrafe non permette di poter contare su di lui. Huntelaar ha fallito perchè non godeva della fiducia del tecnico. Ed allora c'è un'idea, che sembra pazza, ma non del tutto. Il Barça non vuole tenere Ibrahimovic, ciò è evidente nonostante le dichiarazioni di facciata; Berlusconi aveva parlato di un mercato a profilo basso ma con l'intenzione di spendere per un campione solo. Lo svedese sarebbe il giocatore ideale, al Milan serve un solista che si carichi la squadra sulle spalle, proprio come ha fatto Ibra con l'Inter per due-tre anni. Insomma, se il Barça è disposto a chiudere per 35 milioni più Huntelaar, Berlusconi dovrà fare questo sforzo.
Sempre se il suo obiettivo primario resta quello di costruire un Milan vincente. I tifosi rossoneri sono sul piede di guerra, e c'è da capirli, soprattutto nell'anno in cui i rivali cittadini fanno la tripletta. E poi sappiamo che nel calcio non c'è spazio per la riconoscenza.

lunedì 31 maggio 2010

L'Italia di Prandelli


C'è un Mondiale, che comincerà fra meno di 15 giorni. E c'è un futuro, già scritto. Lo hanno vergato ieri, in mattinata, il Presidente della Federazione Abete ed il nuovo commissario tecnico italiano, Cesare Prandelli. Senza dubbio questa è la notizia del giorno, anche per colpa di un mercato che langue, fra mancanza di danari e colpi buoni solo per i gestori di bar e discoteche. Senza dimenticare il curioso immobilismo dell'Inter, che riposa sugli allori di una stagione irripetibile ma che è ancora senza allenatore. In fondo, però, siamo ancora al 31 maggio, ed allora spazio a considerazioni sparse sul futuro della nostra Nazionale.

Dopo il Campionato del Mondo sarà rivoluzione. La scelta del nuovo ct arriva senza dubbio con la giusta tempistica, perchè nessuno voleva affrontare l'avventura sudafricana senza conoscere "che ne sarà di noi". Ed allora, come ampiamente anticipato dai rumors che si sono susseguiti nelle ultime settimane, ecco la nomina del nuovo commissario tecnico, che risponde al nome di Cesare Prandelli. L'ex allenatore della Fiorentina viene da un'annata travagliata con i viola, che hanno ben figurato in Champions ma hanno balbettato in campionato, senza riuscire a ritagliarsi un posto nell'Europa dell'anno prossimo. Era quindi il momento giusto per dire addio al sodalizio viola, con il quale Prandelli ha passato 5 anni intensi e ricchi di soddisfazioni, tra le quali una stabile presenza nella massima competizione continentale.

Bene, questo il curriculum del nuovo ct, senza dimenticare lo svezzamento a Parma. Veniamo a quello che sarà il futuro della Nazionale. Dopo il prossimo 11 luglio (data della Finale), molti giocatori che attualmente fanno parte del gruppo dovranno lasciarlo, per evidenti limiti di età. Qui scatta il primo, fondamentale, punto del lavoro di Prandelli, vale a dire individuare dei giovani che possano prendere il posto dei senatori, Campioni del Mondo appena 4 anni fa. Non sarà facile, ma Cesare per questo è l'uomo giusto. Con lui, ad esempio, Gilardino ha vissuto le sue migliori stagioni, a Parma e Firenze, e non è un caso che al Milan abbia fallito. Inoltre, Prandelli è colui che ha lavorato molto bene con Adriano, poi persosi per bar e discoteche (si veda il precedente riferimento). Insomma, l'uomo giusto per ringiovanire la Nazionale. In un simile progetto, quindi, dovrà necessariamente presenziare Mario Balotelli, intorno al quale si potrebbe costruire l'Italia del futuro, e molto funzionale al modulo prandelliano. Già perchè l'ex tecnico della Fiorentina gradisce molto il 4-2-3-1, che Mario ha già sperimentato con Mourinho giocando da mezzapunta larga, a destra o a sinistra non fa differenza.
Un altro obiettivo sarà quello di pescare da un Under 21 che, in tutta onestà, non presenta speranze di rilievo. Ma siamo sicuri che Prandelli saprà valorizzare i talenti meritevoli.

Gran parte dell'opinione pubblica sportiva si è interrogata sulla capacità di Cesare di riuscire ad allenare una squadre "part-time". Ci spieghiamo meglio. Il lavoro dell'ex viola è sempre riuscito nel migliore dei modi perchè questo tecnico è uno abituato a lavorare giornalmente, ad avere un contatto stretto con i suoi ragazzi. Il ruolo del ct è completamente diverso: dovrà guardare, visionare, capire e solo nei brevi ritiri della Nazionale potrà insegnare il suo calcio, come piace a lui. Ecco, questo rappresenta un interrogativo importante, dato che davvero Prandelli non è abituato ad un lavoro di questo tipo.
Ma dopo aver affidato la Nazionale ad un Donadoni che fino a quel momento aveva allenato solo il Livorno, beh, la scelta di Prandelli ci sembra quanto meno migliore e più ponderata. Raccogliere l'eredità di un mostro sacro come Lippi non sarà facile, ma le capacità ci sono tutte. Prima, però, c'è un Mondiale tutto da gustare!

lunedì 24 maggio 2010

Il cielo è neroblu


Madrid, 22 maggio 2010. La partita perfetta, il trionfo dei singoli e del collettivo allo stesso tempo, sotto la guida di un condottiero inarrestabile. L'Inter batte il Bayern Monaco con un secco e perentorio 2-0 e riporta la Champions ad Appiano dopo 45 anni. Inutile ripercorrere la cronaca della partita, dato che gli highlisghts li abbiamo visti tutti più e più volte. Proviamo ad analizzare il match tecnicamente. Il Bayern non si presenta con molte novità, è da subito evidente che la pietra angolare della squadra tedesca si chiama Arien Robben, che da subito prova ad attaccare un Chivu in difficoltà. Il problema, però, è che Olic gira a vuoto nella morsa di Lucio e Samuel, e Mueller prova a fargli qualche spazio senza però riuscirci fino in fondo. La difesa, poi, lascia davvero tanto a desiderare. De Michelis e Van Buyten soffrono tanto le verticalizzazione dell'Inter, e forse sarebbe stato più utile affiancare ad uno dei due un centrale più veloce. Lahm non si concede molte sortite offensive, preoccupato com'è da Pandev e da Sneijder, che è davvero bravo ad allargarsi sulla sinistra. Badstuber appare ancora inadeguato per questi palcoscenici. Bene invece a centrocampo Schweinsteiger e Van Bommel, che reggono molto bene il confronto, creando anche qualche grattacapo dalle parti di Julio Cesar.

Mourinho dal canto suo mette in campo l'unica Inter possibile, cioè quella che ha battuto nell'ordine Chelsea, CSKA Mosca e Barcelona. Julio Cesar si scorda della papera con il Siena, che a momenti costava lo scudetto, e si rende protagonista di almeno quattro parate decisive. La difesa, la solita difesa, manifesta una grande potenza al centro, con Lucio e Samuel, ma soffre qualcosina sulle fasce. Maicon ha facoltà di sganciarsi, perchè dalle sue parti si aggira Mueller che non cerca la profondità. Chivu e Zanetti devono occuparsi in due del nemico pubblico numero uno, il buon Robben, che attira sistematicamente su di lui il raddoppio dei due interisti. Cambiasso è diga e propositore allo stesso tempo, mentre Eto'o gioca con la solita recente umiltà, lui che è alla seconda Champions consecutiva. Pandev dalla gabbia di Formello si ritrova nel Bernabeu: il salto è da vertigine, ma lui resiste bene, ed anzi impegna Butt chiamandolo al miracolo ad inizio di ripresa. Restano loro due, gli artefici della vittoria del Santiago Bernabeu. Sneijder inventa e Milito realizza. Così va il mondo. Vediamo bene i due goal dell'argentino.

Il primo è un capolavoro di senso della posizione e classe. Da un rinvio del portiere, Milito tocca la palla di testa per Wesley e si infila immediatamente nel pertugio giusto. Il pallone, ovviamente, gli torna: è questo il momento della meraviglia, con il Principe che fa un passetto di finta, una sorta di esitation cestistica, e buca Butt. Il secondo goal è da antologia: saltato secco Van Buyten, che sembra avere le radici piantate nell'erba madrilena, e staffilata in diagonale. Game over.

Ha vinto la squadra più forte, nettamente. L'impresa non è stata tanto quella di battere il Bayern, che è pur sempre la squadra campione di Germania, bensì quella di eliminare Chelsea e Barcelona, due squadre che tutti avrebbero pronosticato come protagoniste della serata del Bernabeu. Il merito, anzi, gran parte del merito, va a Mourinho, allenatore superbo, vincente ed onesto. Non è un caso che Mou ha vinto dappertutto: Scudetti e Champions al Porto, Scudetti e Coppe Nazionali al Chelsea, Scudetti, Coppe Nazionali e Champions all'Inter. E' un giramondo, un uomo che dovunque va insegna ed apprende, accende polemiche e destabilizza gli animi dei tecnici avversari. Mette la faccia per la propria squadra e la difende fino alla fine. E poi è sempre rimpianto. E' quasi ufficiale il suo addio all'Inter, andrà al Real Madrid, con l'obiettivo di vincere la Liga subito e la Champions in due anni, proprio come fatto con l'Inter e come avrebbe voluto fare col Chelsea. Probabilmente, quasi sicuramente, ce la farà. Perchè andrà ad allenare Cristiano Ronaldo e Kakà, Benzema e Higuain. E magari qualche regalo da parte di Florentino. Ma questo è il futuro. Ora restano solo le lacrime a coronare il capolavoro di un grandissimo tecnico, che lascerà un vuoto incolmabile nel nostro calcio.

martedì 18 maggio 2010

Quanta ipocrisia nel nostro calcio


I programmi erano altri. Avremmo voluto parlare del futuro della Roma e del Milan, due squadre con grossi punti interrogativi davanti. Avremmo voluto tributare gli onori alla Sampdoria ed al Palermo, che hanno fatto registrare una stagione di altissimo livello. Lo faremo, senza dubbio, ma non oggi. Oggi bisogna restare sul pezzo, commentare l'attualità, e togliersi qualche sassolino (rectius pietra) dalla scarpa. Proviamo a dare ordine a tutto ciò.

Il casus belli è uno striscione apparso sul pullman scoperto dell'Inter durante i festeggiamenti in Piazza Duomo. Su questo lenzuolo vi era scritto: "Totti anzi che il pollice in bocca mette il medio in c...". Riportiamo testualmente, non per spirito di censura, dato che il significato della parola con i puntini è abbastanza ovvio. Da qui, tutti i soloni del calcio si sono sentiti in dovere di dare una lezione di classe e di stile. Benissimo. Il problema è che c'è chi può farlo e non farlo. Vediamo insieme chi sono queste persone.

Ranieri: sì, lui può farlo. Per il tecnico della Roma parla una vita di signorilità, una carriera che non l'ha mai visto protagonista di comportamenti sopra le righe. E' stato spesso attaccato ma ha sempre risposto con grande classe, e stile. Si vedano anche le ultime dichiarazioni incrociate con Mourinho. Certo, negli ultimi tempi l'aria romana l'ha un pò "imbastardito", dato che si è dovuto trovare a difendere Totti dopo il calcio a Balotelli in una situazione in cui il capitano della Roma era indifendibile. Però il saldo è positivo. Le sue critiche sono giuste e ben accette.

Montali: più no che sì. Intendiamoci, non che il nuovo arrivato nel mondo del calcio sia un uomo sconveniente o maleducato, anzi, anche lui ha stile da vendere. Ma è questo suo essere neofita del pallone che non gli permette di dare troppi giudizi. Ricordiamo, ad esempio, che fu lui a fare una gaffe immensa definendo il derby una partita come le altre. Perciò, dato che la pallavolo è uno sport decisamente diverso e con sensazioni diverse, gli consigliamo una pausa di riflessione per abituarsi a quanto accade da queste parti. Se poi non gradirà, beh, potrà tornare da dove è venuto.

Famiglia Sensi: no, non possono proprio parlare. Sia che si tratti di Rosella che di Maria, vedova di Franco. La famiglia Sensi non ha mai brillato per coerenza nè per sportività. Innanzitutto, molto umilmente, vorremmo sottolineare che chi possiede un'azienda (Italpetroli) vessata da una montagna di debiti, forse, dovrebbe avere cautela nel parlare. In secondo luogo, vorremo far notare alle signore Sensi che il loro più grande abbaglio è stato quello di aver difeso sempre e comunque il loro "uomo simbolo", così perlatro intrappolandosi in un contratto di lunga durata e molto oneroso. Non giungono nemmeno nuove le dichiarazioni di Rosella dopo Lazio-Inter, in cui spingeva l'Inter a vergognarsi per una simile vittoria. Incredibile, che cosa c'entrava l'Inter? La stessa Rosella, stizzita, ha questionato il riferimento fatto alla "culla d'oro" da parte di Mou, senza saper accettare la battuta. Che c'entra Maria, direte voi? C'entra, perchè proprio ieri si è scagliata contro la stampa, rea di aver fatto passare sotto silenzio l'episodio dello striscione incriminato. Cara signora, sappiamo che l'età avanza, per carità, ma appena 9 giorni fa, il suo giornale preferito ha dedicato due pagine alle scuse-giustificazioni-manifesto dell'ipocrisia del signor Totti, ambasciatore dell'Unicef, dopo il calcio rifilato a Balotelli. Ci preme ricordarglielo, cara signora, aggiungendo che la Roma è una delle società/squadre più coccolate dalla stampa nazionale.

Daniele De Rossi: il bue che dice cornuto all'asino. Il ragazzo di Ostia ieri si è scagliato contro lo striscione e contro Materazzi, asserendo che da questi episodi si è notata la differenza nello stile. Cosa? Oh santo cielo. Ebbene sì, cari lettori, abbiamo dovuto sentire anche questo. Adesso, a chi scrive dispiace molto dover sottolineare cose ovvie, ma tant'è, a questo ci costringono. De Rossi ha dimenticato la maglietta del suo capitano con sopra impresso "vi ho purgato ancora" indirizzata ai tifosi laziali. Se volessimo esagerare, questa potrebbe fare il paio con quella di Materazzi ("Nun è successo", nda), però con una differenza, stando al leit motiv giallorosso: la prima è goliardia, la seconda "una ruffianata nei confronti dei propri tifosi". Ma andiamo avanti, e perdoniamo questo vuoto di memoria a De Rossi, in fondo si tratta di un episodio di tanti anni fa. Veniamo all'attualità. A Dicembre la Roma vince il derby e Totti augura la serie B alla Lazio con i pollici versi. Capitan Futuro pensa di non poter essere da meno, ed aspetta la domenica più buia per depredare i laziali dell'ultimo soffio di dignità. Nel posticipo la Roma vince a Firenze, mentre nel pomeriggio la Lazio viene battuta dal Catania e sprofonda al terz'ultimo posto in classifica. De Rossi a Sky: "Questo pomeriggio davanti alla tv ho pianto, è stata una giornata fantastica". Siamo sempre lì, questa è goliardia, va bene, e si può fare, chi se ne frega se si calpestano le macerie di un popolo in crisi. Però guai a toccare Totti e la Roma, quello sì, è vergognoso è uno scandalo. Ma per favore. Prima di parlare di stile, caro Daniele, fatti un esame di coscienza. E ricordati che quattro anni fa hai saltato quasi tutto il Mondiale per squalifica dopo una gomitata terribile ad un giocatore americano. Piccoli Totti crescono...

Francesco Totti: giudizio sospeso, ancora non si è pronunciato. Ma se ciò dovesse accadere, allora non basterebbe l'intero spazio di Internet per contenere tutto ciò che avremmo da dire.

Insomma, il tam tam mediatico è partito. Il fiume di ipocrisia anche. Da spettatori noi diamo un cosiglio alle persone sopra elencate. Fate parlare solo chi può farlo veramente, chi ne ha il diritto morale. Voi che fate finta di essere delle verginelle alle prime armi, mettetevi da parte, grazie.

lunedì 17 maggio 2010

Il commento


Va in archivio lo splendido campionato 2009-2010, che sarà ricordato come quello della consacrazione dell'Inter a miglior squadra della storia recente. Tuffiamoci quindi insieme nelle considerazioni e nei commenti finali per tracciare un bilancio il più completo possibile.

Si deve partire dalla testa, dai Campioni d'Italia, e cioè da questa meravigliosa Inter. Una settimana fa è arrivata la Coppa Italia, ora lo Scudetto e sabato si gioca la Finale di Champions. Una meraviglia, una corsa irrefrenabile contro tutto e tutti. La partita di Siena è sofferta, l'Inter attacca ma i padroni di casa, già retrocessi in serie B da tempo ormai, rinunciano a giocare e si chiudono in 11 a difesa della porta. Due sono i pali colpiti nel primo tempo dai nerazzurri, con Curci che sventa almeno altre tre occasioni. Peraltro, sul finire della prima frazione, arriva il doppio vantaggio della Roma a mettere pressione sulla squadra di Mourinho. Ma l'Inter non cede, l'Inter non può cedere, convinta che a forza di provare il goal sarebbe arrivato. E così è stato, e se c'è un pò di sentimento nel calcio, sta tutto nella rete dell'Inter: la segna Milito, il bomber della stagione, su assist di Zanetti, il capitano, che ha giocato la sua migliore stagione alla tenera età di 36 anni. Il resto è accademia, senza però farsi mancare un brivido con Julio Cesar che si fa scappare una palla innocua. Una postilla per Aleandro Rosi, scuola Roma: il nervosismo con cui prende a calci ed a male parole Pandev e Stankovic tradisce il suo trascorso alla corte di Trigoria e di Totti, che deve avergli insegnato bene il mestiere. Insomma, Inter Campione, Inter fortissima, ma dei nerazzurri parleremo ancora in settimana, visto l'avvicinamento alla Finale di Champions, quindi è il caso di concentrarci sugli altri.

Parliamo della seconda in classifica, che si fregia della vittoria dello scudetto morale (tanti i tifosi romanisti visti in tv che hanno parlato da campioni d'Italia virtuali) ma alla fine della fiera rimangono all'asciutto. Una super stagione quella della Roma, che con mister Ranieri ha trovato gioco, voglia, verve e motivazioni. Non è un dato da poco il fatto che il tecnico testaccino, nelle 36 partite allenate, ha fatto più punti dello Special One. Il merito di Ranieri è stato quello di aver allenato bene i suoi: probabilmente si è visto il miglior Vucinic di sempre; un grande Risse; un ottimo Pizarro; un guerresco Burdisso. E' mancato De Rossi, spremuto da una stagione senza riposo, e Totti ormai non può più essere continuo come un tempo. Inoltre ci si era illusi di aver pescato alla grande prendendo Luca Toni a Gennaio salvo accorgersi poi di aver acquisito, seppur in prestito, un giocatore decisamente finito. Tecnicamente si è vista una buona Roma, molto arrembante e decisa a non mollare mai. La gara contro la Samp è stata lo specchio della stagione del club di Trigoria: un tempo da grandissima squadra, e l'altro senza più energie. Morale? L'ennesimo secondo posto e prospettive tutt'altro che ottimistiche, come analizzeremo nei prossimi giorni.

In Champions, attraverso i preliminari, alla fine ci va la Samp, di cui sopra. La giustiziera di Inter e Roma, avendole battute tutt'e due. La squadra di Delneri, che ora raggiungerà Marotta alla Juve, di Cassano ma soprattutto di Pazzini, protagonista di un'annata strepitosa, da bomber vero e puro. Sono 19 i goal del Pazzo, compreso quello di ieri decisivo contro il Napoli. Il Palermo, dal canto suo, ha il merito di averci provato fino alla fine, e non è una cosa da poco. Diciamo una banalità: forse entrambe meritavano di finire in Champions.
Come sappiamo, il terzo posto è del Milan, ma sui rossoneri dovremo approfondire tutti i discorso.
Parteciperanno all'Europa minore, ma lo sapevamo già, insieme ai siciliani, il Napoli e la Juve, ma con sentimenti contrastanti. Anche questo è un tema già analizzato.

Tante le lodi per Bari e Parma, neopromosse che si sono salvate con largo anticipo e con grande tranquillità. Soprattutto la squadra di Ventura ha giocato un girone intero da grande protagonista, mettendo in scena un calcio fresco, frizzante e veloce, valorizzando giocatori che sono stati di fatto gli scarti delle grandi (si vedano Alvarez, Barreto ed Almiron su tutti). Anche il Parma ha fatto un girone d'andata oltre le proprie reali possibilità, salvo poi calare nettamente nel ritorno. Ora in Emilia si apre un momento di riflessione, perchè sarà difficile ripartire, e molto probabilmente dovrà essere fatto senza Guidolin.
Orrenda invece l'annata della Fiorentina, che chiude in una posizione del tutto anonima (11esima) e dovrà rifondare. Prandelli è appetito dalla Federazione per guidare la Nazionale, sarà un braccio di ferro davvero duro. Un pò le stesse sensazioni che provano i tifosi genoani, per una stagione davvero incolore.

Si salvano anche Lazio, Catania, Bologna, Chievo, Cagliari ed Udinese. Della Lazio abbiamo già parlato, le altre le trattiamo in pillole. Il Catania ringrazia un grande allenatore (Mihajlovic) ed un bomber scoperto per caso (Maxi Lopez); il Bologna conquista una salvezza più tranquilla rispetto allo scorso anno; il Chievo conferma il buon lavoro svolto da Di Carlo, che è arrivato molto probabilmente ai saluti; il Cagliari è in vacanza da mesi ormai; l'Udinese, un pò come la Lazio, si è trovata a lottare per posizioni che non le appartengono, ma ci ha lo stesso regalato il capocannoniere (Di Natale, 29 goal) che sarà la speranza per i Mondiali.

Retrocedono, infine, il Livorno, il Siena e l'Atalanta. Le due toscane meritatamente vanno in serie B, perchè composte da organici davvero da serie cadetta. L'Atalanta paga invece l'avvio stentato e la fretta nell'allontanare mister Gregucci.

Insomma, la Serie A è ai saluti. Ora però non perdiamoci d'animo, si cambia solo prospettiva. Manca meno di un mese all'inizio dei Mondiali sudafricani!

mercoledì 12 maggio 2010

Le scelte di Lippi



Non si può non parlare, oggi, del listone dei 30 "azzurrabili" scelti da Marcello Lippi per il Mondiale ormai alle porte. Ed allora, prima del lungo commento che ci aspetta, partiamo subito con la lista.

PORTIERI: Buffon, Marchetti, De Sanctis, Sirigu;
DIFENSORI: Bocchetti, Bonucci, Cannavaro, Cassani, Chiellini, Criscito, Grosso, Maggio, Zambrotta;
CENTROCAMPISTI: Camoranesi, Candreva, Cossu, De Rossi, Gattuso, Marchisio, Montolivo, Palombo, Pepe, Pirlo;
ATTACCANTI: Borriello, Di Natale, Gilardino, Iaquinta, Pazzini, Quagliarella, Rossi.

Premettiamo subito che da questo elenco andranno scremati 7 giocatori, perchè 23 saranno quelli che andranno in Sudafrica per rappresentare l'Italia a tutti gli effetti. Giocando, possiamo ipotizzare quali saranno gli esclusi, specificando che si tratta solo ed esclusivamente di un giudizio dettato dal gusto personale: Sirigu, Bocchetti, Maggio, Candreva, Cossu, Montolivo, Quagliarella. Ad ogni modo, le considerazioni, per ora, vanno fatte considerando tutto il listone, perchè nessuno può sapere quale sarà la decisione finale di Lippi.
Balza subito agli occhi un dato: le critiche feroci di gran parte della stampa, che annuncia polemiche e grida già allo scandalo. Non si vede un solo motivo per cui minacciare tutto questo. Semplicemente, Lippi ha formato il miglior gruppo possibile, e semmai questo potrebbe essere il motivo di scoramento. Molti si lamentano della mancanza di fantasia, ma i giocatori che avrebbero dovuto assicurarla non erano convocabili. Nessuna sorpresa infatti nella mancata chiamata di alcuni nomi che la stampa aveva cullato nei mesi scorsi ma che in realtà non sono mai entrati nella testa del ct. Su tutti, ovviamente, i giornalai romani rimpiangono l'assenza di Francesco Totti, che è però la cosa più normale del Mondo: come ha detto anche Ranieri, Totti non può giocare partite ravvicinate, figuratevi allora come sarebbe scarso il suo impiego in una competizione che dura un mese. Inoltre capiremmo coloro che non lo vorrebbero, dato che non ha preso parte alle qualificazioni. Stesso discorso per Toni, lui davvero mai entrato nell'orbita azzurra. Cassano e Balotelli sono fuori per non aver fatto il girone eliminatorio e per motivi disciplinari. Non è un mistero che Lippi abbia vinto il Mondiale del 2006 cementificando il gruppo e comportandosi da grande condottiero che non aveva bastoni tra le ruote. Ora Lippi vuole riproporre una situazione simile, e due teste calde come Cassano e Balotelli non fanno certo al caso suo.
Resta fuori anche Del Piero, forse per motivi fisici, e perchè Lippi gli preferisce altri giocatori in attacco. Stupisce, invece, la non chiamata di Legrottaglie, che sembrava ormai nel giro azzurro.

Ad ogni modo, i giochi si faranno con quelli che ci sono, ed allora analizziamo i vari reparti. La difesa può contare su un portiere di grande esperienza, uno giovane e bravo ed un altro che è un vero uomo spogliatoio. Inoltre ci saranno Cannavaro, Zambrotta e Grosso, cioè 3/4 della difesa campione del Mondo, con 4 anni in più. Questo è il dubbio più grande, ma Lippi dimostra di non essere uno sprovveduto: lui spera che l'atmosfera della competizione dia nuovo vigore a simili giocatori che sembrano sul viale del tramonto, ma se ciò non accadrà ecco che ci sono le alternative fresche. Criscito, Bonucci, Bocchetti, Maggio possono davvero fare al caso del ct.
Il centrocampo è di livello, soprattutto se De Rossi e Pirlo torneranno in grande spolvero e Camoranesi assicurerà una presenza costante. Gattuso, a nostro parere, è stato portato solo per il suo peso nello spogliatoio, ed il campo lo vedrà poco. Da verificare la tenuta di Montolivo, mentre Palombo è un ottimo rincalzo, e Pepe può rendersi pericoloso sulla fascia sinistra. Marchisio può essere la sorpresa del torneo, mentre Cossu e Candreva sembrano ancora troppo acerbi.
Anche l'attacco tutto sommato non è male. Iaquinta è in ripresa dopo un infortunio, ed a Lippi piace per la sua duttilità (come dargli torto). Pazzini ha fatto un grande campionato, ed anche Borriello si sta pian piano confermando. Gilardino è una prima punta di grande caratura, mentre Rossi è l'unico in grado di dare quella scintilla di fantasia che tanto manca agli analisti del pallone. Diverso è il discorso per Di Natale, che è sì il capocannoniere del campionato italiano, ma in Nazionale ha sempre deluso, e Quagliarella, che quest'anno ha fatto davvero poco per meritare la chiamata.

Insomma, questa è la migliore Nazionale possibile, e le scelte di Lippi sembrano tutto sommato condivisibili. Dove arriveremo non lo possiamo sapere, la ragione non porta a pensare che il cammino possa essere lungo, ma chi vivrà vedrà. L'importante sarà emozionarsi ancora, e questo gruppo di azzurri, tanto bistrattato dalla stampa saccente italiana, qualche sassolino dalla scarpa saprà toglierselo.

martedì 11 maggio 2010

L'aquila deve spiccare di nuovo il volo


Come promesso nel commento di ieri, ci concentriamo sulle prospettive della Lazio, che viene da una stagione terribile e che ripercorriamo ora brevemente. Basta fare un salto indietro di un anno, maggio 2009. Allo Stadio Olimpico la Lazio batte la Sampdoria ai rigori e si aggiudica la Coppa Italia, la quinta della sua storia, conquistando così l'accesso all'Europa League ed alla Supercoppa Italiana. Il ciclo di Delio Rossi si chiude così, e Lotito, dopo giorni di ricerche e candidature, sceglie Davide Ballardini per dare inizio ad un nuovo progetto tecnico. L'avvio del ravennate sulla panchina della Lazio è incoraggiante, dato che a Pechino, contro l'Inter, i biancocelesti conquistano il primo trofeo della stagione 2009-2010, la Supercoppa Italiana, con le reti di Matuzalem e Rocchi (per l'Inter segnò Eto'o). Anche in Europa League si parte bene, con un 3-0 inflitto all'Elfsobrg all'epoca capolista del campionato svedese. Il campionato presenta un pronti via da urlo, con la vittoria in casa con l'Atalanta e la conquista di Verona (2-1 al Chievo). In quel momento la Lazio ha 6 punti in classifica, la Roma 0, ed i tifosi biancocelesti stentano a credere ai loro occhi. Fanno bene. Da lì in poi, dala sconfitta nella partita casalinga contro la Juventus con il goal di Mauri ingiustamente annullato, la Lazio crolla e si verificano le prime crepe. Pandev e Ledesma, i dissidenti, la cui esclusione fino a quel momento era considerata il capolavoro di Lotito, cominciano a farsi rimpiangere. Ballardini perde il controllo della squadra e si lamenta del doppio impegno settimanale, tanto che l'Europa a breve diventa un peso per la Lazio, che conosce umilianti sconfitte anche contro una squadra non molto quotata come il Salisburgo. L'eliminazione dalla seconda competizione continentale diventa realtà in breve tempo, e le cose in campionato vanno anche peggio. Dalla vittoria contro il Chievo prima citata a quella contro il Genoa in casa passano ben 13 giornate senza gloria, divise fra pareggi e sconfitte. All'Olimpico passano tutti, dal Cagliari al Parma fino al Catania. In quel pomeriggio di Febbraio, con Maxi Lopez che brucia la Lazio, si verifica la svolta. Via Ballardini, senza rimpianti, e dentro Reja, allenatore da battaglia. L'ex mister del Napoli si impone, vuole il reintegro immediato di Ledesma e lo ottiene (quello di Pandev non è possibile perchè nel frattempo il macedone vince il contenzioso con Lotito e si accasa a Milano con l'Inter). Con il sudore e con il lavoro Reja tira fuori la Lazio dal terzultimo posto e le permette di salvarsi con 90 minuti di anticipo. In mezzo c'è un ritiro a Norcia con l'allontanamento del motivatore voluto dalla società, c'è un gruppo di nuovo compatto ed una società che decide, finalmente, di mettersi da parte. Probabilmente da questo si deve ripartire. Vediamo come.

L'estate che vivremo a breve si presenta come una tappa fondamentale per la storia futura della Lazio. Gli errori di un anno fa non vanno commessi, e quindi bisogna lavorare su più fronti. Il primo è quello dei giocatori vicini alla scadenza del contratto: si devono rinnovare i vari Mauri e Ledesma, sarebbe ottimo fare lo stesso con Kolarov, ma la situazione del serbo è complicata. Il terzino, infatti, si metterà in mostra ai Mondiali ed alimenterà il suo già ottimo parco di pretendenti. Si parla di Inter e Real Madrid, ma anche di Macnhester City. La cessione di Kolarov non porterebbe ad una sommossa popolare, visti i rapporti complicati del serbo con i tifosi laziali, e sarebbe fonte di buoni introiti, se venduto ad un valore adeguato (a 15 milioni si potrebbe anche chiudere). L'errore da non commettere è quello di sparare alto (Lotito parla a sproposito di 20-25 milioni), perchè poi ci si ritrova senza soldi e con un giocatore scontento, che se vuole può usare l'art. 17 oppure aspettare un anno e svincolarsi senza rinnovare. Proprio come ha fatto Pandev, per il quale Lotito ha rifuiutato delle offerte perchè giudicate basse, e poi l'ha perso a 0 euro. Insomma, sì alla cessione di Kolarov, ma poi i danari devono essere reinvestiti. Vediamo come.

Il reparto sistemato meglio è la difesa. Ottimo portiere Muslera, bene i difensori soprattutto se si continuerà a giocare con il 3-5-2. La Lazio può stare tranquilla con Dias, Stendardo e Radu (ed il romeno deve assolutamente rimanere), e Biava e Diakitè dalla panchina. Non è strettamente necessario, ma se avanza qualche fondo si può pensare a prendere una terza riserva, visto che Siviglia è in scadenza di contratto.
A centrocampo c'è tanto da lavorare. Dando per scontata, anche se non lo è, la permanenza di Ledesma, si deve continuare a puntare su Brocchi e Mauri al suo fianco, nonchè su Lichtsteiner sulla fascia destra. Dato Kolarov in partenza, un suo sostituto deve essere comprato. Bisogna inoltre aggiungere un vice-Ledesma, perchè Baronio è in scadenza, ed anche uno che possa fare la staffetta con Brocchi, che inizierà a sentire il peso dell'età, anche se possiede un cuore immenso. Poi bisognerà valutare le condizioni di Matuzalem, che si rompe con una facilità davvero disarmante.
L'attacco ha una sola certezza, e cioè il capitano Tommaso Rocchi. Floccari è da riscattare, e conoscendo Lotito ci si deve preparare ad una trattativa serrata. Cruz è tutt'altro che sicuro della conferma dopo un anno spento. Zarate...Beh Zarate ha fallito clamorosamente il secondo anno in Italia, ma solo 12 mesi fa è stato pagato ben 20 milioni di euro, e quindi meriterebbe un'altra chanche, se non altro per dare un senso all'investimento. Ma Reja ha dimostrato di preferire altri giocatori al talento di Haedo, ed allora ecco perchè la sua conferma è tutt'altro che certa. E' un discorso da tenere d'occhio.

Questione società. Anche qui bisogna cambiare. Lotito deve continuare a stare nell'ombra, defilarsi sempre più dai vari ruoli di una società di calcio. Deve fare solo il presidente. Tare, invece, deve trovare la sistemazione più adeguata nel quadro societario. Il suo brutto rapporto con lo spogliatoio dimostra la sua inadeguatezza come direttore sportivo, ma è pur vero che delle qualità le ha, perchè è stato lui a pescare Andre Dias in Brasile. Lo vedremmo bene come osservatore e talent scout. Al suo posto, a curare i rapporti fra squadra e società, si parla tanto di Angelo Peruzzi, che accetterebbe di buon grado il ritorno alla Lazio, nonostante ci siano vecchie ruggini con Lotito. Ci sentiamo, da parte nostra, di caldeggiare la presenza di un uomo così importante in un quadro societario allo sbando. Da ultimo, serve anche un direttore tecnico, un uomo che si occupi delle strategie di mercato ed abbia la competenza per farlo. Su tutti i nomi che girano in questi giorni, noi scegliamo Lo Monaco, ora al Catania, per la sua capacità di trovare talenti a prezzi bassi. In alternativa, andrebbe bene Marino, che lo stesso ha fatto nell'Udinese salvo crollare clamorosamente a Napoli. Il sogno resta Corvino, ma i costi sembrano troppo alti.

Insomma, dopo un annus horribilis, l'intenzione è quella di ripartire. Prima di fare tutte le mosse di mercato che abbiamo indicato, però, si deve porre rimedio alla situazione che analizziamo qui in conclusione. La Lazio ha una rosa attualmente composta da più di 30 giocatori. Altri 12 torneranno in estate dai vari prestiti. Gente come Carrizo, Zauri, Artipoli, che a Roma non hanno più nulla da dire. Perciò il primo obiettivo di Lotito e di chi lo affiancherà nella nuova Lazio dovrà essere quello di sfoltire, tagliare i rami. Poi si penserà a tutto il resto. Per spiccare un altro volo.